Era inverno, siamo partiti con molta enfasi, stimolata dalla “paura di gregge”: prima la salute. Senza alcuna polemica (sarebbe spudoratamente ipocrita con il “senno del poi”), ma solo per cronaca, evidenzio che abbiamo chiuso quasi tutte le attività, limitato le libertà personali, creato abnormi problemi all’economia, massacrato le disastrate finanze del paese, messo a rischio centinaia di migliaia di posti di lavoro. È arrivata l’estate, si è deciso di aprire praticamente tutte le attività, valutando con diverse sensibilità il rischio contagi.

Probabilmente, le necessità economiche hanno prevalso sulla “paura di gregge”. Fuorvianti, tristemente comiche, alcune analisi politiche degli eventi. Ad inizio pandemia: “non sono in grado di gestire la situazione, è necessario chiudere ogni attività, prima la salute”. Dopo la prima fase: “non sono in grado di gestire la situazione, è necessario aprire ogni attività, l’economia tracolla”. Sarebbe auspicabile, un limite alla decenza.
In generale, dopo la prima fase, salvo casi sporadici, sono stati attaccati senza appello, tutti coloro che assennatamente consigliavano attenzione, rigore, rispetto delle norme. Prima la salute era la frase ad effetto, passata di moda in fretta con l’arrivo dell’estate ed il tracollo economico. Per cercare di tamponare, sono stati elargiti svariati “bonus”, a pioggia, spesso indiscriminatamente, senza verifiche sul patrimonio, senza una banale autocertificazione di necessità, ovviamente, continuando ad indebitare uno Stato con enormi problemi finanziari. La razionalità non ha valore mediatico, il folle indebitamento che lasceremo ai nostri figli, è un problema di tutti, ma un interesse di pochi. Di converso, di sovente, il consenso marcia di pari passo con l’economia, brutalmente, il denaro lubrifica il meccanismo.
Le colpe dei nuovi contagi, presumibilmente, sono anche di tutti noi, del “gregge non più impaurito”. Purtroppo, la nostra cultura del divertimento richiede di stare ammassati, più ammassati, più divertimento. I giovani a navigare nella musica, troppe volte, disgraziatamente, con l’aggiunta di altri elementi. I non più giovani, nelle feste di piazza, oppure nei concerti, ove a malapena si vede il protagonista. Senza diversificazioni per età, negli stadi, valutando il miliardario che calcia il pallone. Del resto, oltre al “pane”, un bisogno indispensabile è “lo spettacolo”, lo abbiamo imparato dalla storia, da coloro che il potere lo hanno gestito per oltre mille e duecento anni, difficile trovare maestri più titolati.
Pochi i rimedi, per tentare di evitare la spirale della salute a scapito dell’economia, o dell’economia a scapito della salute. Al momento, esiste un solo sistema: rispettare le regole. Per una volta, per il bene comune, facciamo vincere l’educazione civica.

*Giornalista, docente, referente di sede d’esami universitaria

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