Nardi, Ciccio e Amarildo

Il primo tempo di Reggiana-Cesena è stato l’introduzione di un bel libro (Passeggeri notturni) di un eccellente scrittore (Gianrico Carofiglio). Un monaco avvicina il maestro zen e gli chiede: “Senza parole e senza silenzio, sai dirmi cosa è la realtà?”. Il monaco gli diede un pugno in faccia.

Il Cesena il pugno in faccia lo ha preso ed è rimasto in piedi, sorretto da un portiere che in C vale 10 punti a campionato, sultano di una fase difensiva talmente in fiducia che neanche Draghi alla Camera. Il paragone è ingeneroso, perché gli altri sono ragazzi che in futuro magari saranno protagonisti, ma ci sono pesanti indizi per pensare che con Marson o Satalino in porta, il Cesena con quel pugno in faccia sarebbe andato al tappeto. Prima di domenica, la Reggiana aveva uno score di 5-1-0 in casa e due gol segnati a partita, con 12 reti realizzate e una incassata a costruire 5 vittorie e un pareggio (0-0) contro il Gubbio. Con Pescara ed Entella che non ingranano, quella di Diana è la più autorevole candidata al primo posto: è forte, è profonda, ha un sacco di cambi migliorativi pronti in panchina e senza uno dei suoi insostituibili (Rozzio in difesa) non ha preso gol.

Il Cesena invece ha ufficializzato il suo ruolo di scomodo outsider: assodato che fare gol a Viali è semplice come leggere una bolletta di Hera, ci sono ragazzi (Candela, Mulè, Tonin, per tacere di Berti) con margini di miglioramento interessantissimi. Difesa e attacco hanno ormai un loro volto, a centrocampo sembra dura rinunciare Steffè, ma il percorso è lungo e bene o male il campo lo vedrà sempre.

Nel pieno di un campionato ancora lungo, il prossimo ospite del Manuzzi è la Fermana, che in attacco schiera una punta fresca del gol decisivo nell’1-0 alla Pistoiese, ovvero Orazio Pannitteri. Orazio è il figlio di Antonino Franco Pannitteri detto Ciccio, punta di cassetto basso del Cesena 1991-92 in Serie B con Attilio Perotti alla guida. Nei piani del diesse Pier Luigi Cera, Pannitteri (169 centimetri di stima con gli scarpini) doveva essere un antesignano di Fabrizio Miccoli e in effetti aveva un curriculum da uomo-gol della C del Sud, ma quella vera: quella dove per fare gol dovevi uscire vivo da un safari di stopper che vogliono mandarti in ortopedia.

Ciccio Pannitteri invece non sfondò (8 presenze, 2 gol). Cesena era la sua occasione in B dopo un girovagare tra Siracusa, Atletico Catania, Paternò, Messina Peloro, Gela, Catanzaro, Milazzo, Potenza. Fece un gol nel finale in Cesena-Reggiana 1-1 (pensa te), poi andò a segno anche la domenica successiva col Piacenza e basta così. Resta il ricordo di un simpaticone che a Villa Silvia regalava scampoli di cabaret col magazziniere Ugo Angeli, chiamava tutti i giornalisti con lo stesso nome (“salve boss”) ed era la terza punta di un attacco che comprendeva il primo Lerda e pure l’ultimo Amarildo. Già Amarildo, il centravanti brasiliano profondamente religioso che prima delle partite regalava una Bibbia al suo marcatore. La sua devozione ispirò il titolo della sua prima intervista in Romagna (Amarildo: “Dio mi ha voluto a Cesena”). Giornale aperto alla mano, fece epoca pure il laico commento di un tifoso pluriabbonato ed ex allenatore di basket: “Così se non segna, la gente saprà subito con chi deve prendersela”.

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