Nel suo bel libro “La penisola che non c’è. La realtà su misura degli italiani”, Nando Pagnoncelli ricorda che gli italiani sono mediamente convinti che il 30% della nostra popolazione sia costituita da immigrati. In realtà gli immigrati sono solo poco più dell’8%, pari a circa 5 milioni di persone, di cui la metà è costituita da cittadini dell’UE. A tali cifre vanno aggiunti i circa 5/600 mila immigrati irregolari in Italia. La realtà reale, e non quella percepita, ci dice anche che paesi come la tanta vituperata Malta, ma anche la Svezia, la Germania, la Francia e altri hanno una percentuale di immigrati sul totale della popolazione molto più alta della nostra.

La realtà reale ci racconta anche (sono dati INPS) che gli immigrati che lavorano regolarmente nel nostro Paese versano alle casse dell’INPS 14 miliardi di euro l’anno, e costano alle casse dell’INPS la metà. Ciò significa che gli immigrati stanno pagando per 7 miliardi all’anno le pensioni agli italiani. È del tutto evidente, tuttavia, che gli argomenti razionali basati su dati e numeri, di fronte allo scatenamento delle passioni irrazionali e di pancia nei confronti degli immigrati, sono perdenti e comunque non sufficienti. Non è la prima volta che accade; nel 1932 al Palasport di Berlino si tenne una manifestazione di massa con due relatori: un comunista e un nazista. Il comunista fece un intervento corroborato da dati sulla caduta inesorabile del saggio tendenziale di profitto, riprendendo la nota teoria di Marx; il nazista parlò con veemenza del riscatto della Germania contro “i traditori di Versailles”, contro i giudei, e della rinascita della grandezza tedesca. Lascio a voi immaginare quale dei due fu in grado di scatenare le maggiori emozioni e passioni tra i partecipanti. D’altra parte nel decennio di crisi economica e sociale, da cui peraltro il nostro paese non è ancora uscito completamente, è stato molto facile per demagoghi irresponsabili aizzare i penultimi (ossia gli italiani più colpiti dalla crisi) contro gli ultimi (gli immigrati) con lo slogan “prima gli italiani”. Di più: molti italiani si sono sentiti raccontare dal demagogo di turno proprio ciò che volevano sentirsi dire, altrimenti non si spiega perché il numero percepito dai nostri connazionali degli immigrati sia quasi il triplo di quello reale. La risposta, però, a chi reagisce con la pancia anziché con il cervello e con il cuore, a chi dimentica il monito di Papa Francesco (“migrante” è un aggettivo. Il sostantivo è “persona”) non può essere “accogliamoli tutti”. Ci vogliono delle regole molto precise, da rispettare e far rispettare. Se persino nell’accogliente e civilissima Svezia i sondaggi danno in testa, al 24%, il partito di estrema destra anti-immigrati, qualcosa di grave e di profondo è avvenuto e sta avvenendo nella nostra Europa, mettendo a rischio la nostra stessa democrazia liberale. Un numero crescente di persone teme di perdere il benessere acquisito e garantito dai sistemi di welfare, sotto i colpi congiunti della globalizzazione e dell’immigrazione, su cui si innesta l’insicurezza generata dal terrorismo e dalla micro-criminalità. Come però lo straordinario movimento di massa delle “sardine” ci sta indicando, il tema dell’immigrazione può e deve essere affrontato con la buona politica, senza una sovra-eccitazione degli animi e impulsi razzisti. Insomma, può e deve essere affrontato con la testa e il cuore, con razionalità, equilibrio ed empatia verso chi ha più bisogno. Con questo spirito deve essere affrontato il tema della riforma del Trattato di Dublino di cui si sta discutendo a livello europeo. La Germania, al riguardo, ha presentato una proposta che tiene finalmente conto delle necessità di paesi, come l’Italia e la Grecia, che sono i più esposti nei confronti della rotta mediterranea e balcanica. Essa prevede: abolizione del principio del Paese di primo ingresso (ossia del principio in base al quale il paese dove l’immigrato approda deve farsene carico completamente); quote predefinite e obbligatorie per la redistribuzione tra gli stati membri; responsabilità chiare per evitare i movimenti secondari (i clandestini che arrivano in Italia o in Grecia che poi altrettanto clandestinamente emigrano in Germania o altri Paesi UE). Il presupposto di tale proposta è cancellare tutto e ripartire da zero con un nuovo sistema più efficiente ed equo. Il primo passo del nuovo sistema sarà l’esame, entro poche settimane, della richiesta d’asilo del migrante nello Stato di approdo, che sarà supportato dalla nuova Agenzia UE per l’Asilo. In caso di manifesta inammissibilità della domanda di asilo, il migrante sarà rimpatriato (con l’aiuto di Frontex). In caso contrario, l’Agenzia per l’Asilo deve decidere a quale Stato assegnare il migrante, che da quel momento ne diventerà responsabile per sempre. La proposta di riforma contiene anche vari altri aspetti importanti. Dovremmo sforzarci tutti di partecipare come italiani, con spirito costruttivo, al dibattito europeo sulla riforma del Trattato di Dublino, senza farsi incantare dalla propaganda dei demagoghi che si inventano nemici e capri espiatori per prendere qualche voto in più. Nella nostra epoca incerta e tumultuosa, se vogliamo veramente risolvere i problemi, servono statisti degni di questo nome e non capi-popolo e politicanti irresponsabili che vivono in una campagna elettorale permanente.
*Esperto di istituzioni, politiche e programmi dell’UE

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