«Il perché di queste restrizioni è comprensibile; lo è meno il fatto che ancora una volta si chiedono più sacrifici a un settore senza che nessuno si preoccupi di sostenerlo». Così Andrea Rossi riassume quello che pensa “a caldo” del nuovo Dpcm, firmato ieri dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte.
Il settore a cui fa riferimento Rossi è quello dei pubblici esercizi e dell’indotto legato alle cerimonie. Il nuovo decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri limita a 30 il numero massimo di invitati alle cerimonie, mentre per bar, ristoranti, pub gelaterie e pasticcerie è stato introdotto l’obbligo di chiusura a mezzanotte, ma già dalle 21 sarà consentito solo il servizio al tavolo.
«Non si mette in discussione la necessità di intervenire anche con restrizioni per fronteggiare l’emergenza sanitaria in corso – commenta Rossi – È più difficile prendere atto del fatto che nessuno sembra porsi il problema di come possano andare avanti queste attività».
L’imprenditore e capogruppo di Cambiamo si trova a dover fare i conti con le nuove misure sia «lato “Cantera”, che lato “Teatro Verdi”». Quest’ultimo in particolare accusa le restrizioni imposte alle cerimonie: «Domenica dovremmo ospitare un matrimonio; se saltasse, capirei». È infatti difficile confrontarsi con numeri così arbitrari: «Il limite di 30 persone non ha molto senso, perché a fare la differenza è lo spazio a disposizione. Il “Verdi”, ad esempio, potrebbe ospitare fino a 400 persone, e quindi 100 invitati potrebbero starci nella massima sicurezza». Altrettanto arbitrario il limite della mezzanotte: «Perché non l’1? Un’ora in più può sembrare poco ma anche queste che sembrano piccole cose fanno la differenza».
«Avevamo talmente paura che ci imponessero la chiusura alle 22 che adesso il limite della mezzanotte sembra quasi una buona notizia», scherza uno dei titolari dello “Chalet”, il pub che affaccia su piazza del Popolo. La consapevolezza che sarebbe potuta andare peggio non cancella però la preoccupazione: «Locali come il nostro fanno il 40% del fatturato tra mezzanotte e le 3 di notte». All’ansia per la sostenibilità economica della propria attività si affianca quella sulla capacità di far rispettare le regole: «Speriamo di poter contare anche sulla collaborazione della polizia locale nel gestire la piazza, specialmente quando è molto piena».
«Nel nostro caso non sarà l’orario di chiusura a fare la grande differenza – commentano dalla “Vineria del Popolo”, l’osteria sotto il loggiato comunale – Noi, comunque, chiudevamo poco più tardi». Il timore è che le chiusure anticipate abbiano come effetto quello di far assembrare le persone che anticiperanno le loro uscite. «Per capire l’impatto di questa nuova norma dovremo attendere almeno la prima settimana, e inciderà molto anche la capacità di osservare le regole sia da parte dei clienti che tra le attività».
Per chi come il “Babbi Cafè” chiudeva già a mezzanotte non sono le restrizioni orarie il problema: «Quello che fa paura è l’inverno in generale – commenta Marco Gobbi – La scelta dell’amministrazione comunale di concedere l’occupazione del suolo pubblico si è rivelata un grande aiuto e ora ci stiamo attrezzando con dei funghi perché si possa stare fuori anche con il freddo». Difficile, invece prendere in considerazione coperture temporanee: «Coprire un’area esterna come quella che abbiamo comporta un investimento sostanzioso, che ha senso valutare solo in un’ottica di medio-lungo termine». Per l’immediato sarà importante poter contare sui clienti: «Ci auguriamo che la gente entri nell’ottica di fruire degli spazi esterni anche in inverno, un po’ come accade in montagna».

Argomenti:

movida

reazioni dpcm

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *