RIMINI. «Ma in fondo, Mussolini ha fatto anche tante cose buone…»: in un’epoca che sguazza nel revisionismo, e nell’ignoranza, questa è una frase che si sente, si legge sui social, e nemmeno viene più proferita timidamente, con un che di incertezza, ma come se fosse una “verità” storica. Il Comune di Rimini però non ci sta: con l’Istituto per la Storia della Resistenza e dell’Italia contemporanea, e in collaborazione col Mémorial de la Shoah di Parigi, invita infatti i cittadini a una riflessione sulla memoria e le sue distorsioni.
Inizia oggi, quindi, (ore 17.30) al teatro Galli “Zone grigie/cattive memorie”, un ciclo di quattro conferenze in cui studiosi e scrittori dialogheranno sui processi della memoria collettiva e sull’uso politico della storia del nazismo e del fascismo, riflettendo, in particolare, sulle ambiguità, sulle rimozioni e amnesie che caratterizzano la narrazione pubblica del passato.
A inaugurare il ciclo, oggi, Marcello Flores, uno tra i più autorevoli storici italiani del Novecento e autore del recente “Cattiva memoria. Perché è difficile fare i conti con la storia” (Il Mulino, 2020), e Géraldine Schwarz, giornalista e scrittrice franco-tedesca.
«L’iniziativa – spiega Laura Fontana, responsabile delle Attività di educazione alla memoria del Comune di Rimini – parte dal desiderio, espresso da molti cittadini, di tornare a discutere di un capitolo di storia che sembra “scontato” ma che in realtà subisce rimozioni, negazioni e un fenomeno che possiamo chiamare di “memoria selettiva”: per molti infatti la condanna nei confronti del fascismo è legata unicamente alla promulgazione delle Leggi razziali e alla persecuzione degli ebrei. Ma altri capitoli ignobili accaddero prima del 1938 o fuori dall’Italia. Amnesia e smemoratezza però tendono a cancellarli, e anche qualcosa di più ambiguo, una selezione dei fatti dovuta al rapporto conflittuale che l’Italia ha sempre avuto con la propria storia».
E una dei relatori di oggi è Géraldine Schwarz, che con il suo “I senza memoria” (Einaudi, 2019), tradotto già in diverse lingue, si è aggiudicata importanti premi e riconoscimenti europei.
«La giornalista parte dai suoi nonni, quello materno, gendarme sotto il governo di Vichy, quello paterno, divenuto proprietario di un’attività sequestrata a un imprenditore ebreo, che anche dopo la guerra, unico sopravvissuto della sua famiglia ad Auschwitz, non fu mai indennizzato. Schwarz osserva come quegli avvenimenti si perpetuarono nella memoria familiare senza alcuna riflessione critica: quei comportamenti infatti erano sentiti come “normali”: non appartenenti a fanatici hitleriani, o a criminali, ma a normali cittadini, una “zona grigia” fatta di milioni di persone che trovavano più semplice e comodo “lasciar perdere”, “lasciare andare le cose”… Ma occorre tenere alta l’attenzione, e farlo anche oggi, dice Schwarz: perché sono proprio i milioni di piccoli gesti di “vigliaccheria quotidiana”, e la perdita della coscienza morale verso gli altri, a generare le dittature, in uno scivolamento progressivo verso il baratro».
Flores invece affronta un altro tema, a lui caro, quello del ruolo della storia nella cultura e nella società di oggi.
«Un ruolo che la storia ha perso, a favore della memoria o dall’approccio emozionale. Ci si chiede allora se si potrebbe tornare a “raccontare” la storia, ma in sintonia con la sensibilità e gli strumenti dei nostri giorni, rivolgendosi a quei giovani che ormai della storia sanno tanto poco. E ci conforta che tanti giovani si stiano iscrivendo a questo percorso: perché questa è già, in parte, una risposta alla nostra domanda».
I prossimi incontri
Il 27 novembre “La mancata Norimberga italiana. Bravi italiani e crimini fascisti”, Filippo Focardi. Il 28 gennaio “Eichmann: ripensare la banalità del male” con Laura Fontana, e “Alessandro Pavolini: un ministro fascista in famiglia” con Lorenzo Pavolini. Il 20 febbraio “Dalla memoria della Resistenza alla storia delle resistenze”, con Mirco Carattieri e Daniele Susini.
Libero. Info: 0541 704427
istitutostoricorimini.it

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