RAVENNA. Dieci gamberetti pescati con un retino, per passare il tempo e fare l’alba al capanno. Un’ingenuità che è costata cara a due 19enni, finiti nella morsa del recente divieto che fino al 31 luglio proibisce categoricamente l’accesso e la pesca nello specchio d’acqua della pialassa Baiona per consentirne la bonifica. Per entrambi è scattato un verbale da 200 euro ciascuno, con tanto di denuncia penale per l’inosservanza di un provvedimento dalle autorità, vale a dire in questo caso l’ordinanza del sindaco.
L’accertamento porta la data dell’8 luglio, ma ancora oggi i due giovani stentano a credere di essere finiti in un guaio che potrebbe tramutarsi in una macchia sulla fedina penale. Anche perché, tengono a precisare, quella notte non avevano messo piede nel bacino della pialassa. «Volevamo fare mattina, così eravamo andati al capanno di proprietà di mio nonno – spiega uno dei due -. Sia io che il mio amico abbiamo la licenza di pesca e io ho pure il “documento baiona”. Appena arrivati, attorno alle 3.30, siamo stati controllati da una pattuglia della polizia locale, che ha controllato i documenti dell’auto, i nostri e ci ha fatto aprire il capanno per controllare che fosse di nostra proprietà. Vedendo che era tutto in regola se ne sono andati».
I problemi sono sorti quando i due sono tornati al margine dello specchio d’acqua della valle. «Al capanno non si pescava nulla, così ci siamo spostati a pochi metri di distanza, e per passatempo ci siamo messi a pescare alcuni gamberetti con un retino che avevo portato da casa. In quel momento abbiamo visto passare un’auto della vigilanza notturna che ha tirato dritto, per poi tornare dopo alcuni minuti con la polizia».
A quel punto sono stati dolori. Nonostante i due giovani non fossero più alle prese con il retino e fossero già rientrati al capanno, gli agenti hanno chiesto se fossero loro le persone viste pescare poco prima dalla guardia notturna. Candidamente, hanno confermato.
Il verbale è stato come una doccia fredda. «Mi volevano anche sequestrare il retino, una follia», continua uno dei due giovani, che dopo avere posato gli occhi sulla sanzione da 200 euro, è andato a rileggersi l’ordinanza: «Il divieto dice che non si può accedere allo specchio d’acqua, né a piedi né in altre modalità. Ma noi siamo sempre rimasti a terra e da lì abbiamo preso quei dieci gamberetti».
Alla cifra da pagare si aggiunge anche quella per difendersi dall’accusa di avere violato l’articolo 650 del codice penale. A entrambi i ragazzi è stato nominato come avvocato d’ufficio l’avvocato Filippo Zamponi. Assieme al difensore dovranno verificare quale strada percorrere per uscire da quel pantano di guai.

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