Musei: il 2021 è l’anno della “casa” di Fellini

RIMINI. Una macchina del tempo, una palestra dell’immaginazione, un sistema di luoghi in cui fondere emozioni, rigore storico e spettacolo. È la “carta d’identità” del Museo Internazionale Federico Fellini di Rimini la cui inaugurazione, nelle intenzioni, avrebbe dovuto suggellare il Centenario felliniano, ma che a causa di questo maledetto 2020 resta ancora un sogno, un desiderio, da vedere trasformato in realtà, godibile, fruibile. Non manca molto, non mancherà molto. E se un assaggio, un faro puntato sul futuro museo, l’amministrazione comunale riminese ce l’ha in serbo per il 20 gennaio 2021, 101° compleanno di Federico Fellini, dunque a chiusura del cerchio delle celebrazioni del Centenario, occorrerà attendere certamente ancora qualche mese (si parla della primavera 2021) per potere finalmente aprire le porte del grande progetto museale finanziato con 12 milioni di euro dal Mibac. Uno dei segni forti con cui il sindaco di Rimini Andrea Gnassi andrà a chiudere il secondo mandato.
A chiusura di questo appuntamento settimanale del Corriere Romagna dedicato a Fellini, durato oltre un anno, abbiamo allora voluto immaginare un viaggio virtuale, in anteprima, all’interno delle sale di quello che sarà il Museo Fellini, nei due luoghi più caratteristici, Castel Sismondo e il Fulgor, dove sono in corso i lavori di allestimento. Per un nuovo appuntamento con il futuro. A farci da guida, le parole dei responsabili della parte multimediale del progetto museale, da Leonardo Sangiorgi di Studio Azzurro ai consulenti Marco Bertozzi (per il cinema) e Anna Villari (museologia).
Una palestra per l’immaginazione
Il Museo Internazionale Federico Fellini sarà un museo diffuso, concepito come «palestra per esercitare l’immaginazione» più che come luogo statico, ha sottolineato Leonardo Sangiorgi. Come si può già vedere passeggiando per Rimini, va prendendo forma nella vasta area del centro storico tra cinema Fulgor e Castel Sismondo, con il coinvolgimento anche di piazza Malatesta e di tutta l’area compresa tra teatro Galli e Castello e quella di piazzetta San Martino.
Un’area urbana fellinesca, quella all’aperto, interessata da un intervento urbanistico e battezzata Circ’Amarcord: si mostrerà come un grande set cinematografico a cielo aperto in cui saranno rievocati capolavori come 8½ e Amarcord e molto altro.
Al Castello tra sogni e altalene
Ma punto di partenza del nostro viaggio è Castel Sismondo, la rocca quattrocentesca costruita per volere di Sigismondo Pandolfo Malatesta e che il Comune ha voluto trasformare in grande polo del Museo Fellini. Sarà per eccellenza il luogo delle suggestioni, dove la cifra dell’immersività propria del lavoro di Studio Azzurro si esprimerà al massimo. Qui i curatori hanno messo a punto un percorso dove, al piano terra, tra i segni del cinema felliniano troveremo, oltre alla celebre scena della Fontana di Trevi, una sala dedicata a Giulietta Masina, con il motocarro di Zampanò (dal film La strada), ma anche la nebbia di Amarcord e un mare artificiale in seta leggera che ricoprirà il pavimento, intervallato da un intreccio di pontili che condurranno a schermi e botole da cui vedere una serie di approfondimenti. Ma l’elemento principale dell’allestimento sarà la grande scultura La sognatrice, con le sembianze di Silvia/Anita Eckberg distesa a terra.
Salendo, dopo avere superato l’ammezzato – spazio dedicato agli abiti di alcuni film felliniani – al primo piano si entrerà nel mondo del Libro dei sogni. I due volumi che compongono il Librone sul quale a partire dai primi anni Sessanta Federico Fellini iniziò a trascrivere e disegnare i propri sogni, saranno esposti e fruibili in maniera virtuale. Grazie alle nuove tecnologie, sarà infatti possibile soffermarsi sulle singole pagine del Libro dei sogni proiettate sulle pareti e sfogliabili attraverso un meccanismo sensibile al soffio del visitatore.
Sempre al primo piano, luogo centrale sarà la Sala delle altalene dove grandi altalene ancorate al soffitto – evocazione della celebre sequenza dello Sceicco bianco con Alberto Sordi ma anche di quella di Giulietta degli spiriti, con la sensualissima Sandra Milo – muovendosi proietteranno immagini tratte dai film di Fellini ma non solo. «Alle sequenze felliniane si alterneranno spezzoni di filmati d’epoca, tratti ad esempio dai cinegiornali – spiega Marco Bertozzi –. Così facendo si creerà un racconto che intreccia l’immaginario felliniano alle immagini di vari momenti della storia d’Italia», sull’esempio di quanto si poteva vedere nei tre “cinemini” Fulgor ricostruiti per la mostra Fellini 100. Genio immortale inaugurata un anno fa e purtroppo chiusa anticipatamente la primavera scorsa causa lockdown.
Il Fulgor anche luogo di studio
Il nostro viaggio immaginario prosegue negli spazi del Fulgor. Lungo il tragitto dal Castello, il visitatore sarà accompagnato da un percorso sonoro con musiche e suoni felliniani. Il tema musicale, del resto, con i contributi in primis di Nino Rota, sarà di quelli che saranno approfonditi dall’allestimento museale nel suo complesso, così come in generale «la scelta di dedicare spazio ai professionisti che nei vari campi – dalla musica, alla fotografia, ai costumi e scenografia, agli sceneggiatori – hanno collaborato con Federico Fellini» spiega Anna Villari. «I due spazi, Castel Sismondo e Fulgor, saranno complementari – aggiunge la consulente di Studio Azzurro –. Con il cinema Fulgor concepito più come luogo dove potere anche approfondire le informazioni, consultare testi, documenti, disegni, fare ricerca».
Un luogo anche di studio, dunque. Vi saranno trasferiti alcuni dei più significativi materiali originali felliniani passati dalla Fondazione Fellini al Comune di Rimini. Grazie a un lavoro di digitalizzazione di testi e immagini – numerose ad esempio le fotografie visibili attraverso fotobuste – sarà possibile consultare una importante mole di materiali. Un patrimonio che potrà essere sicuramente valorizzato con esposizioni temporanee, una volta che sarà definita anche la questione gestionale del futuro museo.
Sempre all’interno dell’edificio del Fulgor, che avrà un nuovo ingresso per il museo, nel retro rispetto all’attuale entrata del cinema, a disposizione del pubblico sarà anche un ambiente, il Cinemino, che rimanderà al cinema degli anni Cinquanta: una piccolissima sala di proiezione fruibile anche per la didattica.
«Un tema che abbiamo voluto sviluppare – anticipa poi Anna Villari – è quello del mondo di attese e speranze da parte di tante persone che per una ragione o per un’altra si rivolgevano a Fellini. Grazie al contributo della Fondazione di Sion, abbiamo potuto attingere a numerosissime lettere e foto che documentano quanto la gente comune si rivolgesse al regista, divenuto una specie di mito internazionale, a volte quasi fosse un misterioso confidente».
Sarà inoltre dato spazio all’attività giovanile di Federico Fellini, a tutto quel mondo fatto di disegni, fumetti, racconti scritti per la radio piuttosto che per le riviste come il Marc’Aurelio, che si potranno ascoltare con meraviglia e magari alla ricerca di rimandi, richiami, a quella che sarà la sua opera successiva di regista.

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