MotoGp, Guido Meda: “Ecco perché Rossi ha smesso al momento giusto”

Guido Meda, gli anni 80 sono stati di Alberto Tomba, gli anni 90 di Marco Pantani, poi il decennio 2000-2010 sicuramente di Valentino Rossi. Nel 2010-2020 però non viene in mente un altro sportivo che fermasse l’Italia.

«Magari la risposta è già dentro la domanda e possiamo estendere la magia di Rossi al 2000-2020. Forse solo Buffon nell’ultimo decennio ha regalato emozioni simili: Valentino è stato un campione che ha incantato per 25 anni, un lasso di tempo incredibile».

Attorno a Rossi c’è un dibattito simile a quello per Francesco Totti: c’è chi dice che ha smesso con 5 anni di ritardo e c’è chi dice che non doveva smettere mai. Rossi ha smesso al momento giusto?

«Sì e sapete perché? Perché ha smesso quando voleva lui: direi che questo taglia la testa al toro. Poi ognuno è libero di pensarla come vuole, però io in Rossi ho visto la coerenza di chi è stato pilota fino in fondo. Aveva accettato di fare un passo indietro firmando un anno con Petronas per provare una nuova sfida: non è andata bene, ma l’ha vissuta con passione e professionalità. Certo, poteva seguire la filosofia di chi dice che è meglio ritirarsi all’apice della carriera e ritirarsi cinque anni fa, ma avrebbe goduto cinque anni di meno. Uno come Stoner ha smesso presto perché a un certo punto non ne poteva più: Valentino invece ha inseguito fino alla fine la sua voglia di divertirsi».

Da operatore dell’informazione come vede il motociclismo senza Rossi? Un vedovo inconsolabile come lo sci senza Tomba oppure sarà capace di creare nuovi fenomeni come il basket Nba?

«Questo dipende da noi. Intendiamoci, sarebbe ipocrita dire che le conseguenze dell’addio di Valentino non ci saranno, perché già si vedono. Lui ha avuto la straordinaria capacità di dare visibilità mondiale a uno sport che era fondamentalmente di nicchia. Sicuramente lascia degli orfani già da quest’anno, visto che nelle sue gare di fatto non ha chance di andare sul podio. Però lui ha trasmesso una luce che va sfruttata. Torniamo allo sci e del suo declino: intanto nel dopo Tomba l’Italia non riusciva ad esprimere talenti, poi il calendario era terribile per la gente, con la confusione generale e idee geniali tipo gare di mercoledì notte in Corea. Di conseguenza: l’addio di Rossi avrà un impatto sul motociclismo? Sicuramente sì. Il motociclismo del futuro sarà triste come lo sci senza Tomba? Sicuramente no, anche perchè ci sono talenti come Bagnaia e Morbidelli che stanno venendo fuori alla grande dalla scia di luce lasciata da Valentino».

Restiamo in tema calcistico: il povero Marco Simoncelli poteva essere come De Rossi dopo l’addio al calcio di Totti? Ovvero un punto di riferimento prezioso per i tifosi e il movimento?

«Sì e lo dico con tutta la tristezza possibile perché Marco manca a tutti. Lui era innanzi tutto una persona, un ragazzo che non aveva paura di mostrarsi per quello che è. Aveva doti meravigliose come comunicatore e poi non dimentichiamo il pilota: in MotoGp stava ottenendo grandi risultati su moto a cilindrata 800 e molto nervose. Ai giorni nostri sarebbe stato un protagonista, un degno erede di Rossi».

Facciamo finta di essere negli anni 80: a quale videocassetta di una sua telecronaca toglierebbe la linguetta per conservarla per sempre?

«Perché tornare agli anni 80? Basta attivare la funzione registrazione di Sky… comunque scelgo Barcellona 2009 con il sorpasso di Rossi su Lorenzo all’ultima curva. Un sorpasso dove c’era talento, fantasia, imprudenza. Insomma, c’era tutto Valentino».

Anche in Misano-1 dello scorso settembre non sono mancati i fischi a Marquez: si può lavorare sulla cultura sportiva o non c’è speranza?

«Marquez paga i dissidi con Rossi nel 2015 e a onor del vero certi fischi non si sentono solo a Misano, ma un po’ in tutto il mondo. Io sono il primo ad essere contro la maleducazione, ma finché ci si limita a qualche fischio senza trascendere, penso che faccia parte del gioco, come in un derby tra due squadre nello stesso campionato. Non sono d’accordo con chi dice: “Valentino non educa i suoi tifosi”: lui ha un tifo universale e purtroppo nella massa a volte spunta chi è meno sportivo di altri. Comunque credo che col tempo tutto si mitigherà».

Da professionista dell’informazione, come si lavora a Misano?

«Bene, è uno dei Gran Premi dove vado più volentieri e vi assicuro che ci sono altri posti in cui si va con meno entusiasmo. Certo, è una gara di casa e tutti noi lavoriamo il quadruplo, ma lo facciamo col sorriso, in un Gran Premio che esalta la creatività di chi lo organizza: ci sono decine di eventi collaterali che trasmettono passione per le moto e l’allegria tipica di questa terra».

Un aspetto da migliorare?

«Forse c’è qualche vizio di viabilità, ma è dato dalla posizione del circuito: non è che puoi inventarti su due piedi una autostrada nuova per arrivarci».

Oltre a Rossi, ci dice gli sportivi più stimolanti che ha intervistato?

«Prima si parlava di Tomba e Pantani e sicuramente loro due entrano in questa lista. Mi sarebbe piaciuto approfondire il rapporto con Schumacher e Senna, poi c’è un altro che sognavo di intervistare».

Chi è?

«Tazio Nuvolari. Ve lo dicevo che era un sogno».

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