RAVENNA. La riconversione di uno stabilimento abbandonato in Darsena, riqualificato attraverso un finanziamento europeo per un progetto che vede capofila nientemeno che il Cnr. E, riproponendo il modello dei riusi temporanei – già di successo per il Darsena Pop Up e in predicato di essere adottato anche in altri casi – verranno utilizzati moduli amovibili per creare un complesso dedicato all’innovazione e alla ricerca. Nel dettaglio poi le attività che verranno ospitate in questo nuovo complesso saranno decise con un processo partecipativo.
Il progetto si chiama Tempus ed è finanziato dal programma di Cooperazione Transfrontaliera Interreg 2014-2020 Italia-Croazia, strumento finanziario al sostegno della cooperazione tra i due Stati Membri dell’area Adriatica. Il budget per realizzarlo è di 2,7 milioni di euro, ma i fondi strutturali comunitari che giungeranno per sostenerlo sono di ben 2,3 milioni. Sono infatti otto, oltre al Consiglio nazionale delle Ricerche, i partner che sosterranno la realizzazione: l’Università di Bologna, la Cna, il Certimac, la città di Rijeka, l’Agenzia di Sviluppo “Porin” di quella stessa realtà che molti italiani conoscono come Fiume, il museo di Storia Marittima della medesima città croata, la città dalmata di Solin, l’agenzia regionale di sviluppo della Dalmazia Pi-Rera sd.
Dal punto di vista architettonico invece il progetto è seguito da Officina Meme Architetti, studio e start-up innovativa specializzata in strategie di processo e progettazione integrata nell’ambito della rigenerazione urbana. «Il progetto Tempus, ovvero TEMPorary Uses as Start-up actions to enhance port (in)tangible heritage – spiega Cristina Garavelli, che per Meme segue il progetto –, mira a stimolare un nuovo sviluppo economico basato sulla valorizzazione del patrimonio portuale, tangibile e intangibile, della costa adriatica fra Italia e Croazia, attraverso l’attivazione di azioni di usi temporanei».
Il “case study” ravennate è stato individuato nel comparto Darsena e in particolare in una porzione di terreno all’interno della ex sede del Consorzio Agrario. L’area è sul lato sinistro del canale Candiano, in prossimità del ponte mobile, e ha rappresentato un importante snodo di collegamento tra la Darsena storica, il nuovo porto, il centro storico e il territorio. «L’area oggetto di intervento è fortemente legata all’identità e all’heritage portuale della città di Ravenna – si legge nella relazione al programma comunitario –, e costituisce un elemento fondamentale per la rigenerazione dell’intero comparto della Darsena di città, offrendo la possibilità di innescare processi virtuosi per quanto riguarda l’attivazione socio-culturale, turistica ed economica, mediante riusi temporanei».
Secondo le linee guida del progetto che ha vinto il finanziamento europeo, «il fine della progettazione sarà quello di mettere a disposizione della collettività spazi ad alta valenza pubblica e per lo sviluppo di: imprese, start-up e associazioni del settore delle attività ricreative e sportive. Tra le finalità riconducibili al progetto anche l’attività di aggregazione per residenti del quartiere e per turisti, con il coinvolgimento di enti locali e regionali responsabili di formazione e organizzazione di eventi».
La flessibilità dei riusi temporanei – strumento che attraverso la temporaneità degli insediamenti e una loro vocazione di interesse pubblico riconosce la possibilità di abbattere gli oneri di urbanizzazione – è secondo Cristina Garavelli strategico, anche in questo caso: «L’impianto del progetto permette di affrontare due importanti tematiche: l’esigenza di attivazione di aree complesse e strategiche dal punto di vista sociale ed economico. Il tutto mediante lo sviluppo di progetti in temporaneità, e la possibilità di sviluppare azioni di più ampio respiro su tematiche infrastrutturali quali la mobilità sostenibile, per riportare la Darsena all’interno dei tracciati urbani ed extraurbani».

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