Muti e la Cherubini a Marradi: una giofrnata straordinaria

Il giallo delle ginestre spicca nel tardo pomeriggio sotto i nuvoloni grigi che accompagnano il Treno di Dante in corsa verso Ravenna. La pioggia è arrivata, infine, domenica scorsa, ma ha risparmiato i 300 che, pur nel rispetto delle norme, “affollavano” la Piazza delle Scalelle, nel cuore di Marradi, per seguire dal maxischermo lì allestito il concerto con cui Riccardo Muti, a pochi metri di distanza, celebrava, dopo alcuni mesi di lavori e più di un anno di chiusura forzata, la riapertura del Teatro degli Animosi. Un piccolo teatro della fine del Settecento che, come i tanti altri che punteggiano la provincia italiana, «è un dono prezioso che viene dal passato – ha sottolineato il direttore d’orchestra – dal quale dobbiamo ripartire e ricominciare a pensare e a vivere la cultura come cibo spirituale e irrinunciabile per questo nostro Paese».

Più eventi intrecciati

In una giornata del tutto straordinaria, perché nel piccolo centro sull’Appennino tra Toscana e Romagna si intrecciano più eventi: appunto la riapertura del teatro affidata al maestro Muti, a lui anche il taglio del nastro con l’inno nazionale intonato dalla Banda di Popolano, ma anche l’inaugurazione del convoglio d’epoca (d’ora in poi in servizio ogni fine settimana), che nel settimo centenario della morte del poeta non può non fermarsi qui, tappa fondamentale nel percorso dell’esule da Firenze a Ravenna – è su quel treno che arriva il ministro della cultura Dario Franceschini, oltre a lui al concerto altre figure istituzionali, i sindaci di Firenze e Ravenna, e rappresentanti delle due Regioni (per la Toscana, il presidente).

E naturalmente, il sindaco di Marradi, Tommaso Triberti, che in segno di gratitudine a Muti ha consegnato nientemeno che le chiavi di quel teatro, sul cui boccascena campeggia, insolito quanto visionario, il disegno di una mongolfiera, simbolo di quell’Accademia degli Animosi che nel 1792 ne ha voluto la costruzione – non eran passati nemmeno 10 anni dal primo vero volo, in Francia: “Tutte le strade son piane agli Animosi” il motto di quei nobili marradesi.

Pubblico trascinato in volo

E in una sorta di volo è stato trascinato anche il pubblico: con la tensione che attraversava gli archi dell’Orchestra Cherubini – quei giovani cui Muti dedica tempo ed energie consapevole che solo da loro passa un futuro migliore – nella celebre “Aria sulla quarta corda”, dall’Ouverture n. 3 di Bach; poi con la delicatezza come sospesa del fraseggio, aereo eppure denso, dell’”Ave Maria” dall’Otello di Verdi intonata con profondità espressiva e voce incantatoria dalla soprano Rosa Feola, applauditissima. Come Elena Bucci, che con voce esperta di attrice negli endecasillabi della Commedia dantesca ha innestato versi di Dino Campana, lì a un passo dalla sua casa, colmando con essi l’ideale percorso dal primo dell’Inferno all’ultimo del Paradiso. E infine, sempre in volo, con Mozart, il Divertimento K 136 – con quel fugato che quasi ci cadi dentro – negli scarti dinamici eloquente e assoluto, intraducibile.

Con l’auspicio di tornare, ma anche con la raccomandazione, per questo come per tutti i nostri teatri, «di farlo vivere oltre ogni evento isolato o grande nome, non sono quelli che contano, bensì nella cura quotidiana della qualità e della programmazione e nella consapevolezza della propria storia».

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