Natalini: l’Ue costa meno di un caffè al giorno

Natalini: l'Ue costa meno di un caffè al giorno

A livello europeo è in corso un duro negoziato sul prossimo bilancio pluriennale dell’Unione Europea. È un tema che dovrebbe attrarre molto di più la nostra attenzione, perché si tratta di decidere come utilizzare i soldi dei contribuenti europei, quindi anche i nostri. È anche l’occasione per tutti noi per tentare di capire meglio come funziona l’UE, che è molto più di una semplice associazione tra stati sovrani ma ancora molto meno di uno Stato federale, su cui spesso si fa propaganda e disinformazione.
Il bilancio annuale dell’Unione Europea ammonta a circa 158 miliardi di euro, pari all’1,03% del PIL europeo (per avere un termine di paragone, i bilanci degli stati membri incidono per il 49% sulla ricchezza nazionale, ossia valgono oltre 7.740 miliardi di euro).

Per ognuno di noi cittadini europei il bilancio UE equivale al costo inferiore di un caffè al giorno.

Gran parte dei 158 miliardi di euro sono spesi a sostegno della crescita e l’occupazione in Europa (14%), della coesione economica, sociale e territoriale (34%), per la crescita sostenibile e le risorse naturali (37%). Sommando altre voci (ad esempio le spese per sicurezza e cittadinanza), risulta che il 94% delle spese del bilancio comunitario va a beneficio degli Stati membri e dei cittadini. Solo il 6% del bilancio complessivo dell’UE è destinato alle spese amministrative: retribuzioni dei 43.000 dipendenti (si pensi che i dipendenti del solo Comune di Roma tra diretti e delle partecipate sono in totale 54.000!), pensioni e servizi linguistici.
Troppo spesso, però, non ce ne rendiamo conto: circa l’80% delle risorse finanziarie europee è gestito dalle Regioni attraverso i POR-Programmi Operativi Regionali, e la comunicazione-narrazione “tecnocratica” che li circonda non aiuta i cittadini-contribuenti a capire che cosa concretamente l’Unione Europea fa per noi. Sarà capitato anche a voi, ad esempio, di ascoltare su Radio Rai la voce di Giancarlo Giannini recitare una splendida poesia, in uno spot della Regione Marche che si conclude con le seguenti parole “Marche Bellezza Infinita. Turismo. Marche. POR-Fondo Europeo di Sviluppo Regionale 2014-2020”. A parte gli addetti ai lavori, a quanti di voi è chiaro che si tratta di un progetto co-finanziato dall’Unione Europea ?
Le entrate del Bilancio Europeo al momento derivano da: 74% trasferimenti dagli Stati membri; 13% dazi doganali; 12% contributo Iva; 1% altre entrate.
Per il prossimo periodo di programmazione finanziaria 2021-2027 pesa l’uscita del Regno Unito dall’UE, che per il bilancio dell’UE significa 14 miliardi di euro in meno all’anno. Le strade sono due: o si ridimensiona il bilancio oppure ognuno degli Stati membri aumenta il proprio contributo, dato che l’aumento delle entrate proprie dell’UE attraverso una tassa sulle plastiche e la tassa sulle emissioni di CO2 (entrambe sono per ora delle ipotesi) non coprirebbero il buco lasciato dalla Brexit.
Al momento si scontrano tre posizioni: quella del Parlamento Europeo, che vorrebbe un incremento del bilancio comunitario rispetto al settennio precedente portandolo all’1,3% del PIL, quella della Commissione Europea (inferiore a quella del Parlamento: 1,1% del PIL); quella di Austria, Olanda, Danimarca, Svezia e Germania che non vogliono andare oltre l’1%. Sembrano differenze da poco, ma ogni decimale significa decine di miliardi di euro.
I problemi suddetti, già molto difficili di per sé, si intrecciano poi con il tema della condizionalità, ossia di come subordinare l’erogazione dei fondi al rispetto di alcuni parametri fondamentali quali lo stato di diritto, l’accoglienza dei migranti (si tratta di una tema posto con forza dall’Italia, soprattutto nei confronti dell’Ungheria e della Polonia, la cui grande crescita economica è in gran parte dovuta ai trasferimenti netti di fondi dall’UE, a cui anche i contribuenti italiani contribuiscono) o al raggiungimento degli obiettivi climatici.
Purtroppo questa decisione va presa all’unanimità, e il raggiungimento di un accordo tra gli Stati membri, viste le posizioni che si fronteggiano, sarà estremamente complesso e difficile.
Per far fronte alle sfide europee e planetarie e per avvicinare di più l’Unione Europea alle esigenze dei cittadini, il bilancio europeo dovrebbe essere fortemente incrementato, come richiesto dal Parlamento Europeo che peraltro dovrà approvarlo, e dotato maggiormente di risorse proprie, senza quindi dipendere troppo dai trasferimenti degli stati membri.
Se in un futuro non lontano vogliamo per i giovani talenti del nostro continente una Silicon Valley europea, un Google europeo, piattaforme europee per l’intermediazione online del turismo (non è assurdo che tre piattaforme americane gestiscano il 92% delle prenotazioni online, incluse quelle nel nostro continente, quando l’Europa è la principale destinazione turistica al mondo?), un salario minimo europeo e tante altre iniziative che rinnovino il welfare , fronteggino il cambiamento climatico, assicurino la salute dei cittadini, dotino l’Europa di una vera politica estera e di difesa comune, il bilancio UE deve aumentare.
Altrimenti la domanda retorica “dov’è l’Europa”, quando si parla di problemi serissimi da affrontare, è pura propaganda demagogica ad uso interno.
*Esperto di istituzioni, politiche e programmi dell’UE

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