Musica paradisiaca di Silvestrov al Ravenna Festival

«La musica è, prima di tutto, un canto; è il mondo che canta se stesso»: un’immagine, quella utilizzata da Valentin Silvestrov, irresistibilmente prossima a quel principio di “armonia delle sfere” che vuole l’universo produrre una musica dolcissima, ineffabile – di questa musica è pervaso anche il Paradiso di Dante, alla cui luminosa evanescenza il compositore ucraino dà voce con “O luce etterna”. La prima assoluta di questa nuova composizione è in programma questa sera dalle 21.30, nella Basilica di Sant’Apollinare in Classe, fulgida di mosaici: qui il Coro da camera di Kiev diretto da Mykola Hobdych – che aprirà il concerto con la prima di un’altra pagina di Silvestrov, In Memoriam – porterà a compimento il trittico di nuove musiche ispirate alle cantiche della Commedia che Ravenna Festival ha commissionato a compositori contemporanei per il VII centenario.

«Ho scelto di intonare l’ultima delle tre cantiche della Commedia – spiega Valentin Silvestrov, già nel 2018 ospite di Ravenna Festival, quando gli fu dedicato un percorso monografico – perché una “istanza di paradiso” permea l’intera storia dell’umanità, con le sue guerre e le sue catastrofi sociali e naturali. Ed è per questo che Dante è un poeta attuale: nella sua Commedia dimostra infatti che se l’umanità, non soltanto nella vite private dei cittadini ma anche nella politica generale delle nazioni, ignora i valori umani fondamentali e i comandamenti biblici non può fare altro che precipitare nella sfortuna e nella disgrazia»

“O luce etterna” segue i “Sei studi dell’Inferno” di Giovanni Sollima, che ha debuttato lo scorso 10 giugno, e il “Purgatorio” di Tigran Mansurian, presentato a Erevan il 4 luglio (la prima italiana sarà il prossimo 12 settembre per il concerto diretto da Riccardo Muti a conclusione delle celebrazioni nazionali).

La cantata di Silvestrov si apre e si chiude nel segno del Paradiso: il primo, il nono e il decimo quadro intonano una scelta di versi tratti dal I e dal XXXIII canto. Ma nell’ottavo quadro emerge un delicato e malinconico componimento di Ševčenko intitolato Sera. Il giardino dei ciliegi”, intonato dal soprano – un tocco “pastorale” secondo il significato che Silvestrov accorda a questa categoria; un concetto esteso che fa riferimento al tempo stesso alla natura, all’uomo, al cosmo, all’infinitamente grande e all’infinitamente piccolo. La scelta di utilizzare una recente traduzione in ucraino della Commedia, pubblicata nel 2015, rende le due lingue poetiche ancora più vicine. Gli altri quadri si ispirano invece a mondi spirituali e poetici di diversa natura: un canto senza parole dedicato a Ravenna, una preghiera liturgica di origina slava, un inno di ringraziamento della tradizione ortodossa, un Ave Maria e due diverse intonazioni dell’Alleluia. Varia di conseguenza anche lo stile vocale, che spazia dal mormorio del coro al canto senza parole, dalla melopea solistica del baritono al duetto tra soprano e contralto fino al trio e al quartetto vocale nel suo insieme.

Biglietti: posto unico numerato 30 euro, under 18, 5 euro.

L’appuntamento sarà anche in streaming su ravennafestival.live.

Info e prevendite: 0544 249244

Esiste forma d’arte che non si possa ricondurre a quell’universo composito e assoluto che è la Commedia, capace di parlare agli uomini di ogni epoca e luogo? Difficile rispondere, ma certo ci sono pagine della creatività umana che inevitabilmente ci riportano al poema: è il caso di “Le sette ultime parole del nostro Redentore in croce” di Franz Joseph Haydn, capolavoro la cui versione autografa per quartetto d’archi sarà affidata ai giovani musicisti del Quartetto Leonardo per i nuovi appuntamenti dei Vespri danteschi, da venerdì 9 a domenica 11 luglio, sempre alle 19.30 nella Basilica di S. Francesco.

Se queste pagine musicali non hanno alcun diretto riferimento ai versi danteschi, il Terremoto sul Calvario che ispira a Haydn la “sonata” conclusiva è lo stesso che Dante descrive inequivocabilmente nei versi “Per lei tremò la terra e ’l ciel s’aperse” (Paradiso VII, v. 48).

Si tratta di sette Sonate, precedute da un’Introduzione, maestosa e improntata a quella gestualità drammatica propria dei nuovi orizzonti espressivi che informano tutta la composizione; e chiuse da un Terremoto irto di dissonanze e trilli, a richiamare il fragore tellurico che dopo la Crocifissione sconvolse il Calvario. Un’opera di cui Haydn realizzò, oltre alla più nota e “definitiva” versione per orchestra ultimata nel 1796, una prima impaginazione per archi fiati e timpani, nonché una versione pianistica e una espressamente pensata, nel 1787, per quartetto d’archi, appunto quella proposta dal Quartetto Leonardo che, ato nel 2019 (Sara Pastine e Fausto Cigarini ai violini, Salvatore Borrelli alla viola e Lorenzo Cosi al violoncello) è fresco di Premio Farulli, il prestigioso riconoscimento nell’ambito del Premio della Critica Musicale Franco Abbiati 2021.

Come per tutti gli appuntamenti dei Vespri il biglietto di ingresso è 1 euro.

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