Il coraggio di divertirsi e lottare malgrado la disabilità ha portato Enrico Mariani sul gradino più alto della Coppa Italia 2020 Over 50. Il 61enne di Cattolica ama le motociclette, anche se a causa di un incidente nel 2003 ha perso la gamba destra. Dal 2013 corre nel Campionato Diversamente Disabili (tre prove mondiali che si corrono in contemporanea con la MotoGp a Le Mans, e il mondiale Superbike a Magny Cours e a Misano). Il covid nel 2020 ha causato la cancellazione del campionato, ma Mariani non si è arreso e con la sua Yamaha R1, preparata dal ferrarese Alessio Toffanin del team “Arsenico” è sceso in pista nella Coppa Italia di categoria, contro i normodotati, centrando il 5° assoluto ed il primo fra gli Over 50: una grande soddisfazione. «Ho subìto una amputazione trasmediale alla gamba destra e gareggio con il freno posteriore a indice sul manubrio sinistro. Quest’anno sono riuscito a scendere in pista grazie all’aiuto di Marco Ferretti di Cattolica, che è un noto imprenditore nel campo dell’abbigliamento con una grande passione per il motociclismo. Ha ideato, disegnato e realizzato una protesi che ha flessione, estensione e rotazione, permettendomi una guida adeguata».

Mariani, che come professione fa il dentista e grazie al designer Aldo Drusi ha un dente che corre come simbolo sul casco, ci tiene a chiarire di essere solo una persona che lotta contro un evento negativo, superandolo ogni volta e guadagnandosi soddisfazioni e divertimento. Sposato due volte, ha due figlie, una dal primo e l’altra dal secondo matrimonio ed è a loro che dedica il numero con cui corre, il 229 «Le date di nascita sono, infatti, 2 per Simona e 29 per Sofia – ricorda sorridendo – Quest’anno la Coppa Italia si è svolta con tre fine settimana di gare, ognuno con due sfide. Un bell’impegno fisico. Non sono, però, un fanatico, quello che sto facendo io e fanno i diveramente disabili è dimostrare che se ti poni obiettivi e non stai seduto ad aspettare chissà che cosa, puoi ottenerli e divertirti».

Un messaggio importante per chi deve confrontarsi con il dolore di simili ferite. «Sono passati 17 anni dall’incidente, ma il dolore rimane. Correre vuol dire esorcizzare ciò che ti è successo. Questo inverno da Rimini e Pesaro tante famiglie mi hanno chiamato per andare a casa loro o in ospedale a portare il mio sostegno a chi si confronta con simili traumi. Vado anche nelle scuole a parlare di educazione civica, contro il bullismo, spiegando che chi prende in giro è solo un debole che ha bisogno di farsi forte, o di educazione stradale, facendo capire l’importanza di essere in un ambiente sicuro come la pista o un kartodromo per dare sfogo alla propria passione». M.M.

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