Secondo l’Enciclopedia “Treccani”, la democratura, neologismo che riflette bene la nostra epoca, è un “regime politico improntato alle regole formali della democrazia, ma ispirato nei comportamenti a un autoritarismo sostanziale.” In altre parole, è un regime dove il diritto di voto da parte dei cittadini viene ancora formalmente esercitato, ma il fondamento dello stato di diritto e della democrazia rappresentativa e liberale, ossia la distinzione tra potere legislativo, esecutivo e giudiziario (nonché l’indipendenza dell’informazione e della cultura) è seriamente compromesso.

Purtroppo la democratura non esiste in questo momento solo in Russia e in Turchia (oppositori incarcerati; media imbavagliati), ma anche in Ungheria e in Polonia, due Stati membri dell’UE, che tra l’altro grazie agli ingenti trasferimenti di fondi da Bruxelles (a cui contribuiscono anche i contribuenti italiani) hanno tassi di sviluppo del 4/5% l’anno. Il premier ungherese Viktor Orban ha apertamente e pubblicamente teorizzato e messo in pratica il principio della “democrazia illiberale”; per questo il Parlamento Europeo ha approvato alcuni mesi fa l’avvio di una procedura di infrazione contro l’attuale governo ungherese. I segni della deriva antidemocratica in corso in Ungheria sono evidenti e inequivocabili: i libri scolastici sono pubblicati esclusivamente dal Centro statale dello sviluppo dell’istruzione. Docenti e genitori si sono opposti al provvedimento, evidenziando che i nuovi manuali sono uno strumento di propaganda per il nazionalismo del primo ministro. Nei libri di testo approvati dallo Stato compaiono, infatti, stralci di discorsi di Viktor Orban sull’immigrazione, fotografie di richiedenti asilo accampati nelle stazioni di Budapest, vignette antieuropee (inclusa una che rappresenta la Germania come una scrofa che allatta Grecia, Spagna, Portogallo e Belgio) e alcuni dati che esaltano l’orgoglio nazionale. Il controllo sui libri di testo è l’ultima tappa di una serie di censure già imposte dal governo di Budapest all’istruzione secondaria e universitaria. La Central European University (CEU), l’ateneo fondato dal finanziere George Soros, è stata di fatto espulsa dal paese con una legge ad hoc. La CEU, che offre titoli di studio riconosciuti anche negli Stati Uniti, ha traslocato a Vienna, dopo essersi vista negare il rinnovo della licenza. Un’ulteriore tappa di questa deriva è la legge approvata poche settimane fa dal Parlamento ungherese, dominato da FIDESZ – il partito-Stato del premier, che attribuisce di fatto al capo del governo in persona il potere assoluto di nominare e licenziare il direttore e la direzione di ogni teatro nel Paese e istituisce un consiglio statale della cultura per orientare la cultura secondo idee nazionali (ossia nazionalistiche). Siamo ritornati ai tempi del regime sovietico.
Un processo analogo è da tempo in corso anche in Polonia (con una differenza “strategica” però non di poco conto: l’Ungheria di Orban simpatizza apertamente per la Russia di Putin; la Polonia, anche per il suo drammatico passato del secolo scorso, è risolutamente anti-russa). Anche qui è in corso una liquidazione dello stato di diritto. L’ultima perla al riguardo è l’approvazione da parte del Parlamento polacco, dominato dal partito ultra-conservatore di destra “Giustizia e libertà”, di una nuova legge che limita fortemente l’autonomia della magistratura, sottoponendola al potere esecutivo. Questa nuova legge, in altri termini, consentirà al governo di disciplinare i giudici, fino a licenziarli, qualora si dichiarino contrari ai cambiamenti che il partito al potere apporta, o intende apportare, alla magistratura e all’ordinamento giudiziario, anche nel caso in cui i giudici esprimano pareri conformi al diritto dell’Unione Europea e alla Costituzione della Polonia. Le scelte suddette, tuttavia, hanno scatenato forti movimenti di opposizione nei rispettivi Paesi e nelle elezioni locali, svoltosi prima in Polonia e poi di recente in Ungheria, nelle grandi città si sono affermati i partiti di opposizione, con l’elezione di sindaci democratici ed europeisti. È utile ricordare agli smemorati che Ungheria e Polonia fanno parte di quel gruppo di Visegrad che i sovranisti e nazional-populisti nostrani vorrebbero come alleati dell’Italia, al posto delle tradizionali alleanze con Germania e Francia,
*Esperto di istituzioni, politiche e programmi dell’UE

Argomenti:

Europa

polonia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *