Nelle prossime settimane sarà indetta dalla Capitaneria di Porto di Rimini, la prima Conferenza dei Servizi relativa alla fase preliminare del complesso procedimento istruttorio relativo alla richiesta di Concessione demaniale e Autorizzazione Unica per la costruzione (o meno) del parco eolico al largo della costa riminese. Resto convinto che la stragrande maggioranza dei cittadini e degli operatori economici (inclusi quelli che vivono di turismo) del nostro territorio, se correttamente informati, sarebbero favorevoli alla realizzazione del parco. D’altra parte, basta conservare memoria degli eventi catastrofici sempre più frequenti causati dal surriscaldamento globale del pianeta, per rendersi conto di quanto sia urgente e non più rinviabile la decarbonizzazione: dai 1,4 milioni di ettari di bosco bruciati in queste settimane in California e Oregon (con città distrutte e decine di morti), all’ennesimo evento meteo estremo che ha colpito il Piemonte e la Liguria, che si aggiungono agli altri numerosi di questa estate (Palermo, Verona, Reggio-Emilia, Ferrara). Gli avversari del progetto hanno inizialmente fatto leva sul suo impatto paesaggistico. Venerdì 2 ottobre si è tenuto alla darsena di Rimini un convegno per celebrare i 50 anni di Romagna Acque. Ebbene, proviamo a immaginare le reazioni che scatenerebbe oggi un sindaco (o peggio un soggetto privato) che proponesse la realizzazione di una diga con un muro alto 100 metri, largo 80 metri, di 30 metri sul livello dell’acqua, in un fiume situato in un’area di valore paesaggistico e naturalistico. Si griderebbe allo scandalo, all’ennesima cementificazione e violazione della natura, in nome delle grandi opere. Se la Romagna ha retto bene i gravi periodi di siccità di questi anni, a differenza di altre aree della Regione (ad es. la Provincia di Piacenza) è anche e soprattutto grazie alla lungimiranza di chi ha voluto la Diga di Ridracoli. L’acqua di ieri è l’energia di oggi. Non possiamo continuare a scaricare in atmosfera gas ad effetto serra, consumando petrolio e gas oltretutto importati da regimi autocratici e autoritari, e comunque assai poco raccomandabili (Arabia Saudita, Russia, Libia, Iraq..). Sfruttando al meglio le nostre risorse (in primis sole e vento) facciamo bene alla nostra salute, a quella del pianeta e alla nostra indipendenza energetica. Gli oppositori al parco eolico portano oggi un altro argomento, apparentemente di buon senso, ma del tutto insostenibile. Costoro dicono: no alla grande opera sul mare; raggiungiamo gli stessi obiettivi energetici attraverso una miriade di piccoli impianti fotovoltaici sui tetti. Già nelle settimane scorse Ariano Mantuano e Marco Affronte, dati alla mano, avevano smontato su questo giornale tale tesi. Abbiamo fatto ulteriori calcoli: in base al report 2018 di Terna (il gestore dell’infrastruttura elettrica nazionale), consultabile su Internet, il consumo totale di energia elettrica di tutta la provincia di Rimini è di 1.653.700.000 KWhe/anno , la produzione nella zona di Rimini di un impianto fotovoltaico è di 1.250 ore/anno, vuol dire che per produrre tutta l’energia necessaria servirebbe installare 1.322.960 kW di pannelli fotovoltaici (1.322,96 MWe – 1,33 GWe). Per far capire le grandezze: se per ipotesi si volesse installare un impianto da 3,5 kWe su ogni tetto di una casa servirebbero 377.989 tetti, senza tenere conto della necessità di accumulo per gli ovvi motivi di imprevedibilità della produzione e di concentrazione in alcune ore della giornata (quelle di massimo irraggiamento). È fattibile? No. Per l’elaborazione dei Piano Energia e Piano Clima, la Provincia di Rimini aveva a suo tempo stimato il potenziale del fotovoltaico sui capannoni industriali, sulle nuove costruzioni e alcune aree, con risultati assai modesti in termini di produzione energetica attesa. Inoltre, molti proprietari di capannoni industriali o commerciali (pensiamo al Center Gros) hanno deciso in questi anni di non realizzare sui propri tetti impianti fotovoltaici, rifiutandosi sia di investire in proprio che di cedere per 25-30 anni a soggetti terzi il diritto di superficie. Insomma, non possiamo dare per scontato (tutt’altro) che il no ai grandi impianti eolici (o fotovoltaici) scateni un’entusiastica corsa alla realizzazione di impianti di piccola-media taglia. D’altra parte, con il prossimo innalzamento degli obiettivi UE al 2030, la quota di rinnovabili per l’energia elettrica dovrà passare dal 55% al 60-65%, senza dimenticare che nel suo programma di mandato la Giunta Bonaccini ha fissato in Emilia-Romagna l’obiettivo del 100% di energia elettrica da fonti rinnovabili entro il 2035. Il modello energetico de-carbonizzato, pertanto, dovrà essere costituito fin da subito da un mix di piccoli e grandi impianti. Solo questo mix garantirà energia sufficiente e sicura per le nostre case, i treni, l’alta velocità, le auto elettriche, gli ospedali, le scuole, le industrie, le attività commerciali, l’illuminazione pubblica e quant’altro. Non credete che per obiettivi di questa portata valga la pena il piccolo “sacrificio” di vedere la punta di pale eoliche a chilometri di distanza dalla costa, considerando oltretutto che sono e saranno sempre più uno dei brand distintivi del futuro green prossimo venturo a livello mondiale ? Boris Johnson, criticabile per moltissimi aspetti della sua politica (su tutti, la Brexit) ma non per il suo impegno ecologista, ha annunciato nel suo discorso di chiusura al recente congresso del partito conservatore che la Gran Bretagna diventerà “leader mondiale nell’energia eolica pulita”. Entro 10 anni le centrali eoliche offshore produrranno 40 gigawatt, sufficienti per alimentare le abitazioni del Regno Unito.

*Esperto di istituzioni, politiche e programmi dell’UE

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