Natalini. Eolico: consigli comunali aperti

Mentre il Po è in secca e l’ennesimo evento meteo estremo ha colpito nei giorni scorsi il sud dell’Italia (ennesima evidenza del cambiamento climatico), nel riminese è in corso un’incredibile e assurda guerra preventiva contro il progetto di Parco Eolico. Si tratta di una guerra scorretta ed asimmetrica, perché mentre Energia Wind 2020 è vincolata alle procedure di legge, come poi vedremo, gli altri possono sparare ciò che vogliono, anche se spesso le loro dichiarazioni, prese di posizione, comunicati non sono suffragati da alcun dato ed analisi oggettive.

Per progetti di questo genere il procedimento, stabilito a livello interministeriale dalla circolare n. 40/2012 del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, prevede tre fasi distinte: la prima, quella in corso, è dedicata ad una valutazione preliminare per verificare se esistono vincoli ostativi (di carattere militare, sicurezza e navigazione marittima e aerea o altro) al rilascio della concessione sull’area prescelta. Se esistono, il progetto non avrebbe seguito. La seconda fase è dedicata alla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), ossia dell’impatto sul paesaggio, sull’ecosistema marino, sulla pesca, sul turismo, sull’occupazione e quant’altro. La terza fase, invece, consiste nel rilascio eventuale della Concessione Demaniale Marittima e dell’Autorizzazione Unica. Norme alla mano, pertanto, è del tutto evidente che tutta l’attuale forsennata discussione avrebbe dovuto svilupparsi nella fase della VIA. Dal giugno scorso, invece, si è scatenato un fuoco di sbarramento preventivo il cui intento, con il senno del poi, appare sempre più chiaro: stroncare sul nascere il progetto. Dato però il suo rilevante interesse pubblico, anche per il contributo tangibile che può dare all’urgente transizione energetica ed ecologica, perché, anticipando ciò che si sarebbe dovuto fare in fase due, non sono stati convocati dei Consigli Comunali aperti ai cittadini e alle associazioni di categoria, in cui dare la possibilità ai progettisti (che sono, guarda un po’, due architetti del paesaggio) di illustrare il progetto, e quindi consentire a ciascuno di farsi un’idea libera ed indipendente ed una valutazione di merito più precisa? Con la lodevole eccezione del sindaco e dell’assessore all’ambiente del Comune di Cattolica, che nelle scorse settimane hanno organizzato un interessante evento pubblico online, nessuno, a partire dal comune capoluogo, si è preoccupato di organizzarsi in tal senso. Esaminiamo uno per uno gli argomenti usati in questo fuoco di sbarramento preventivo: (1) si tratta di un progetto spot ed estemporaneo, non legato ad alcuna pianificazione strategica. AI sensi della Direttiva UE 2014/89/UE, che istituisce un quadro per la pianificazione dello spazio marittimo a livello europeo, ogni stato membro è obbligato a presentare il proprio piano strategico per il mare all’UE entro il 31 marzo del 2021. Il Ministero delle Infrastrutture Trasporti ha istituito al riguardo un apposito Comitato Tecnico; sul sito del Ministero è possibile consultare i verbali delle 9 riunioni fin qui tenutesi. È certo che l’Italia non riuscirà a rispettare la scadenza suddetta. Poiché il mondo non può fermarsi per inadempienza delle autorità pubbliche preposte, la Sentenza del Consiglio di Stato n. 1486 del 2 febbraio 2020 ha stabilito che l’inadempienza programmatoria non può causare il rinvio sine die di iter autorizzativi. La Regione Emilia-Romagna, peraltro, ha prodotto nel 2018, in collaborazione con il CNR, un suo specifico studio finanziato dal MIUR, come contributo alla pianificazione marittima suddetta denominato “Tra Terra e Mare” che identificava tre aree idonee per centrali eoliche offshore; due nel ravennate, una nel riminese, che corrisponde grosso modo a quella prescelta dal progetto. Inoltre, il progetto è perfettamente allineato con le strategie UE di contrasto al cambiamento climatico, il cui ultimo tassello è “Una strategia UE per sfruttare il potenziale dell’energia rinnovabile offshore per un futuro a neutralità climatica” (pubblicata il 19 novembre 2020). L’obiettivo UE è raggiungere almeno 60 GW di capacità produttiva al 2030 e 300 GW al 2050. È altresì allineato con il PNIEC-Piano Nazionale Integrato Energia Clima, presentato nel dicembre scorso dall’Italia all’UE (con l’obiettivo minimo di 900 MW di eolico offshore entro il 2030). Il progetto di Parco Eolico, pertanto, non nasce su Marte o nel vuoto. Ancorché l’iter autorizzativo sia di competenza ministeriale, in fase due si sarebbero potute studiare tutte le utili sinergie e i raccordi con la Pianificazione Strategica del Comune di Rimini, ad esempio per produrre idrogeno verde per alimentare un nuovo trasporto pubblico locale più sostenibile. (2) Le spiagge riminesi, con 27 milioni di presenze turistiche l’anno, non possono sopportare l’intrusione nel paesaggio marino di 51 pale eoliche, ancorché distanti dai 12-13 km in su dalla battigia. Si cita, al riguardo, Tonino Guerra (“una riga lunga e blu”, riferita all’orizzonte marino), senza ricordare che nell’ultima parte della sua vita si ritirò nella splendida Pennabilli, forse anche per respirare aria più pulita, in una Val Padana che, grazie alle energie fossili, è tra le cinque aree più inquinate nel mondo (70 mila morti premature in Italia, secondo l’Agenzia Europea per l’Ambiente). In ogni caso la percezione del paesaggio è molto soggettiva e il MIBACT ha elaborato nel 2006 le “Linee Guida per l’inserimento paesaggistico degli interventi di trasformazione territoriale. Gli impianti eolici: suggerimenti per la progettazione e la valutazione paesaggistica”, a cui i progettisti del Parco riminese si sono attenuti. Inoltre, tutti gli studi internazionali disponibili sull’impatto dei parchi eolici offshore sul turismo (il più completo è “Retour d’Experience Tourisme & Eolien en mer”, pubblicato nel febbraio 2018 e scaricabile da chiunque su Internet) dimostrano che non vi è alcun impatto negativo sul turismo, anzi in molti casi si è registrato un fenomeno opposto. La coordinatrice di questo studio ha affermato: “In generale, si osserva che esiste una domanda di turisti per attività legate ai parchi eolici offshore”. A Brighton, ad esempio, (11,5 milioni di visitatori prima del Covid-19, quindi sicuramente una destinazione turistica di massa), il Parco Eolico offshore inizialmente osteggiato ferocemente dall’Amministrazione Comunale, è diventato poi un’attrazione per visite di turisti sui battelli. (3) Non porta benefici al territorio: chi l’ha detto? Anziché essere stroncatori in anticipo, le parti interessate dovrebbero studiare forme di compartecipazione quali i green bonds per i cittadini (su cui Energia Wind 2020 mi sembra si sia dichiarata fin dall’inizio disponibile) o altro. A livello parlamentare, inoltre, si dovrebbe promuovere una modifica delle attuali norme che impediscono alle imprese produttrici di energia rinnovabile di cederla a prezzi scontati ai cittadini e alle imprese dei territori ospitanti. Da ultimo, ma non da ultimo, vanno considerati i benefici lavorativi ed occupazionali di un investimento privato di circa 1 miliardo di euro, sia durante la costruzione della Centrale (i dati disponibili indicano oltre 1.000 aziende coinvolte e decine di migliaia di lavoratori), che per la gestione, per la quale sono previsti 150 posti di lavoro permanenti, più 50 per attività di ricerca e tutela ambientale. Ma saranno tutte questioni delle quali, mi auguro, si potrà discutere senza pregiudizi e più costruttivamente se questo progetto passerà alla fase due, nella quale la consultazione dei cittadini e portatori locali di interesse sarà uno degli aspetti principali.

*Esperto di istituzioni, politiche e programmi dell’UE

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