Motociclismo, Tardozzi: “La Ducati simbolo del genio italiano, poi i giapponesi sono bravi a copiare”

«Nessun dualismo fra Pecco ed Enea: avremo due campioni che possono lottare per il titolo». «Marc Marquez? E’ un pilota Honda e non pensiamo a lui». «Bagnaia non ha nessun “braccino” e nel 2023 la sorpresa potrebbe essere Jorge Martin». Questo, in pillole, il “Tardozzi pensiero” per il presente e per il futuro di Ducati Corse. L’ex pilota ravennate Davide Tardozzi, ora team manager del team ufficiale di Borgo Panigale, è uno dei componenti della triade che ha portato il marchio italiano a vincere tutto in questo 2022.

Tardozzi, è stato un 2022 da incorniciare per voi…

«Il fatto di aver vinto sia il mondiale MotoGp che quello Superbike nella stessa stagione è un traguardo importante, che prima di noi era riuscito solo a Honda e Yamaha».

Eppure, questo 2022 non era iniziato benissimo: la Ducati vinceva con Enea Bastianini, saliva sul podio con altri piloti, ma stentava con Pecco, come mai?

«Ci siamo resi conto di alcuni errori di messa a punto del mezzo durante la pausa invernale, ma siamo riusciti a correggerli in poche gare».

Non è stata la pressione di dover vincere, dopo l’ottimo finale di stagione 2021, a fare commettere errori a Pecco?

«Assolutamente falso. Bagnaia ha dimostrato di saper reggere la pressione, proprio nella straordinaria rimonta che ha fatto. L’idea che non reggesse il peso di dover vincere è stata sostenuta dai suoi denigratori, ma sbagliano».

In passato lei ha vinto titoli mondiali in Superbike da direttore di squadra Ducati, ma era da tempo che a Borgo Panigale non si brindava ad un titolo, come mai?

«Ci mancava solo la vittoria, ma venivamo da 5 secondi posti in MotoGp, quindi, c’eravamo vicini ed eravamo competitivi. In Superbike ho vinto 8 titoli, con Corser, Fogarty, Hodgson Bayliss e Toseland, ma l’ultimo risaliva a Checa nel 2011 (con il team Althea, ndr). Abbiamo lavorato tanto per raggiungerlo. Ora è un dovere restare in vetta».

Per il prossimo anno tanti si aspettano scintille nel box con Pecco ed Enea: due assi diversi nel carattere che vogliono vincere. Giusto metterli nella medesima squadra o rischioso?

«Il motociclismo è uno sport individuale: ciascun pilota deve battere 23 avversari per essere il numero uno, a partire dal compagno di squadra. Chi immagina un dualismo negativo fra Enea e Pecco sbaglia. Hanno caratteri diversi e questo può aiutare ad andare d’accordo. E’ una fortuna averli entrambi in squadra e possono essere uno stimolo ad andare più veloce l’uno per l’altro. Lasciare Enea in un’altra squadra lo avrebbe reso meno forte? Non vorrei proprio insistere su un dualismo che non esiste».

Il reparto corse di Borgo Panigale è guidato da una triade composta da lei, Gigi Dall’Igna e Paolo Ciabatti: quali sono esattamente i vostri ruoli?

«Sono chiarissimi: Gigi è general manager e guida il reparto tecnico, Paolo si occupa di marketing sportivo, piloti e rapporti nel paddock, io seguo la direzione della squadra e del box».

Quale team o pilota teme maggiormente in vista del prossimo anno?

«Sono tutti forti e non possiamo sapere chi lavorerà meglio. Aprilia, in questo 2022, ha sorpreso, Honda e Yamaha sono case costruttrici dal grande potenziale, così come Ktm, che ha anche ingenti finanziamenti. Sono tutte competitive e non è vero, come qualcuno pensa, che i giapponesi stanno impegnando meno capitali rispetto agli scorsi campionati».

Oltre al team ufficiale, nel 2023 schiererete ottimi piloti anche nei team satelliti, da quale vi aspettate di più?

«Jorge Martin sarà estremamente competitivo, mi aspetto molto anche da Luca Marini, il più veloce nei test di Valencia, da Marco Bezzecchi, già a podio da rookie, da Johann Zarco, che di piazzamenti nei primi 3 ne ha collezionati diversi. Senza poi dimenticare la coppia del Gresini Racing, con Fabio di Giannantonio in crescita e un Alex Marquez da rigenerare dopo alcune stagioni opache in Honda».

Ecco: Alex potrebbe essere un “ponte” di avvicinamento per un ingaggio del fratello Marc? Strapparlo alla Honda sarebbe un gran “colpo”…

«Abbiamo già una strategia futura chiara e Marc ha un contratto di 2 anni con Hrc: pensiamo ai nostri ottimi piloti».

Cosa può chiedere ancora a questo stupendo 2022 in cui avete vinto tutto: mondiale piloti, team e marche sia in MotoGp che in Superbike?

«Qualche altra invenzione ai nostri ingegneri: siamo il marchio che ha innovato maggiormente nelle ultime stagioni e questo ha pagato. E’ un merito del genio italiano: i giapponesi poi sono bravi a copiare e migliorare».

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