“Valmarecchia. Danni alle auto, smottamenti, alberi in strada e cantine allagate. E una forte gradinata”. Scriveva in prima pagina questo giornale sabato scorso. Il sito online de “La Nuova Ferrara” riportava nelle stesse ore: “Grandine e vento nella notte tra giovedì e venerdì, danni consistenti anche a Portomaggiore. Blackout, tetti scoperchiati, alberi abbattuti e allagamenti. Chiuse la Super e molte strade della zona.” Una situazione analoga si è registrata nel Reggiano. Il 10 luglio del 2019 una terribile tromba d’aria si è abbattuta su Milano Marittima, un evento che in pochi minuti ha distrutto in diversi punti la splendida pineta della città rivierasca. Oggi è in corso una campagna di raccolta fondi per contribuire al ripristino dell’area.

Oggi è in corso una campagna di raccolta fondi per contribuire al ripristino dell’area. Circa un anno e mezzo fa il vento e la pioggia hanno devastato intere foreste in Trentino, Alto Adige e Veneto; più di un milione e mezzo di metri cubi di foresta sono stati abbattuti in 24 ore. Boschi plurisecolari sono stati rasi al suolo da raffiche di vento fino a 150 km all’ora, con vortici e trombe d’aria. E potremmo continuare allungando ulteriormente la lista. Nell’eterno presente in cui sembriamo tutti immersi, conserviamo memoria (e i relativi avvertimenti e insegnamenti) di tali eventi? Gli eventi meteo estremi ci sono sempre stati; ciò che è cambiato è la loro frequenza, intensità, virulenza e imprevedibilità. E la causa di tale mutamento è una sola: il cambiamento climatico in corso. Ormai lo sappiamo, c’è un solo modo per contrastarlo: ridurre drasticamente l’emissione di gas ad effetto serra in atmosfera accelerando il passaggio dal modello energetico basato sulle energie di origine fossile ad uno fondato sulle energie rinnovabili. Certo, ci vuole anche tanta efficienza energetica, ma di energia, e tanta, ne avremo sempre comunque bisogno, in un mondo che viaggia verso i 9 miliardi di abitanti. Probabilmente cambierà anche la tipologia dei consumi energetici: uno studio finanziato dall’UE, ad esempio, prevede entro il 2030 un calo del 30% del fabbisogno energetico legato al riscaldamento e un aumento del 72% legato alla climatizzazione e refrigerazione (quindi di energia elettrica), che si concentrerà soprattutto nelle località ad alta intensità turistica. Poiché dovrà trattarsi di energia pulita alimentata da sole, vento, acqua, geotermia, rinnovo per l’ennesima volta la domanda: dove li mettiamo gli impianti per produrla? Come ci immaginiamo il paesaggio energetico del futuro? Ormai è chiaro che sia per la nostra generazione, che soprattutto per quella dei nostri figli e nipoti, il modello di sviluppo attuale non è più sostenibile; ne serve uno nuovo e diverso, che deve riconciliarsi con la natura, i suoi equilibri, i suoi ritmi. Per me il green non è mai stato un settore a sé stante, ma un nuovo paradigma dello sviluppo, che deve guidare e plasmare tutto, in modo coerente, pratico, concreto. Ironia della sorte, la stessa prima pagine di questo giornale di sabato scorso riportava, sopra la notizia dell’evento meteo in Valmarecchia, l’annuncio che il Comune di Rimini, attraverso una nota del Sindaco Gnassi, stroncava il progetto di Parco Eolico, in quanto “sfregio al mare e alla collina” e “progetto insostenibile”. Gnassi rivendica, giustamente, il cambio radicale del modello di sviluppo riminese e passerà alla storia come il sindaco che ha reso Rimini più bella, verde, accogliente, vivibile, attenta alla cultura. Ma il nuovo modello di sviluppo riminese risulterà monco, e in definitiva inadeguato rispetto alle sfide di questo secolo, se non sarà anche basato sulla de-carbonizzazione. Ovviamente non c’è alcun nesso apparente tra l’ennesimo evento meteo estremo che ha colpito una parte del nostro territorio e la presa di posizione del primo cittadino di Rimini su un progetto che non si sa ancora se e quando verrà realizzato. Però esiste un nesso sostanziale: più la politica rimanda, prende tempo, ostacola, si comporta come se l’opzione delle energie rinnovabili fosse una tra le tante, più la crisi climatica è destinata ad aggravarsi. Per essere chiaro e per rispondere anche al bell’articolo dell’amico Ing. Silverio Laghi di qualche giorno fa, personalmente non sono per una sorta di neo-liberismo energetico per cui tutto è ammesso e concesso, in nome dell’emergenza climatica, per autorizzare i progetti relativi alle fonti di energia rinnovabile (che devono essere sottoposti rigorosamente alla Valutazione di Impatto Ambientale e agli iter di autorizzazione previsti dalle leggi vigenti), però ho trovato molto discutibile, ipocrita, a volte falso l’atteggiamento di molti nei confronti del progetto di Parco Eolico al largo della costa riminese. E soprattutto rimane sospesa una domanda; la comunità scientifica ci ha avvertito che abbiamo solo 10 anni per provare ad invertire la rotta. La politica, anche locale, cosa vuol fare per modificare un modello energetico ancora stradominato nella nostra Regione e Provincia dall’energia di origine fossile? La sindaca di Riccione ha invocato il ricorso ad un referendum nel caso procedesse il progetto del Parco Eolico. Ma è così sicura di vincerlo? Un sondaggio pubblicato nel maggio 2019 da Eurobarometro (istituto di rilevazione delle opinioni per conto della Commissione Europea e del Parlamento Europeo) sull’atteggiamento degli europei nei confronti dell’energia rivela che il 90% è favorevole all’utilizzo di energia pulita e che quindi è necessario incoraggiare la transizione dall’energia fossile a quella rinnovabile. In precedenza, nel mese di aprile 2019, Eurobarometro ha pubblicato un altro sondaggio. Da esso risulta che il 93% degli intervistati ritiene il cambiamento climatico un problema “serio” e “molto serio” per l’84% degli italiani, superiore alla media UE del 79%. Certo, se agli stessi intervistati venisse chiesto se sono disponibili ad ospitare nel loro territorio una centrale eolica, o un campo fotovoltaico, oppure una centrale a biomasse o altro, probabilmente scatterebbe la sindrome NIMBY (fatelo ovunque ma non nel mio giardino), e le percentuali sarebbero diverse. Ma è proprio su questa contraddizione che leader politici degni di questo nome dovrebbero lavorare, con tenacia e costanza. Nel nostro caso, se la domanda fosse vuoi/non vuoi le pale eoliche a 10 km dalla spiaggia, l’inedita alleanza conservatrice tra alcuni sindaci, una parte della Giunta Regionale, la Lega, Italia Nostra, Basta Plastica in mare e altri avrebbe partita facile e l’esito sarebbe scontato. Ma se la narrazione fosse più consona ai nostri tempi, in sintonia con la crescente sensibilità delle persone verso l’ambiente e fosse incentrata su cosa fare concretamente per combattere la crisi climatica (acquisendo, prima di tutto culturalmente e psicologicamente, la consapevolezza che la transizione verso le energie rinnovabili modificherà inevitabilmente anche il paesaggio a cui eravamo abituati, come è accaduto con l’era dei combustibili fossili e in precedenza con i mulini a vento), sono convinto che il risultato sarebbe diverso. È una battaglia, prima di tutto culturale e poi politica, per la quale servono leader politici coraggiosi e lungimiranti. Per ora, purtroppo, all’orizzonte non se ne vedono molti.
*Esperto di istituzioni, politiche e programmi dell’UE

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