Cinque anni fa quasi esatti fu protagonista di una storia che fece scalpore: venne accusato di essersi intascato i soldi delle sanzioni degli automobilisti stranieri, unici utenti delle strade a dover pagare “sul pugno” se non vogliono che venga loro sequestrato il veicolo.

A distanza di un lustro tornerà a lavorare a pieno regime per la polizia locale di Cesena-Montiano ed il motivo è semplice. La sospensione cautelare massima prevista dal codice è di 5 anni. Ma la sua situazione è ancora sub judice in quanto pendente c’è ancora il procedimento di secondo grado.

Il caso è quello dell’agente cesenate che ora, con una determina del settore personale a firma Stefania Tagliabue, è stato reintegrato in servizio a far data dal 1° agosto. Da cinque anni era a casa con una busta paga di metà dello stipendio.

La vicenda che lo vide coinvolto riguarda un lasso di tempo in cui al comando della polizia locale c’era il precedente comandante, Ernesto Grippo. Vennero a mancare quanto meno 3.000 euro in contanti di sanzioni pecuniarie oltre ad un bollettario per scrivere le multe.

Per evitare che vengano maneggiati soldi da anni i “vigili” non incassano più in contanti le sanzioni. Ma devono notificarle e chi infrange il codice della strada deve poi pagarle tramite bollettino. C’è solo un’eccezione prevista: quando la multa tocchi ad una vettura con targa straniera. Si dà per assodato che in caso di morosità sia troppo oneroso per la pubblica amministrazione recuperare i soldi all’estero. Così, se una “targa straniera” commette una infrazione, se non vuole vedersi fermato il veicolo deve “conciliare” e pagare in contanti e subito.

L’agente cesenate(difeso dall’avvocato Carlotta Mattei) a suo tempo era stato condannato ad un anno e 10 mesi (pena sospesa). L’ex comandante, che era stato chiamato in causa per l’omesso controllo dell’agente, era stato invece assolto da ogni accusa. Dopo indagini molto veloci (curate in prima persona dall’allora capo procuratore Sergio Sottani) l’agente davanti al Gup Monica Galassi (in rito Abbreviato) era stato condannato per “Peculato d’uso per il ritardo di versamento dei soldi delle sanzioni”. Cioè si ipotizzava che avesse trattenuto per troppo tempo il denaro senza versarlo nelle casse della Polizia Locale (e quindi del Comune) nella piena consapevolezza di questo da parte dell’allora comandante.

La condanna in primo grado arrivò malgrado la difesa avesse sottolineato come non ci fosse una regolamentazione rigida su come e quando versare quei soldi. Al punto che ancora il processo è in seconda fase ed attende Appello ed il dubbio giuridico non è stato sciolto. Intanto l’agente è stato reintegrato. La determina dice esplicitamente che il comandante deve assegnarlo a compiti in cui stia lontano dal poter anche solo potenzialmente maneggiare contante dell’Amministrazione. Ad ora risulta assegnato a servizio su strada e quindi, sempre in via potenziale, potrebbe ancora incappare nel dover maneggiare soldi, sanzionando veicoli con targa straniera.

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