MotoGp, da Valentino è tutto: ora tocca agli altri

«Ora l’errore più grande che potremmo fare è cercare un altro Valentino Rossi».

Il numero uno della Dorna Carmelo Ezpeleta ha riassunto il lavoro che lo attende in una frase. Lo ha fatto in una intervista dei giorni scorsi alla Gazzetta dello Sport, annunciando che quest’anno si volta pagina e le fotocopie sono vietate, anche perché il risultato sarebbe modesto.

Impossibile copiare

De resto, come si fa a copiare il neo-papà Valentino Rossi? Immaginatevi i compagni di classe vicini di banco di Alessandro Manzoni o Giacomo Leopardi: se al compito in classe copi tutto, il professore quando corregge ti scopre subito e ti squalifica con un 3 in pagella. Se copi in parte, sarà per forza peggio dell’originale.

Un errore simile si vide nel calcio, quando il Barcellona stregò il mondo con il tiki-taka. Il problema è che senza Messi, Iniesta, Xavi e compagnia diventava un triste scimmiottare. L’allenatore di quel Barcellona era Pep Guardiola, oggi al Manchester City. Queste le sue parole dello scorso 12 febbraio a Sky: «Anni fa venivano studiate le squadre che vincevano i Mondiali e si diceva che quello stile di gioco sarebbe diventata la tendenza degli anni successivi. Tutti vogliono copiare il vincitore, ma è un grande errore».

Il campione ti può ispirare, ma non lo puoi copiare. Il talento è invisibile alle fotocopiatrici. Muhammad Alì, Diego Armando Maradona, Michael Jordan, davanti a loro non potrai mai dire: «Guarda che bravo, adesso lo faccio anch’io». Puoi imitarli in un gancio alla figura, in un canestro, in un colpo di tacco, in una intervista, ma tutta una carriera, quella no.

Un quarto di secolo

Quando Rossi vinse la sua prima gara al Mondiale 125 a Brno era il 18 agosto 1996 e una copia di questo giornale costava 1.700 lire. Venticinque anni dopo, il 14 novembre 2021, ha salutato tutti a Valencia, arrivando decimo in un tripudio di dirette sui social. In mezzo ci sono stati 9 titoli mondiali e 115 Gran Premi vinti, ma non solo. Gli hanno dedicato due fumetti (Quarantasei, di Milo Manara e Fast 46 di Astrò), due videogiochi (Grand Theft Auto del 2004 e The game del 2016).

Ha una laurea ad honorem all’Università di Urbino in Comunicazione e Pubblicità per le organizzazioni, è stato ospite in tutti i palcoscenici televisivi possibili (gli manca il Grande Fratello Vip, a riprova che c’è un limite al peggio) e nel suo palmarès di premi c’è financo il Telegatto.

Inventore di uno stile

Ha fondato un suo team mentre faceva il pilota. In più, provateci voi a inventarvi la Polleria Osvaldo come sponsor, fare il giro d’onore con una bambola gonfiabile, fermarsi a un bagno chimico per festeggiare una vittoria, uscire indenni da una maxi inchiesta per evasione fiscale ribaltando il proprio staff, farsi baciare la mano da Maradona. Secondo voi uno così si può copiare?

Gioco di squadra

Come riparte la MotoGp? Dal gioco di squadra. Ci sono ottime possibilità di vedere gare con 15 piloti in un secondo. Nel 2021 hanno vinto almeno una gara Maverick Viñales, Fabio Quartararo (5), Jack Miller (2), Marc Marquez (3), Miguel Oliveira, Jorge Martin, Brad Binder, Francesco Bagnaia (4). Si riparte da qui per nuove emozioni di un mondo diverso, come riesce a fare ogni anno il basket Nba o la Premier League di calcio, teatri dove lo spettacolo è talmente bello e organizzato che la dipartita dei fenomeni fa meno male. Ora ci prova il motociclismo, vedovo del pilota che ha costruito tutto questo, uno che nel 1996 debuttò in uno sport di nicchia e poi lo ha fatto diventare il Motomondiale.

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