Nasce a Viserbella una scuola per i figli dei combattenti

1915. L’Italia è in guerra da poco più di due mesi e Rimini, che ha già subito il battesimo del fuoco con i bombardamenti austro-ungarici (Corriere Romagna, 9 febbraio 2021), è entrata in una situazione di angoscioso turbamento collettivo. Nonostante la paura e i disagi per le restrizioni imposte dall’economia di guerra, la popolazione mantiene una dignitosa compostezza. Un comportamento civico responsabile e patriottico, espressione di un consapevole spirito di corpo, che favorisce la nascita di molteplici attività di ordine sociale e umanitario. Tra le tante ne ricordiamo una, promossa da privati cittadini, che ha luogo nella borgata di Viserbella.

In questa minuscola stazione balneare, nell’agosto del 1915 prende vita una scuola privata. Scopo della iniziativa è togliere dalla strada «i figli dei soldati Riminesi che sul campo della gloria forniscono mirabile prova del valore e dell’audacia del popolo italiano». Tra i promotori del progetto educativo – divulgato con grande risalto da Il Momentoil Corriere Riminese e L’Ausa – figurano le famiglie Rossi, Gamberini, Garbellotto e il parroco don Nicoletti. La «provvida istituzione», frequentata da una trentina di bambini, ha sede nella villa di Domenico Rossi e le lezioni – stando a quanto riferiscono i giornali – sono seguite «con assiduità, diligenza e profitto».

Gli scolari «vengono preparati alla lettura ed alla scrittura» da Giuseppina Rossi; alla «calligrafia e all’aritmetica» da Colombo Garbellotto, mentre Adele Gamberini e Lina Garbellotto impartiscono nozioni di «lavoro domestico». In seguito a domanda, i piccoli possono ricevere l’insegnamento del catechismo. L’Ausa, settimanale cattolico, è particolarmente soddisfatto del progetto pedagogico. «I genitori – si legge sul periodico l’11 settembre 1915 – che, per la distanza e il difficile accesso alle pubbliche scuole ed alla chiesa non sapevano come provvedere alla istruzione ed educazione dei propri figli, sono lietissimi e riconoscenti per questa istituzione». «La scuola – sottolinea Il Momento il 7 agosto 1915 – è gratuita e alla spesa dei libri, quaderni ecc. sopperisce la famiglia Gamberini», la quale «ha anche stabilito di distribuire un piccolo premio settimanale agli scolari più diligenti».

L’entusiasmo è unanime e L’Ausa, sente il dovere non solo di ringraziare pubblicamente il “benefattore”, nella persona del rag. Giulio Cesare Gamberini, ma anche di farlo conoscere ai propri lettori dedicandogli un profilo molto accattivante. Del resto non è la prima volta che «il ragioniere di Viserbella» balza agli onori della cronaca per proposte didattiche e umanitarie. Nel settembre del 1911 egli fu il promotore di un asilo infantile a Viserba. Con lui, allora, si erano dati da fare Giulio Locatelli, Luigi Venturi, Giuseppe Mussoni e Giuseppe Galliani (Il Momento, 28 settembre 1911).

L’esperienza scolastica dell’estate del 1915 si ripete con successo anche negli anni a venire, con lezioni che cominciano i primi di luglio e terminano i primi di settembre (Corriere Riminese, 21 giugno 1916)

Non va in porto, nella piccola ma intraprendente comunità rivierasca, un’altra encomiabile iniziativa: l’istituzione di un “doposcuola” per il periodo invernale. L’idea, pensata nell’autunno del 1915 dal solito onnipresente Gamberini, si proponeva di andare incontro ai «ragazzi e alle fanciulle, che per ragioni di lavoro non possono frequentare regolarmente le comunali di Viserba». La proposta educativa fallisce per la mancata collaborazione del Municipio, il quale non avendo a disposizione nei propri magazzini banchi, sedie e lavagna, non se l’è sentita di improntarne la spesa (Il Momento, 20 novembre 1915). Va detto che le difficoltà finanziarie del Comune in questo particolare frangente hanno superato il limite di guardia, tanto che nell’ultimo trimestre del 1915 il forziere municipale risulta pressoché vuoto: non dispone nemmeno dei pochi spiccioli necessari per l’acquisto di un po’ di legna per intiepidire le aule pubbliche. Scrive Il Momento il 23 dicembre 1915: «Nelle nostre scuole, a tutt’oggi, non sono state accese le stufe per riscaldare gli ambienti che raccolgono i nostri piccoli scolari. E così i bambini se ne tornano a casa piagnucolando e intirizziti dal freddo. Richiamiamo l’attenzione di chi dovrebbe già aver provveduto, a meno che non si attenda il mese delle rose». Già, «il mese delle rose»! Con la guerra in corso anche maggio non avrà il calore e il profumo di un tempo.

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