La Commissione Europea ha chiesto all’Italia di destinare il 37% (oltre 77 miliardi di € sul totale di 209 destinati al nostro Paese) del Next Generation EU a progetti per l’economia verde. Tutti noi desideriamo ardentemente uscire il prima possibile dalla pandemia e ritornare ad una vita normale. Ma è proprio la normalità pre-Covid 19 che è all’origine delle crisi, interdipendenti tra loro, che affliggono il Pianeta: climatica-ambientale, sanitaria, economico-sociale che, come giustamente ha sottolineato Papa Francesco in molteplici occasioni, sono diverse facce dello stesso problema.

Il Next Generation EU è davvero un’occasione storica per costruire una nuova normalità, basata su un nuovo paradigma dello sviluppo fondato sulla decarbonizzazione e il rispetto dei fragili cicli naturali ed eco-sistemi del Pianeta. Serve una graduale ma radicale rifondazione dell’economia, fin qui basata sul presupposto, non più sostenibile, di una crescita solo quantitativa ed infinita in un Pianeta di risorse finite. Per fortuna non partiamo da zero, ed è ancora una volta l’Unione Europea ad indicarci la strada giusta che ha come obiettivo finale la neutralità climatica entro il 2050 (la Cina si è posto lo stesso obiettivo per il 2060). Questa strada è stata scandita e disegnata attraverso documenti, strategie e piani di azione fondamentali quali il “Clean Planet for All” (novembre 2018), “the European Green Deal” (dicembre 2019), “a new industrial strategy for Europe” (marzo 2020), “Closing the loop-new circular economy package” (marzo 2020), “Farm to Fork Strategy” (maggio 2020), “Europe’s moment: Repair and Prepare for the Next Generation” (maggio 2020). E poi ancora: la strategia europea per l’idrogeno, i piani di azione per le batterie a supporto della mobilità elettrica e per l’accumulo dell’energia eolica e fotovoltaica, settori nel quali la Cina domina attualmente il mercato. Tutto ciò dimostra quanto sia ampio e pervasivo lo sforzo da compiere per passare dall’economia del passato a quella verde del futuro. Lo studio di questi documenti, reperibili su Internet anche in lingua italiana, è fondamentale per comprendere le caratteristiche che deve assumere la nuova economia green, che non è un settore a sé stante, ma il nuovo paradigma di tutto, dei nuovi modi di produzione e consumo, dei nuovi stili di vita. Facciamo qualche esempio concreto: le abitazioni e le attività edili consumano il 40% dell’energia nell’UE e sono responsabili per circa un quarto delle emissioni di CO2 in atmosfera. Per contro, il livello di rinnovo annuale dello stock edilizio è in Europa solo dello 0,4/1,2% nei vari Stati membri. Per raggiungere gli obiettivi climatici dell’UE, tale rinnovo dovrebbe essere di almeno il doppio ogni anno. Col superbonus al 110% l’Italia è sulla giusta strada e nei prossimi mesi vedremo moltiplicarsi i cantieri in tutta Italia, raggiungendo molteplici e virtuosi obiettivi: migliorare le performance energetiche degli edifici (che devono scalare almeno due classi energetiche), il comfort per chi vi abita, creare buona occupazione. La strategia europea sull’economia circolare capovolge il paradigma dell’economia lineare e iper-consumistica del passato (estrazione della materia prima, prodotto, consumo, scarto, discarica), imponendo al settore industriale di concepire prodotti che innanzitutto durino di più e che siano progettati fin dall’inizio per avere un riciclo o riutilizzo alla fine del loro ciclo di vita, in modo tale che in discarica finisca meno materiale possibile. Anche l’agricoltura (responsabile di oltre il 10% delle emissioni di gas serra) deve cambiare, riducendo drasticamente l’uso di pesticidi, di fertilizzanti chimici, il fabbisogno d’acqua (attraverso l’agricoltura di precisione) puntando a preservare o rigenerare la biodiversità a rischio o perduta. I tanti giovani che mostrano interesse per l’agricoltura possono contribuire, con la loro freschezza, ad accelerare la transizione verso un’agricoltura sostenibile. In tale contesto, vanno ridotti sensibilmente gli sprechi alimentari, sia nel processo dai campi ai luoghi di consumo, che nella gestione delle singole famiglie. Il settore dei trasporti, a sua volta, deve ridurre entro il 2050 del 90% delle emissioni (gas serra e inquinanti dell’aria). L’avvento di nuovi sistemi energetici, di trasporto, di nuove tecnologie digitali e verdi nell’industria distruggerà posti di lavoro, ma ne creerà molti altri, come è accaduto nel passato. Pensiamo alla transizione dai sistemi energetici basati sulla combustione della legna e dell’olio delle balene per illuminare le lampade all’era del petrolio, oppure nei trasporti al passaggio dalle carrozze trainate dai cavalli ai treni e alle automobili. Le filiere e i posti di lavoro del passato furono sostituiti, più o meno gradualmente, da nuovi cluster e mestieri. In ogni territorio (inclusa la nostra Romagna) dovrebbero nascere delle Cabine di Regia della transizione, un partenariato pubblico privato che “traduca” localmente il Next Generation EU (e i relativi fondi), il Patto per il Lavoro e il Clima Regionale e quelli provinciali (come quello messo a punto dalla Provincia di Rimini).
*Esperto di istituzioni, politiche e programmi dell’UE

Argomenti:

clima

green economy

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *