shallow focus photography of grass leaf

Avere un pollice verde può non essere cosa facile, soprattutto per chi vive nelle città. Ma diverse sono le soluzioni che si possono proporre nelle case. Non ci sono solo i vasi da interni a riempire di piante i salotti, ma è possibile trovare diverse soluzioni in grado di segnare una vita più green. I giardini verticali possono esserne un’esperienza. Più o meno grandi, stanno diventando sempre più di moda. Una delle più grandi al mondo è a Breganze, in Provincia di Vicenza, con 250 mq di superficie verticale. Ma la Romagna non ne è da meno. A dirlo è Andrea Cavina, fondatore della società AreaC di Faenza che si occupa di “Verde stabilizzato”. È una delle soluzioni per avere una parete verde per anni e per iniziare ad avvicinarsi alla cura del verde naturale.

«Sono piante vere, allevate e selezionate, trattate con glicerina – spiega – È una soluzione con una impronta di carbonio più bassa rispetto alle piante ordinarie. È il frutto di una esperienza avviata negli anni Ottanta. A queste piante non bisogna dare acqua, rimangono belle per anni».

Le pareti di verde stabilizzato sono principalmente di muschi, licheni, fiori, foglie di edera.

«In Romagna abbiamo più domanda che offerta, tanto che uno dei nostri mestieri più difficili è di trovare prodotti», aggiunge.

Con lo “stabilizzato” c’è un vantaggio: l’abbattimento acustico. Con il reale, c’è un passo in più da fare: la cura quotidiana. Ma in questo caso, si hanno tutti i vantaggi del prodotto totalmente vivo, con la possibilità (grazie all’attività traspirante delle piante) di raffrescare e depurare l’aria, con tutti gli effetti benefici che ne derivano.

«Il giardino verticale è l’adattamento evolutivo, in aree fortemente urbanizzate, del tentativo dell’uomo di cercare di mitigare l’effetto della sua attività eterotrofa con quella autotrofa delle piante – spiega Nicola Pepe, produttore di giardini verticali con la sua Edilpepe, ad Altamura – L’essere umano, nella piena consapevolezza che il mondo biologico degli eterotrofi cui appartiene, possa assicurarsi un futuro vitale solo se favorisce alla stessa stregua l’esistenza dell’attività degli esseri autotrofi, ha sempre previsto, nei luoghi di forte antropizzazione, la coltivazione di piante. Quando lo sfruttamento delle superfici urbane non consente la coltivazione delle piante in orizzontale, nasce la necessità di doverle coltivare su un piano verticale, esattamente come nel nostro caso. Questa necessità è stata avvertita, fino alla fine del secolo scorso, solo in centri urbani del Nord Italia, e proposta come pratica marginale solo in grossi centri urbani del Sud. Oggi è pratica favorevole anche nei centri urbani storici a forte concentrazione demografica». Uno degli esempi è quello di Oro Bianco, proprio ad Altamura e che è valso un riconoscimento dell’associazione ambientalista Fare Verde. «Arreda prevalentemente il prospetto principale del plesso edificato, esposto a Nord-Est, e ha sfruttato la luminosità delle parti alte dell’edificato arredandole con piante di melograno, alloro, corbezzolo, Rhamnus, mirto e viburno tino – spiega – Non mancano piante ricadenti e rampicanti quali le edere, le vinca, e il drosanthemum posto nei punti più riparati dal vento freddo di tramontana. Piante a sviluppo orizzontale come il loropetalum nelle sue forme cromatiche, la gaura, la poligala e piante aromatiche quali il rosmarino ed il timo».

Il giardino verticale è una delle evoluzioni del futuro green: si risparmiano i consumi ed aumentano le superfici. Questo è vero anche per gli orti. Non è un caso se proprio in questi giorni una startup californiana, Plenty, ha preso finanziamenti per 400 milioni di dollari da parte di investitori come il fondatore di Amazon Jeff Bezoz ed Eric Schmidt, per usare l’intelligenza artificiale per la conduzione delle serre verticali. L’obiettivo è aumentare la produttività di 400 volte in più rispetto alle tradizionali colture orizzontali.

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