In questi giorni ci siamo accorti anche in Romagna della pessima qualità dell’aria dovuta alla stabilità atmosferica che moltiplica gli effetti negativi dell’inquinamento causato soprattutto dalla circolazione dei mezzi di trasporto e dai sistemi di riscaldamento (con in cima la pratica assurda e impunita di bruciare la legna anche nei centri urbani). In un contesto nel quale l’inquinamento atmosferico causa nel nostro Paese decine di migliaia di morti premature ogni anno (e la diffusione di malattie respiratorie, specie l’asma, anche tra i bambini) le misure emergenziali, pur necessarie, servono a poco.

Sono indispensabili, come da tempo si dice, misure strutturali quali la diffusione della ciclo-pedonalità, del trasporto pubblico locale basato su mezzi ecologici e, laddove non se ne può fare a meno, di veicoli privati elettrici o ibridi (inclusi i motori e motorini; quelli più obsoleti sono ultra inquinanti e i più dannosi per la salute). Per i sistemi di riscaldamento è fondamentale investire massicciamente nella riqualificazione energetica (ed antisismica) degli edifici. Nell’ambito del Green Deal europeo, delle politiche verdi nazionali e locali occorrerà trovare una narrazione efficace e finanziamenti adeguati per incentivare e quindi favorire l’enorme transizione energetica che dobbiamo perseguire per vivere meglio e più sicuri, in un nuovo stile di vita che non considera più l’aria, la natura, perfino i nostri polmoni, alla stregua di una pattumiera in cui scaricare di tutto e di più. In tale contesto si inserisce il problema dell’estensione delle aree pedonali nelle nostre città. Spesso questa scelta compiuta dalle Amministrazioni Comunali incontra un’esplicita opposizione da parte dei commercianti, che temono un’ulteriore contrazione delle loro vendite, già penalizzate dalla grande distribuzione, dal commercio elettronico, da affitti e imposte spesso troppo alti. La prima pedonalizzazione di un centro storico in Europa è avvenuta nel 1926, ad Essen (Germania), in piena Repubblica di Weimar. Da allora la tendenza non ha subito inversioni di tendenza, fino al progetto Oslo 2030, nel quale una comunità di circa 600.000 abitanti ambisce alla creazione di una città senza auto con vastissime aree pedonali inaccessibili anche per le biciclette e i monopattini. In Italia le prime esperienze significative di aree pedonali risalgono alla metà degli anni ’60 (Siena), ma solo negli ultimi 30-40 anni si sono diffuse in modo significativo. Tuttavia non mancano le spinte di segno opposto e le discussioni, talvolta anche aspre. A Forlì, ad esempio, Oscar Farinetti si era spinto a chiedere alcuni anni fa la riapertura alle auto di Piazza Saffi, per consentirle di parcheggiare davanti al suo Eataly. I dati disponibili dimostrano, invece, in modo inequivocabile che si è registrato un importante, talvolta spettacolare, incremento dei volumi d’affari degli esercizi commerciali a seguito della pedonalizzazione di vaste aree di diversi centri storici europei. Infatti, in base all’UITP Millennium Cities Database, si registrano incrementi di fatturati che vanno dal 40% (!!) di Monaco di Baviera, al 12% di Rouen, per passare al 37% di Dusseldorf, al 32% di Copenhagen, al 15% di Vienna, fino, da ultimo in ordine cronologico, al +8,6 % di Madrid. Chi fa scelte coraggiose e che guardano ad un futuro sostenibile, in cui gli spazi pubblici sono liberati dal traffico, dal rumore, dall’aria inquinata e sono restituiti alla socialità, alle famiglie con bambini, è premiato anche dal punto di vista commerciale. E’ possibile dunque un futuro diverso, a cui ciascuno di noi può dare un contributo.
*Esperto di istituzioni, politiche e programmi dell’UE.

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