«Non posso aspettare nove mesi prima di scoprire che cos’ho e iniziare a curarmi». Giordano Giacomini, 80 anni, racconta la sua esperienza con il Cuptel per prenotare una visita nefrologica. Una visita che il medico di medicina generale aveva catalogato come non urgente, ma che il riminese desiderava effettuare in tempi più ristretti, «sicuramente prima di giugno 2021».

Ma i problemi non riguardano solo le tempistiche dell’appuntamento. Giacomini, infatti lamenta anche la difficoltà di mettersi in contatto con gli operatori del Cuptel, tanto da doversi rivolgere a una farmacia per effettuare la prenotazione. Osservazioni cui Ausl Romagna replica ricordando che l’affluenza degli utenti al Cuptel è raddoppiata rispetto al periodo pre Covid, e spiegando che per il reparto di Nefrologia sussistono criticità specifiche legate alla difficoltà di reperire personale in seguito a numerosi pensionamenti, riferendo però di aver individuato un professionista che entrerà in servizio a breve.

La mia Odissea

«La visita nefrologica che devo fare – spiega Giacomini – non è una visita di controllo ed è necessaria per capire da dove deriva il mio malessere». «E chiaramente – sottolinea – ho bisogno di conoscere la cause dei disturbi prima di effettuare le cure che immagino mi verranno prescritte».

Infatti, considerando di non poter aspettare oltre nove mesi, Giacomini spiega di aver preferito prenotare la prestazione in libera professione, ottenendo un appuntamento nei successivi 14 giorni. A quel punto, però, è sorto un ulteriore problema. Quello del tempo d’attesa per riuscire a parlare con un operatore del Cuptel. «Chiamo il Cup – racconta – e dopo un’attesa di 14 minuti, al momento in cui mi segnalano che manca un minuto di attesa, improvvisamente termina la comunicazione. Lo stesso avviene nei due tentativi successivi».

Esasperato, decide quindi di rivolgersi a una farmacia Cuptel, riuscendo a effettuare la prenotazione. «Quando per un utente ci sono tempi d’attesa lunghi – replica la direzione di Ausl Romagna – l’operatore solitamente chiede il nominativo per ricontattarlo in caso di disdette, e se questo non è avvenuto ci si scusa con l’utente e si faranno le relative verifiche».

Per far fronte al carico di lavoro aumentato, l’azienda sanitaria spiega di aver assunto 16 operatori in più, arrivando a tempi d’attesa per la risposta pari a 4 minuti, per un 90% di telefonate andato a buon fine.

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