Natalini: la corte di giustizia Ue a tutela delle imprese

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea, con la sentenza emessa il 28 gennaio scorso, ha constatato una violazione da parte dell’Italia della Direttiva 2011/7/UE del 16 febbraio 2011, relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento da parte della pubblica amministrazione nei confronti delle imprese fornitrici di lavori, beni e servizi, in quanto il nostro Paese non ha assicurato i termini di pagamento non superiori a 30 o 60 giorni di calendario, come stabilito all’articolo 4, paragrafi 3 e 4, della Direttiva medesima.

All’origine della sentenza vi sono varie denunce rivolte negli anni scorsi alla Commissione Europea da parte di operatori economici ed associazioni aventi per oggetto i tempi eccessivamente lunghi in cui sistematicamente le pubbliche amministrazioni italiane saldano le proprie fatture relative a transazioni commerciali con operatori privati. La Commissione, dopo aver valutato il fondamento di tale denunce, ha proposto contro l’Italia un ricorso per inadempimento dinanzi alla Corte di Giustizia.
In effetti, secondo la GGIA di Mestre, nel 2018 l’ammontare complessivo dei debiti commerciali della pubblica amministrazione nei confronti delle imprese ha raggiunto ben 53 miliardi di euro, sebbene in calo di 4 miliardi rispetto al 2017. In Europa, evidenza l’associazione, nessun altro Paese può contare su un debito commerciale così smisurato. Secondo i dati Eurostat, infatti, la Grecia ha un’incidenza dei mancati pagamenti di parte corrente sul Pil dell’1,4%, mentre da noi è al 2,9%.
Si tratta di una situazione spesso insostenibile per le imprese, strette tra debiti fiscali e tributari verso lo Stato e altri enti pubblici e mancati incassi in tempi ragionevoli dallo Stato medesimo e vari enti della pubblica amministrazione (in primis le Aziende Sanitarie Locali).
L’azione intrapresa dalla Commissione Europea e la conseguente sentenza della Corte di Giustizia dimostra ancora una volta quanto sia falsa la narrazione nazionalista-sovranista che vuole un’Unione Europea tutta dedita alle banche, alle multinazionali e ai “poteri forti”, e non interessata ai cittadini e alle imprese. Una narrazione che spesso conduttori di talk show e operatori dell’informazione, per ignoranza, superficialità o complicità, non hanno saputo, e non sanno, contrastare a dovere.
La Corte di Giustizia, che ha sede in Lussemburgo, è un’istituzione dell’Unione Europea; insieme al Parlamento Europeo e alla Commissione Europea costituisce il livello comunitario/sovranazionale dell’UE, a cui fa da controcanto (per usare un’espressione felice di Giuliano Amato) il livello inter-governativo costituito dal Consiglio Europeo (i vertici dei Capi di Stato e di governo dell’UE) e il Consiglio (le riunioni dei ministri competenti per materia: interni, esteri, agricoltura ecc.). Il livello inter-governativo, caro ai sovranisti, è quello verso il quale nell’ultimo decennio si è spostato il potere reale nelle complesse dinamiche decisionali interne all’Unione, a discapito del livello comunitario/sovranazionale, che opera invece con più coerenza ed energia verso un’Europa sempre più unita e integrata.
La Corte di Giustizia ha il compito di garantire il rispetto del diritto comunitario nell’interpretazione e nell’applicazione dei Trattati che sono a fondamento dell’Unione Europea. Alcune sue sentenze hanno avuto un ruolo fondamentale nella costruzione del mercato unico europeo , ad esempio nell’affermazione del principio del mutuo riconoscimento, per cui un bene autorizzato dai competenti organi nazionali può liberamente essere commerciato all’interno del mercato unico europeo. Nel tempo si è anche affermato il principio di un primato del diritto comunitario rispetto al diritto nazionale (riconosciuto anche dalla nostra Corte Costituzionale), per cui in caso di conflitto tra norma comunitaria e norma nazionale è la prima a prevalere. La Corte di Giustizia dell’UE non va confusa né con la Corte internazionale di giustizia dell’Aia (che dipende dall’ONU), né con la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo (organo che fa parte del Consiglio d’Europa).
Una conoscenza più diffusa di come funziona l’UE assicurerebbe una più consapevole cittadinanza europea e contribuirebbe alla formazione di un’autentica opinione pubblica europea, di cui abbiamo un grande bisogno per affrontare uniti le sfide del mondo contemporaneo (da ultimo il corona virus).
*Esperto di istituzioni, politiche e programmi dell’UE

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