Natalini: cosa sta cambiando con il Coronavirus

Natalini: cosa sta cambiando con il Coronavirus

Viviamo in diretta pagine di storia tra le più complesse e difficili del nostro tempo, molti di noi con preoccupazione, sgomento e stupore, altri (forse ancora troppi) con scarsa consapevolezza e senso di responsabilità dei rischi verso se stessi e gli altri. Il Coronavirus, come uno tsunami, ha spazzato via in pochi mesi le tante sciocchezze e idiozie circolate negli ultimi anni sul web, in TV, sui giornali, spesso ad opera di abili demagoghi.

Pensiamo allo schema populista “popolo contro elité”, di cui una delle varianti era l’inutilità delle competenze (ricordiamoci le campagne contro i vaccini), dello studio rigoroso, della verifica dei fatti e delle tesi sostenute. Nell’epoca dei social, si diceva, uno vale uno, ossia la chiacchera di chicchessia ha lo stesso valore di quella di un esperto che studia da anni. Il campione mondiale di questo schema, Donald Trump, è arrivato a teorizzare l’esistenza di “verità alternative”, ossia di verità efficaci elettoralmente da “vendere” all’opinione pubblica, anche se completamente campate per aria. In questi giorni di overdose informativa sul Coronavirus non esiste conduttore televisivo (e in realtà ognuno di noi) che non si rivolga ai “competenti” di turno, ossia ai virologhi e in generale al mondo della scienza medica, per avere spiegazioni e risposte, per tentare di capire cosa fare e come andrà a finire. Il Governo stesso ha più volte affermato che agisce su indicazione degli scienziati. Non solo: sono stati adottati provvedimenti urgenti dal Governo medesimo per l’assunzione di 20.000 “competenti” (medici, esperti di rianimazione, infermieri ecc.). L’altro schema saltato è quello, altrettanto fasullo e pericoloso, del virus dell’odio, delle divisioni identitarie e dei confini: l’affermazione dell’io, del noi come contrapposizione agli altri; la costruzione del nemico su cui scaricare le nostre ansie, frustrazioni e paure. Un virus vero, nuovo e contagioso ci ha rimesso in riga, ci ha fatto sentire tutti più fragili e piccoli nei confronti della natura. Ci ha fatto capire che le crisi globali (i virus, le tempeste economiche-finanziarie, i cambiamenti climatici, le migrazioni) non hanno confini, se non quelli del Pianeta Terra, un minuscolo punto sperduto nell’universo. Gli indesiderati dagli altri (anche in Africa) oggi siamo noi italiani visti come potenziali untori, compresi i tanti plaudenti di ieri dei “porti chiusi”. La ruota del destino gira, e periodicamente si prende beffarda le proprie rivincite. L’altro schema saltato è quello caro ai neo-liberisti ortodossi, di ieri e di oggi: il mercato, le privatizzazioni spinte e i comportamenti egoistici di ciascuno sono in grado di risolvere ogni problema. Margaret Thatcher, nel 1987, affermò che “la società non esiste; esistono gli individui”. Proprio nei giorni scorsi abbiamo constatato quanto il nostro individualismo refrattario alle regole, tipico di noi italiani, sia in realtà pericoloso e possa allontanare la nostra uscita dal tunnel del Coronavirus. Ma stiamo anche constatando quanto sia fondamentale la sanità pubblica, perno del nostro welfare europeo (negli USA i tamponi te li fanno gratis, ma se sei positivo e devi farti curare o hai una copertura assicurativa o di altro tipo oppure sono guai). Un’ultima riflessione sull’Europa: se sapremo coordinarci e gestire uniti questa crisi, sia nei suoi aspetti sanitari che economico-sociali (il mega acquisto di attrezzature mediche da fornire agli stati membri e la flessibilità preannunciata in tema di parametri del deficit pubblico vanno nella giusta direzione), un pezzo di Conferenza sul Futuro dell’Europa sarà già stato percorso nel vivo di una delle crisi più drammatiche dalla sua nascita, a 70 anni dalla Dichiarazione di Robert Schumann. Le crisi, anche per il loro significato etimologico, sono anche delle grandi opportunità: con pazienza, senso di responsabilità e di comunità, ne potremo uscire più forti e uniti, come italiani ed europei. Abbiamo il dovere di crederci e di provarci.
*Esperto di istituzioni, politiche e programmi dell’UE

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