MotoGp, il Mugello ha detto che Bezzecchi vale tanto

Il film da paura, che Marco Bezzecchi, ha diretto al Mugello, ha avuto un grande inizio e un finale lietissimo: 2° in griglia e 5° sul traguardo. Arrivare al Gp d’Italia con una Ducati per la prima volta non è impresa da tutti. Per esorcizzarla, sul casco, il Bezz aveva scritto in grande “Scary Mugello. 1141 metri di paura”.

Girare alle velocità previste oltre i 300 km orari, lungo i saliscendi disegnati a Scarperia e dintorni, non era certo una passeggiata. Ci si è messa anche l’acqua a rendere tutto più difficile, ma, per Marco, non ha rappresentato un grande ostacolo. Alla fine il film di paura è stato per gli avversari che hanno scoperto un nuovo asso con cui confrontarsi. Solo un super Di Giannantonio (altra Ducati Gp21 questa volta del Gresini Racing) è stato più bravo di lui al sabato, mentre, nella gara di domenica, abbiamo visto un Marchino capace di guidare il gruppo per diverse tornate, reggere la pressione di avversari quali Bagnaia e Quartararo e cedere solo nel finale ad Aleix Espargaro e Zarco.

Il debutto in MotoGp ci consegna un rookie già maturo per prestazioni importanti. È il primo grande risultato di un giovane (è nato il 12 novembre ‘98) che ha vissuto alla grande questa prima parte di 2022: cinque volte a punti su otto gare, due noni, un 12° e un 15° posto oltre al 5° di domenica per 30 punti totali.

In fondo Bezz ha imparato sempre presto: la prima vera stagione in Moto3 è stata nel 2017, l’anno successivo era 3°, mentre in Moto2 ha impiegato tre stagioni per issarsi sempre al 3° assoluto. Quest’anno è il miglior rookie in classifica: Diggia ha 8 punti, così come Darrye Binder, mentre Remy Gardner è a 3 e Raul Fernandez a 0.

Il giovane riminese conosce già il valore della squadra e nel suo casco speciale dedicato a “Scary Mugello”, ha inserito tutti i loro nomi degli uomini del suo box nella parte posteriore. Al suo fianco ci sono elementi di esperienza, scelti da Uccio Salucci e Valentino Rossi che guidano questo Mooney Vr46 e tanti giovani. Fra questi alcuni romagnoli: Matteo Flamigni, storico telemetrista modiglianese di Vale, diventato per Marco capotecnico; il santarcangiolese Luca Casali, come meccanico e il forlivese Filippo Berti, un rugbista, come responsabile gomme e benzina. Bella la presenza sul casco del padre del pilota, Vito, semplicemente “Il babbo”, a testimoniare un legame familiare solido e con un passato di sacrifici e sogni che ha costituito l’inizio di questa sua grande avventura. Così alla corte del “dottor Rossi” sta nascendo un altro campione, dopo Pecco Bagnaia e Franco Morbidelli. Uno scorpione che sotto ai riccioli fluenti che escono dal casco, ha tanta grinta, talento e determinazione. Un pilotino che sta trovando spazio in mezzo ai giganti della MotoGp in modo autorevole e costante.

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