Musica, il Covid frena “Prison Songbook”

La cultura sta ripartendo piano piano con la riapertura di cinema, teatri e musei, ma per la musica dal vivo la strada è ancora tutta da spianare. Ne sanno qualcosa due noti artisti forlivesi: Marco Vignazia e Sara Piolanti. Il primo è uno storico chitarrista blues romagnolo, già a fianco di Arthur Miles, Joe Galullo, Angelo Leadbelly Rossi e molti altri. Si esibisce da anni con diverse formazioni in locali e festival ed è uno dei dieci chitarristi voluti da Vince Vallicelli per il tributo a Freddie King al Naima Club. Sara Piolanti è una cantautrice forlivese con alle spalle una storia musicale ricca di importanti collaborazioni. Ha iniziato affiancando come cantante il batterista blues Vince Vallicelli e dando così espressione all’amore per la musica afro-americana che da sempre la caratterizza. “Farfalle e falene” è il suo primo album solista, nel 2011 ha vinto il premio DeAndrè. Vignazia e Piolanti insieme hanno realizzato il progetto musicale “Prison Songbook” che però a causa del Covid è rimasto praticamente “in sospeso” nonostante il successo dell’idea e le numerose richieste arrivate per metterlo in scena in teatri e festival.

«La situazione che riguarda la musica e la cultura a causa del Covid è molto grave – afferma Marco Vignazia – hanno bloccato tutti gli eventi e gli artisti non lavorano più da diverso tempo. Qualcosa si sta muovendo ma sempre in maniera molto cauta. Ad essere penalizzati sono stati soprattutto i teatri e quindi anche il nostro progetto “Prison Songbook” nato per essere protagonista nei circoli culturali, nei teatri e nei festival. Le programmazioni nell’ambito dei live si fanno nella stagione autunno-primavera, quindi sono saltati due anni di programmazioni. A gennaio ad esempio, dovevamo suonare al San Giacomo a Forlì con tutta una serie di accordi stipulati, poi puntavamo a riproporre Prison Songbook all’Arena San Domenico, ma non è stato possibile. Ci tenevamo a presentare il progetto nella nostra città, speriamo di poterlo fare presto». In tempo di Covid e di lockdown, che sotto alcuni aspetti è stata una sorta di prigione per tutti, Vignazia e Piolanti hanno affidato alla comunicazione web alcune pillole del loro progetto in attesa di poterlo lanciare come merita.

«Prison Songbookè un progetto di ricerca che indaga il blues carcerario, le canzoni dei carcerati tra gli anni 30 e la fine anni 50 – spiega Vignazia – è stato un lavoro complesso, oltre alla ricerca di testi dell’epoca, abbiamo sviluppato dialoghi con traduttori madrelingua per i testi cantati in uno slang del sud degli Stati Uniti. Cantare all’interno delle prigioni era ricorrente, con canti religiosi e canti di lavoro che avevano la funzione pratica di scandire il tempo del lavoro e alleviare la fatica. È un progetto culturale, non solo musicale, proponiamo brani che hanno registrato questi artisti prima di sparire nel nulla, a volte sono opere di grandissimo valore. Alcuni autori sono poi diventati nomi importanti, altri sono spariti».

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