Muore la madre, esposto dei familiari: “Negata cannabis per cure”

«Niente cannabis a mia madre malata». Presentato nuovo esposto. A ricostruire la vicenda, dopo un nuovo esposto, è la figlia dell’anziana ospite de Il Casale La Fiorina spirata il 13 giugno scorso. Intanto giunge immediata la replica della Segreteria alla Sanità: «Il Tribunale farà le opportune verifiche, già archiviati due esposti».

La vicenda

«Era il 2021, mia madre, allora 85enne e affetta da varie patologie tra cui una severa forma di Parkinson, era ospite della struttura per anziani di Domagnano. Ogni giorno per lei – spiega la figlia – diveniva sempre più difficile nutrirsi per l’irrigidimento del tono muscolare causato dal morbo di Parkinson di cui soffriva da tre anni». E aggiunge: «Sul suo decesso avvenuto il 13 giugno del 2022, quando non più nutrita è entrata un coma diabetico, è stato aperto un fascicolo per omissione di soccorso e che vede indagati sei sanitari de La Fiorina».

Altri pazienti sofferenti

Facendo un passo indietro e tornando all’aprile 2021, chiarisce che il geriatra in accordo con il consulente neurologo e i familiari «aveva consigliato l’olio di cannabis per rilassare la muscolatura dell’anziana e renderne più facile la deglutizione». E aggiunge: «Niente di nuovo peraltro. Ben 25 pazienti sofferenti per vari problemi erano già sottoposti alla stessa cura dall’Ospedale di San Marino presso il loro domicilio e – afferma – questo prodotto che si somministra in gocce dava apprezzabili risultati, lenendo anche il dolore. Tra i malati c’era mia zia con Parkinson».

Precisa che si trattava «di campioncini e alla fine è emerso che ne sono stati distribuiti 69. Quando il neurologo che lo assegnava agli altri malati lo ha prescritto anche alla mia mamma, il tentativo terapeutico si è arenato e la cura è stata negata, ufficialmente perché lei viveva in una struttura statale e non in un’abitazione». Secondo la donna il motivo sarebbe invece stato che «per la legge di San Marino quei campioncini sono stupefacenti, non farmaci, né parafarmaci e neppure fitofarmaci riconosciuti». Tradotto. Sono inseriti nel prontuario medico sotto la voce “stupefacenti”, tant’è che alla fine è stato imposto lo smaltimento dei flaconi rimasti.

Nuove indagini

«Vista la situazione ho sporto denuncia, ma è stato appurato che i due medici de La Fiorina non c’entravano nulla, avendo solo richiesto una terapia per aiutare mia madre, così l’esposto è stato archiviato ma – riferisce la signora – ne è stato aperto d’ufficio un altro contro ignoti per abuso di autorità, un caso assegnato a un nuovo magistrato». E ancora: «Dalle indagini è emerso venivano dati i campioncini ai 25 pazienti ritirandoli dalla Segreteria alla Sanità, mentre – a suo avviso – avrebbero dovuto essere registrati, depositati e prelevati dal Centro farmaceutico dell’Istituto per la Sicurezza sociale». E punta il dito: «Quando si sono trovati sotto gli occhi la richiesta formale de La Fiorina per estendere la cura a mia madre si sono allarmati perché i campioncini rientravano negli stupefacenti». Intanto il magistrato ha interrotto la somministrazione anche agli altri pazienti, si rammarica, «con non poche conseguenze mentre la situazione di mia madre si aggravava, come il dolore patito, finché è spirata nel giugno 2022». Quanto alla cannabis, continua ancora la donna, «è stato archiviato l’esposto e la motivazione è stata che i flaconi venivano dati come opera di bene, ma se è così avrebbero dovuto garantirli anche a mia madre. Un’archiviazione che mi sta stretta: venerdì ho già presentato un nuovo esposto».

L’intervento del Segretario di Stato

Il Segretario alla Sanità, Roberto Ciavatta, ribadisce che «gli esposti sono stati archiviati» e che «non intende entrare nella questione clinica in quanto compete ai medici». Quanto alle fiale chiarisce che «non sono nel prontuario semplicemente perché non sono farmaci ma integratori che quindi non hanno effetti sulla malattia». E conclude: «C’è un Tribunale che farà le opportune verifiche, intanto la Segreteria si augura che venga fatta totale chiarezza ed anche che nessuno voglia utilizzare il caso del decesso di un paziente come modalità per rivalse di tipo personale».

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