I detrattori del parco eolico al largo della costa riminese sostengono perentoriamente che la sua realizzazione sarebbe una pietra tombale per il turismo riminese. In realtà non vi è alcuna evidenza scientifica o empirica che possa suffragare questa affermazione. L’impatto delle pale eoliche sul turismo (positivo, negativo, neutro) è oggetto di vivaci dibattiti da almeno 20 anni ovunque, in Europa e nel mondo. Le critiche agli impianti eolici a mare si concentrano soprattutto sul loro impatto visivo. Si riducono sensibilmente con l’aumento della distanza della localizzazione degli impianti rispetto alla costa. La ricerca del difficile equilibrio tra il livello di accettabilità sociale degli impianti eolici e la sostenibilità economica per gli investitori si gioca tra la distanza dalla costa (meno l’occhio vede e minori sono le critiche) e la profondità del mare (più ci si allontana dalla costa, più la realizzazione degli impianti è costosa).

Le autorità francesi della regione Languedoc Rousillon (200 km di spiaggia sabbiosa sul Mediterraneo) condussero nel 2003 un’indagine preventiva presso 1033 turisti per capire come essi avrebbero reagito alla costruzione di un parco eolico a 10 km dalla costa. Il 37% rispose che avrebbe visitato le turbine, il 6% avrebbe voluto evitarle, mentre per il 55% non sarebbe cambiato nulla. I dati disponibili, invece, relativi all’impatto sul turismo degli impianti effettivamente realizzati rivelano una tenuta se non addirittura un aumento dei flussi turistici. Un anno dopo la realizzazione di uno dei parchi eolici più grandi al mondo (l’Horns Rev, in Danimarca) non fu registrata alcuna riduzione dei flussi turistici e neppure una riduzione degli affitti delle case di vacanza. Lo stesso risultato fu rilevato per un altro grande parco eolico danese, il Nysted. Nel Regno Unito, il Centro Visite del parco eolico off-shore di Scroby Sands accolse 30.000 visitatori nei primi 6 mesi dalla sua costruzione, rivelandosi un’attrazione aggiuntiva per i turisti. A Smola, in Norvegia, un parco eolico composto da 68 turbine localizzate a poche centinaia di metri dalla costa ha creato 35 nuovi posti di lavoro indiretti nel commercio e nei servizi e un incremento dei posti letto disponibili da 50 a 600. Lo studio “The case for offshore wind farms, artificial reefs and sustainable tourism in the French Mediterranean” del Laboratoire Montpellierain d’Economie Théorique et Appliquée giunge alla seguente conclusione: “gli studi evidenziano che le pale eoliche possono essere attrattive per i turisti, soprattutto quando viene istituito un centro visite. In ogni caso, una frazione di turisti (meno del 10%) mostra una significativa contrarietà alla presenza di pale eoliche nel paesaggio”.
Negli Stati Uniti alcuni ricercatori dell’Università del Rhode Island hanno analizzato i dati sugli affitti delle case prima e dopo la costruzione del Parco Eolico “Block Island” e hanno constatato, contrariamente alle preoccupazioni che avevano accompagnato la realizzazione del progetto, che le turbine eoliche avevano in realtà incrementato il turismo sull’isola del 19%. Per gli autori della ricerca “Ci sono anche altri fattori che potrebbero essere in gioco. Si percepisce che c’è una pesca migliore vicino alle turbine, per esempio, quindi più persone potrebbero venire sull’isola per andare a pescare”.
Lo studio “The impact of offshore wind energy on tourism”, condotto sul mar Baltico e realizzato nell’ambito del progetto europeo “South Baltic OFF.E.R”, conferma che gli impatti negativi sul turismo sono veramente pochi. Al contrario, “la fascinazione tecnologica insita nella tecnologia eolica offshore, il suo carattere di evento, il suo contributo ad una protezione ambientale attiva, sono identificati come i principali benefici per l’industria turistica”. Lo stesso studio sottolinea che “una buona strategia di comunicazione, incluse campagne informative pro-attive che coinvolgano fin dall’inizio i cittadini, sono un fattore cruciale prima, durante e dopo la costruzione di un parco eolico offshore”.
Le esperienze internazionali suggeriscono anche che una Valutazione di Impatto Turistico può essere integrata nella Valutazione di Impatto Ambientale per le aree in cui il turismo riveste un ruolo chiave, come nel caso riminese. L’indagine “La svolta green delle nuove generazioni” (Coldiretti-Ixé) pubblicata nel gennaio 2020 ha rivelato che l’ambiente per il 38% dei giovani rappresenta la principale emergenza, subito dopo il lavoro. Le tematiche ambientali sono al centro delle conversazioni del 64% dei giovani sotto i 25 anni, contro una media generale del 48%. E’ il ritratto della generazione di Greta Thunberg, del movimento planetario dei “Fridays for Future”, l’unico reale movimento di massa internazionale degli ultimi anni. Sono i turisti di oggi e ancora di più di domani, quelli che vogliono sia fatto tutto il possibile dagli adulti per evitare a loro e ai loro figli di vivere in un pianeta surriscaldato e invivibile, segnato da eventi meteo estremi. Il dibattito sul Parco Eolico a Rimini deve tenere conto anche e soprattutto di loro. Rimini negli anni ha intercettato e creato le nuove tendenze giovanili. La tendenza di questa epoca è il green, la ricerca di stili di vita, di modelli di produzione e consumo più sostenibili, caratterizzati dalla transizione dall’energia di origine fossile a quella rinnovabile, ottenuta in primis dal sole e dal vento. Il Green New Deal, proposto dalla Commissione Europea nel dicembre scorso, che probabilmente è visto con favore anche dai detrattori del parco eolico riminese, a pagina 6 recita: “l’incremento della produzione di energia eolica offshore sarà essenziale”. La rinaturalizzazione del lungomare attraverso il Parco del Mare e il Parco Eolico (ovviamente da rendere il meno impattante possibile nell’ambito della pianificazione dell’uso dello spazio marittimo prevista dalla Direttiva UE 2014/89/UE e dell’iter di autorizzazione) saranno la risposta emblematica che Rimini darà alla generazione di Greta. Sarà il suo salto nel futuro sostenibile da costruire adesso, subito.

*Esperto di istituzioni, politiche e programmi dell’UE

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