Il terribile nubifragio che in 15 minuti ha trasformato le strade del centro storico di Verona in fiumi di acqua e chicchi di ghiaccio e quello successivo di Cortina (unitamente ai tanti eventi simili che si sono verificati questa estate in tutta Italia, Emilia-Romagna compresa) sono l’ennesimo monito per le istituzioni e ognuno di noi per agire presto e bene al fine di contrastare il cambiamento climatico e mantenere l’aumento medio delle temperature entro 1,5° rispetto all’era preindustriale, come stabilito dall’Accordo di Parigi del dicembre 2015. Coldiretti stima in milioni di euro i danni causati alla sola agricoltura dai 489 eventi estremi dell’estate 2020 fra nubifragi, trombe d’aria, tempeste di fulmini e di ghiaccio. Con l’estate ancora in corso, è facile prevedere che tale contabilità dovrà essere aggiornata nei prossimi giorni.

Gli esperti hanno rilevato che gli eventi meteo estremi raddoppiano nel nostro Paese ogni 20 anni: erano 200 negli anni ’80, oggi sono diventati 800. D’altra parte, la stessa Coldiretti stima che «in dieci anni gli effetti dei cambiamenti climatici sono costati oltre 14 miliardi di euro a livello nazionale tra perdite della produzione agricola, danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne con allagamenti, frane e smottamenti. Siamo di fronte a una tendenza alla tropicalizzazione che si manifesta con grandine di maggiori dimensioni, una più elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi e intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo che mette sempre più a rischio il lavoro degli agricoltori, ma non solo». Il problema, ovviamente, non riguarda solo l’Italia. Basti pensare, per citare l’esempio in questo momento più eclatante, alle decine di migliaia di ettari di bosco in fiamme in California, fenomeno accelerato in modo esponenziale dalle altissime temperature e dalla prolungata siccità, una combinazione micidiale. Gli ultimi dati pubblicati dalla National oceanic and atmospheric administration (Noaa) degli Stati Uniti mostrano che il luglio 2020 è stato il secondo più caldo mai registrato al mondo insieme al luglio 2016, ma nell’emisfero nord (38° gradi nel circolo polare siberiano !!) ha battuto tutti i precedenti record di temperatura, compreso quello del 2019.
In tale contesto, le tendenze in Italia sono ancora più preoccupanti. Nel nostro Paese, infatti, il clima si sta surriscaldando a velocità praticamente doppia rispetto alla media globale. Se nel 2019 l’anomalia della temperatura media globale sulla terraferma è stata di +1.28°C rispetto al periodo 1961-1990, in Italia si arriva a +1,56°C (il 23° anno consecutivo con anomalia positiva di temperatura rispetto al valore climatologico di riferimento 1961-1990); ma l’aumento rispetto al periodo 1880-1909 è pari circa a 2,5°C, il doppio del valore medio globale. Secondo l’Osservatorio OBC Transeuropa, nelle città romagnole l’aumento medio delle temperature, nel periodo 1961-2018, è stato leggermente inferiore alla media nazionale, ad eccezione di Imola: Rimini + 1,18°; Ravenna: +1,15°; Cesena: 1,15°; Imola: +1,61°; Riccione + 1,46°; Cervia +1,16°; Cattolica + 1,15°. Ci siamo però già giocati gran parte del margine “spendibile” rispetto al tetto fissato a Parigi (come detto, + 1,5°), per cui da noi la transizione energetica dalle fonti fossili a quelle rinnovabili deve essere molto più consistente e veloce.
In tale contesto si inserisce il progetto di parco eolico al largo della costa riminese, che verrà discusso nella Conferenza dei Servizi indetta dalla Capitaneria di Porto il 5 novembre. Il mio augurio è che i vari enti (Regione, Comuni, altri) riuniti in quell’occasione abbiano bene a mente i dati qui riportati e ben chiaro la posta in gioco. Lo storico che fra 80-100 anni vivrà in un Pianeta che rischia seriamente di essere inospitale e analizzerà le nostre discussioni “pale eoliche sì, purché non si vedano”, si chiederà perché siamo stati così incoscienti e irresponsabili nonostante gli scienziati ci abbiano avvertito ben in tempo.
Il grande architetto del paesaggio, l’olandese Dirk Sijmons, ha definito le pale eoliche come “monumenti dei tempi nuovi”. Per questo suscitano paure e timori tra i conservatori di ogni risma. A costoro, e in particolare agli amici di Italia Nostra e “Basta Plastica in Mare” consiglio la lettura del suo libro “KWhm2 – Landscape and energy”.
*Esperto di istituzioni, politiche e programmi dell’UE

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