Trent’anni fa con la caduta del muro di Berlino e il crollo dell’Unione Sovietica sembrava che il mondo fosse destinato a diventare unipolare, dominato dagli Stati Uniti (affermatesi come unica superpotenza dopo aver vinto la guerra fredda) e dai valori dell’Occidente fondati sulla democrazia liberale e l’economia di mercato trainata dalla globalizzazione. Oggi la prospettiva è molto diversa e il tema centrale è il declino dell’egemonia dell’Occidente e le sue ragioni.

L’ex-premier ed ex-ministro degli esteri Massimo D’Alema, nella sua lucida analisi contenuta nel libro “Grande è la confusione sotto il cielo”, ricorda il progressivo ritrarsi degli Stati Uniti dal loro ruolo ordinatore del mondo (per varie ragioni, tra cui la raggiunta autonomia energetica, gli insuccessi sia delle guerre fallimentari in Medio Oriente per “esportare la democrazia” che del soft power di Obama, fino all’America First di Trump) e l’emergere della Cina come potenza planetaria. Nel 1980 i membri del G7 rappresentavano più della metà della ricchezza prodotta del mondo (il 65% se si includeva l’intera UE). Oggi questa forza economica relativa si è ridotta alla metà, mentre la Cina è passata dal 2% a quasi il 20% della ricchezza mondiale, con un balzo impressionante grazie al quale ha recuperato in quarant’anni almeno due secoli di storia. Poco più di un secolo fa, all’inizio della Prima guerra mondiale, l’Europa rappresentava il 25% della popolazione mondiale, con un’età media inferiore ai 30 anni. Nell’Europa di oggi vive meno del 10% della popolazione mondiale, percentuale che presto scenderà al 7%. Nel 1960 l’età media degli europei era di 30 anni; oggi si avvicina ai 44, mentre in Asia l’età media è di 30 anni e in Africa di 19. Il processo di invecchiamento della popolazione è ancora più accentuato nell’Europa occidentale e meridionale, ossia nei Paesi che sono stati la culla della civiltà occidentale. Questi dati indicano con chiarezza come siano cambiati il peso e il ruolo dell’Occidente nella realtà mondiale. D’Alema nel suo libro avverte che con politiche sbagliate queste tendenze possono assumere caratteri ulteriormente regressivi. Ad esempio, senza un flusso consistente di immigrati, nell’arco di dieci anni il numero di pensionati nell’Unione Europea sarà maggiore di quello dei cittadini attivi, con conseguenze molto pesanti sull’economia e sui sistemi di protezione sociale. Una politica senza respiro, tutta schiacciata sul presente e sul consenso immediato, è in grado di compiere analisi profonde della situazione suddetta, avere uno sguardo lungo e di intraprendere strategie ed azioni di medio-lungo periodo?
In tema di immigrazione, ad esempio, quando l’UE modificherà il regolamento di Dublino e il nostro Paese la Legge Bossi-Fini che di fatto rende impossibile un flusso regolare e legale di immigrati, di cui abbiamo bisogno?
Il mondo che sta emergendo è nei fatti multipolare e multilaterale. Se come italiani ed europei non vogliamo condannarci e rassegnarci all’irrilevanza, diventare i vassalli della Cina, della Russia e perfino della Turchia (il cui ruolo nel Medio Oriente sta crescendo in modo esponenziale, sotto l’impulso del disegno neo-Ottomano di Erdogan), dobbiamo stare uniti e lavorare tenacemente per trasformare l’attuale Unione Europea in una Unione di tipo federale, dotata di un chiaro ruolo politico, di una propria politica estera e di proprie forze armate (come costola autonoma, ma interna alla NATO). Nel suo bel libro del 1923 “Pan-Europa”, recentemente ristampato dall’editore riminese “Il Cerchio”, il conte Coudenhove-Kalergi si pone una domanda che è ancora di straordinaria attualità: “L’Europa frammentata politicamente ed economicamente divisa, può assicurare la propria pace e la propria indipendenza di fronte alle potenze mondiali extra-europee in pieno sviluppo? Oppure sarà costretta, per salvare la propria esistenza, ad organizzarsi in una Federazione di Stati?(…) Nessuna legge naturale si oppone alla sua realizzazione. Questa proposta corrisponde agli interessi della stragrande maggioranza degli europei e non arreca pregiudizio che ad una minoranza sempre più ristretta. (…) Il fatto che un’idea si trasformi in realtà o resti allo stadio d’utopia non dipende di solito che dall’impegno e dal numero di coloro che la sostengono”.
Parole profetiche, che unitamente a quelle di altri padri dell’Europa unita (Altiero Spinelli, Jean Monnet, Robert Schuman, Konrad Adenauer. Alcide De Gasperi) dovrebbero costituire il fondamento politico-culturale di ogni leader politico degno di questo nome in Italia e in Europa.


*Esperto di istituzioni, politiche e programmi dell’UE

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