Negli imballaggi l’Italia è un Paese virtuoso

Dal rifiuto alla risorsa: ci sono buone notizie per quel che riguarda le campagne di riciclo degli imballaggi. L’Italia ha già raggiunto gli obiettivi complessivi che l’Europa impone ai suoi Stati membri entro il 2025. Tra cinque anni, infatti, ogni Paese dovrà riciclare almeno il 65% degli imballaggi: con cinque anni di anticipo, quell’obiettivo oggi è già superato di 8 punti percentuali. Anche tutti i singoli materiali di imballaggio hanno raggiunto le percentuali di riciclo richieste entro il 2025. Resta indietro solo la plastica, ma di meno di due punti percentuali: nel 2020 in Italia ne è stata riciclata il 48,7%. Questi i dati del Conai, Consorzio nazionale imballaggi, che ha appena presentato la sua nuova Relazione generale con i dati di riciclo dell’Italia per il 2020 e i risultati sono da record: lo scorso anno è stato avviato a riciclo il 73% dei pack immessi sul mercato. Tenuto anche conto del periodo complesso della pandemia, una crescita che supera i 3 punti percentuali rispetto al 2019 è da considerarsi un vero successo. Il presidente del Conai Luca Ruini dichiara come questo sia «il tasso di riciclo più alto conosciuto dal Paese a oggi». E ribadisce che questo risultato ha superato tutte le aspettative: «Le nostre prime stime, a inizio anno, parlavano di un 71%: alcuni di noi lo vedevano come un eccesso di ottimismo per un anno difficile come il 2020. Invece, le previsioni si sono rivelate addirittura troppo prudenti».

Il primo dato positivo è già la riduzione di più del 4% nel 2020, rispetto all’anno precedente, delle tonnellate di imballaggi immesse sul mercato. Si tratta ancora di 13 milioni di tonnellate, ma di queste più di 9 milioni e mezzo sono state riciclate, grazie alla crescita della raccolta differenziata urbana, che ha fatto da traino del fenomeno. Sommando ai numeri del riciclo quelli del recupero energetico, il totale di imballaggi sottratti alla discarica cresce e si avvicina all’84% (83,7%). Un totale di quasi 11 milioni di tonnellate. Nel dettaglio, hanno trovato una seconda vita 371mila tonnellate di acciaio, 47mila e 400 di alluminio, 4 milioni e 48mila di carta, un milione e 873mila di legno, un milione e 76mila di plastica, 2 milioni e 143mila di vetro. Questo settore dell’economia circolare è stato fruttuoso e un ruolo fondamentale lo ha giocato il lavoro svolto con i Comuni italiani, grazie all’accordo nazionale con Anci. Nel 2020 sono stati oltre 7.400 i Comuni italiani che hanno stipulato convenzioni con il sistema consortile, affidando quindi gli imballaggi provenienti dalle loro raccolte differenziate a Conai: una copertura della popolazione italiana che raggiunge il 97%. Per coprire i maggiori costi che i Comuni sostengono nel ritirare i rifiuti in modo differenziato, nel 2020 Conai ha riconosciuto alle amministrazioni locali italiane 654 milioni di euro. 452 milioni, invece, sono stati destinati dal sistema al finanziamento di attività di trattamento, riciclo e recupero.

È un’Italia sempre più virtuosa: la crescita è guidata dal Nord del Paese, con un +6% di imballaggi affidati al sistema consortile in modo differenziato rispetto al 2019. In totale, oltre 2 milioni e 840mila tonnellate. Quasi uguale l’aumento dei conferimenti da parte delle Regioni del Sud: +5% rispetto al 2019, complessivamente più di 1 milione e 510mila tonnellate. +4% la crescita del Centro Italia, che sfiora il milione di tonnellate conferite in modo differenziato.

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