Nei giorni scorsi Matteo Salvini, a proposito di UE, è uscito con alcune affermazioni a dir poco sconcertanti: “O le regole cambiano o altrimenti è inutile stare in una gabbia dove ti impediscono di fare il pescatore, il medico o il ricercatore”. Si tratta di affermazioni del tutto campate per aria, prive di senso e indegne per chi aspira a guidare uno dei Paesi fondatori dell’UE e la settima potenza industriale del mondo. Non c’è un atto, una Direttiva o Regolamento dell’UE che impedisca a chiunque di fare il medico o il ricercatore.

E’ vero esattamente il contrario: grazie al programma HORIZON 2020 dell’UE, che ha destinato quasi 80 miliardi di euro nel periodo 2014-2020 per le attività di ricerca, migliaia di ricercatori in tutta Europa (Italia inclusa) hanno beneficiato di contributi e reso possibile assegni di ricerca ai tanti precari che lavorano nelle Università e laboratori di ricerca. Ne erano consapevoli anche i britannici che nel referendum del 2016 hanno visto circa l’80% dei professori e degli studenti universitari votare per rimanere nell’UE. Per quanto concerne i medici, la libera circolazione delle persone e dei servizi (due delle quattro libertà fondamentali garantite dalla comune appartenenza all’UE) consente loro di stabilirsi in un altro Stato membro per esercitare la propria professione e nel contempo permette a ciascuno di noi il diritto all’assistenza sanitaria quando ci troviamo in un altro stato membro per turismo o lavoro. Per quanto riguarda, infine, i pescatori, le regole europee (ad esempio le misure delle vongole da pescare, le reti a strascico ecc…) sono tutte volte a garantire la conservazione dei vari tipi di pesce e di molluschi, messa a rischio dalla pesca intensiva. È del tutto ovvio che senza una riproduzione adeguata degli stock ittici la pesca scomparirebbe (e con essi i pescatori). Salvini ha poi aggiunto, citando un presunto pescatore di Bagnara Calabra, “ragazzi, facciamo come gli inglesi” se le regole europee non cambiano. Gli esiti catastrofici per le imprese e le famiglie italiane derivanti da un’eventuale uscita dell’Italia dall’Euro e dall’UE (che comunque la stragrande maggioranza degli italiani non vuole, in base ai sondaggi di Eurobarometro e di altri istituti) sono stati più volte evidenziati, da ultimo nella trasmissione Ballarò dello scorso martedì.
Per quanto concerne gli inglesi, saranno i prossimi anni a dirci se è stato un buon affare per loro uscire dall’UE dopo 47 anni di appartenenza. Sul piano statuale, è evidente il rischio di una disgregazione del Regno Unito, sotto le spinte indipendentiste della filo-europeista Scozia (unita agli inglesi in base ad un trattato del 1707) e unioniste in Irlanda (la comune appartenenza all’UE aveva consentito il superamento del confine fisico tra l’Irlanda e l’Irlanda del Nord, una delle cause dei conflitti sanguinosi dei decenni scorsi).
Sul piano economico-commerciale, gli inglesi vorrebbero mantenere il libero accesso al mercato unico europeo (il più importante e ricco al mondo), senza più sottostare alle sue regole sancite dalle direttive e regolamenti dell’UE e dalle sentenze della Corte di Giustizia. È certo che l’UE non accetterà un rapporto così asimmetrico, per cui è altamente probabile che non si giungerà ad un accordo commerciale UE-GB entro la fine di quest’anno, scadenza entro la quale rimarranno in vigore tutte le regole UE anche per il Regno Unito. D’altra parte il negoziato commerciale tra UE e Canada ha richiesto oltre 4 anni.
Che cosa accadrà dal 1° gennaio 2021 ? Senza un accordo, agli scambi commerciali verranno applicate le regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e quindi i dazi.
Nel 2018 la Gran Bretagna ha esportato per il 47% all’interno dell’Ue. Nei Paesi extra-Ue ha invece esportato per il 13% negli Usa e per il 6% in Cina. L’import è stato per il 53% dai Paesi UE, mentre dai Paesi extra-Ue, il 10% dagli Usa ed il 9% dalla Cina.
Questi dati dimostrano inequivocabilmente quanto la Gran Bretagna sia economicamente integrata con l’UE. D’altra parte, mentre a metà degli anni ’80 l’Italia aveva superato il PIL della Gran Bretagna, oggi la ricchezza di quest’ultima ammonta a 2.400 miliardi (il secondo PIL in Europa, dopo la Germania; il PIL del nostro Paese è di circa 1.600 miliardi). Domanda: i successi economici del Regno Unito si sono verificati nonostante l’UE o grazie alla sua appartenenza all’UE ? I prossimi anni ci daranno una risposta, ma ritengo probabile che tra 10-15 anni il Regno Unito ribusserà alla porta dell’Unione Europea, sempreché quest’ultima non si sia suicidata per le proprie debolezze interne e le spinte disgregatrici dei sovranisti.
*Esperto di istituzioni, politiche e programmi dell’UE

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