Guardiamoci intorno: i verdi in Germania sono in grande crescita; nelle elezioni municipali di domenica scorsa in Francia hanno stravinto in tutte le grandi città i sindaci ecologisti (in cima ai loro programmi: crisi climatica, transizione energetica, mobilità sostenibile, con al primo posto quella ciclabile); per il 64% dei giovani italiani, sotto i 25 anni, i temi ambientali sono al centro dei loro discorsi, subito dopo il lavoro.

Gli elettori tedeschi e francesi a forte orientamento ecologista, il movimento Fridays for Future (molto bella ed equilibrata la loro presa di posizione a Rimini sul progetto di Parco Eolico) e i giovani in generale sono anche turisti. Il green (che oggi significa fondamentalmente de carbonizzazione) è un valore che influenzerà sempre di più gli stili di vita, di produzione e di consumo, inclusi quelli turistici, in tutto il mondo. Sarà il tratto distintivo di questo secolo, di cui l’Europa (intesa come UE) ha assunto la leadership mondiale con l’obiettivo di diventare il primo continente a neutralità climatica entro il 2050. Al servizio di questo obiettivo strategico è stato posto il Green New Deal e il Next Generation EU/Recovery Plan, di cui gli investimenti verdi saranno un pilastro fondamentale. In un mondo e in un’Europa siffatti, qualcuno crede seriamente che i turisti non verranno più a Rimini (o a Riccione, Misano e Cattolica) perché vedranno in lontananza delle Pale Eoliche? Parliamo di quelle stesse persone/turisti che da almeno 20 anni stanno sperimentando sulla propria pelle gli impatti della crisi climatica: 70 mila morti in più in Europa a causa dell’estate bollente del 2003, di cui 5 mila nella sola Parigi; migliaia di vittime da inondazioni, incendi ed altri eventi meteo estremi; decine di vittime da patogeni tropicali prima sconosciuti alle nostre latitudini, migrazioni di massa. Parliamo di persone/turisti che vivono in città inquinate: 470 mila morti premature causate dalla pessima qualità dell’aria, stima l’Agenzia Europea per l’Ambiente, di cui circa 70mila in Italia soprattutto nella valle Padania, quasi il doppio della pandemia da Covid-19. Ripeto; pensiamo davvero che non verranno più a Rimini per le Pale eoliche a 10 km dalla costa? Mi sembra più probabile il contrario, ossia che una parte sempre più consistente di cittadini e turisti apprezzerà i luoghi che esprimeranno un’attenzione reale, concreta, tangibile verso la crisi climatica, di cui le pale eoliche sono già un’icona… Come dimostrano esperienze realizzate in Europa e negli Stati Uniti, il parco eolico offshore potrebbe diventare addirittura a sua volta un’attrazione turistica aggiuntiva per attività di pesca, immersioni subacquee, visite, da organizzare attraverso un centro visite ad hoc. D’altra parte ogni modello energetico ha plasmato l’ambiente e il paesaggio. Se il modello dominato dal petrolio, carbone e gas è stato caratterizzato da una netta distinzione tra i luoghi di escavazione (che nessuno di noi vede abitualmente di persona), stoccaggio-trattamento e i luoghi di consumo, quello delle energie rinnovabili si caratterizzerà per il suo decentramento, la sua distribuzione territoriale-spaziale in cui i luoghi di produzione e di consumo saranno sempre più vicini tra loro, come un tempo i mulini a vento. Silvia Farris, dell’Università di Sassari, ha giustamente osservato: “Una tale transizione non sarà unicamente un processo di innovazione tecnologica, ma sarà anche un processo spaziale, geografico e paesaggistico verso pattern spaziali inediti, che renderanno conto di nuove pratiche sociali ed economiche”. Gli amici di Italia Nostra, i cantori dei paesaggi incontaminati, a mio modesto avviso, dovrebbero chiedersi se anche noi consideriamo insostenibile l’attuale modello di sviluppo e il modello energetico che lo sostiene, come ci immaginiamo il paesaggio energetico del futuro? Lo chiedo perché mentre il romanticismo europeo dell’Ottocento contemplava la bellezza della natura e dei paesaggi rigogliosi e spontanei nella poesia, nella letteratura e nelle arti figurative, emergeva dirompente quella rivoluzione industriale che ha plasmato, nel bene e nel male, il paesaggio degli ultimi due secoli.
È stato calcolato che per mantenere l’aumento della temperatura media della Terra entro i 2 gradi (l’accordo di Parigi indicava in realtà una soglia di sicurezza più bassa, ossia 1.5°) da qui al 2100, dovremmo ridurre le emissioni di gas serra del 5% l’anno. È la diminuzione causata quest’anno dal Covid-19. Poiché non possiamo augurarci ovviamente 80 anni di pandemia, l’unica strada è perseguire tenacemente e coerentemente una reale transizione energetica (accompagnata dalla massima efficienza energetica possibile), che non può rimanere un concetto astratto, ma sostanziarsi in progetti concreti, ubicati nei territori dove la disponibilità di sole, vento, geo-termia, acqua li rendono possibili e sostenibili, anche economicamente. In tale contesto, ho trovato francamente inadeguate e sconcertanti le parole dell’assessore Corsini e del presidente Bonaccini. Costoro amministrano una delle 20 regioni più sviluppate d’Europa, ma anche una delle più inquinate ed energirvore del mondo. Con il programma di mandato 2020-2025 si sono posti l’obiettivo di una Regione con il 100% di energie rinnovabili entro il 2035, ossia entro i prossimi 15 anni. Entro l’estate si prevede di firmare il nuovo Patto per il Clima e il Lavoro. Ebbene, per un minimo di coerenza, non sarebbe stato più logico accogliere, pur con tutte le cautele del caso, più benevolmente un progetto che contribuisce a raggiungere in modo assai significativo gli obiettivi regionali suddetti? Tra l’altro la Regione Emilia-Romagna ha redatto nel 2018 uno studio “Fra la terra e il mare. Analisi e proposte per la pianificazione dello Spazio Marittimo in Emilia-Romagna” in cui nella Misura 4 “Energia Rinnovabile” si consideravano idonee all’insediamento di parchi eolici offshore 2 aree al largo di Ravenna e una al largo della costa riminese, che più o meno corrisponde alla stessa area su cui dovrebbe sorgere il progetto presentato dalla società Energia Wind 2020. Il presidente Bonaccini e l’assessore Corsini ignorano questo studio, consultabile e scaricabile dal sito della Regione?
Da ultimo ma non da ultimo: l’Italia, per risollevarsi, ha un disperato bisogno di investimenti pubblici e privati. Il progetto di Parco Eolico prevede 7/800 milioni di € di investimenti privati, è in grado di dare lavoro nella fase di realizzazione a società di ingegneria, aziende specializzate nelle infrastrutture elettriche, nella logistica e lavori di costruzione nel mare, ad altre filiere produttive e lavorative locali. Insomma; valutando i pro e i contro, a me sembra ne valga la pena farlo, anche perché ci sono tutte le condizioni per costruire attorno a tale progetto una serie di comunità energetiche rinnovabili (ai sensi della Direttiva UE 2001/2018) composte da Comuni, cittadini, imprese per gestire collettivamente una parte dei benefici energetici ed economici che il Parco Eolico potrà generare. Le compensazioni ambientali di questo progetto, se ben definite e gestite, potrebbero costituire una grande opportunità per lo sviluppo sostenibile del nostro territorio.

*Esperto di istituzioni, politiche e programmi dell’UE

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