Morto Vitaliano Trevisan: il cordoglio di Riccione Teatro

Ci ha lasciato ieri, venerdì 7 gennaio, Vitaliano Trevisan, uno dei grandi protagonisti della cultura italiana degli ultimi vent’anni. La notizia lascia dolore e profonda amarezza in tutto lo staff di Riccione Teatro, che ha avuto la fortuna di conoscere personalmente Trevisan e di ammirarne da vicino il talento e la grande statura intellettuale. 

Simone Bruscia, direttore di Riccione Teatro: «Nel 2011, alla mia prima edizione da direttore del Premio, Vitaliano Trevisan era tra i finalisti con La bancarotta, un testo straordinario, sorta di riscrittura goldoniana, che poi qualche anno più tardi è sbocciato in scena anche qui a Riccione. Da quel 2011 è nato un dialogo, una frequentazione assidua con Vitaliano. I suoi testi sono stati decisivi, raccontano un decennio di scrittura per il teatro, raccontano l’anima del Premio Riccione. Avremo modo di rendere omaggio, di ricordare opere e poetica di Vitaliano Trevisan al prossimo Riccione TTV Festival. Ho riletto in queste ore la nostra corrispondenza privata, in un messaggio, a congedo, tenne a puntualizzare: “Last but not least: io scrivo testi teatrali, non drammaturgia”. Partiremo da lì per ricordarlo, dalla scrittura, dal tema – così cruciale per il Premio Riccione – della letterarietà dei testi teatrali».   

Scrittore a tutto tondo – di testi teatrali, opere narrative e saggi – oltre che attore e regista, Trevisan negli ultimi dieci anni è stato uno degli autori più attivi e influenti del Premio Riccione per il Teatro. Nel 2011 la giuria, allora presieduta da Umberto Orsini, selezionò tra le pièce finaliste del 51° Premio Riccione La bancarotta, originale rivisitazione di una commedia di Goldoni con cui Trevisan avviava la sua fortunata partecipazione al concorso riccionese. 

Nel 2015 Il cerchio rosso. Studio per un affresco valse a Trevisan la menzione speciale “Franco Quadri”, destinata a opere capaci di abbinare ricerca teatrale e ricerca letteraria. La giuria, presieduta da Fausto Paradivino, premiava lo scrittore vicentino “per aver forgiato una lingua nuova, inventiva, sfidante, capace di restituire alla perfezione la semantica frammentata del nostro tempo; attraverso un dialetto veneto che, più che al classico utilizzo che ne fa la tradizione italiana, si rifà a una koinè internazionale”.

Sabato 23 settembre 2017, in una memorabile serata in piazzale Ceccarini, arrivava infine la conquista del primo premio con Il delirio del particolare. Ein Kammerspiel. La giuria, presieduta nuovamente da Fausto Paravidino e composta anche da Giuseppe Battiston, Arturo Cirillo, Emma Dante, Federica Fracassi, Graziano Graziani, Claudio Longhi, Renata Molinari, Laurent Muhleisen e Christian Raimo assegnava all’unanimità il 54° Premio Riccione per il Teatro alla pièce con questa motivazione: 

“Ci sono occhi che vanno al fondo delle cose. Essi scorgono un fondamento. E ce ne sono altri che sprofondano nelle cose. Questi non scorgono fondamenti. Ma vedono più profondo” (Paul Celan, Microliti).

Il possente universo linguistico di Vitaliano Trevisan – perturbante ed espressivo, echeggiante di profondità più abissali degli stessi fondamenti – ha modellato una partitura musicale precisissima sull’ossessione della perfezione e sulla relativa irriducibilità dell’errore. Percorso da una fascinosa e inquieta atmosfera di rarefazione edificata gradualmente con grande cura (non vi è un finale o uno scioglimento, vari punti restano irrisolti o solo accennati), il ferreo congegno teatrale scava a viva forza nell’utopia architettonica al centro della narrazione per giungere infine a esplorare il senso ultimo della “correzione” e l’onnipotenza della perdita. La levigatezza della scrittura, potenziata da una profondità di timbro intensa tanto quanto l’evento narrato, è così rosa dall’interno da un sentimento di malinconica angoscia su cui incombono la minaccia e la vertigine di un rovinoso, e forsanche sublime, naufragio (“E faccia attenzione. Questa casa è una trappola”). 

Un anno più tardi, il 4 novembre 2018, Trevisan tornava a Riccione in occasione del 24° Riccione TTV Festival, per raccontare al pubblico la sua idea di teatro in un incontro con Maurizio Braucci. Il 22 e il 23 novembre 2019, la parabola aperta a inizio decennio si chiudeva con la presentazione allo Spazio Tondelli dello spettacolo tratto da La bancarotta, uno dei fiori all’occhiello della stagione teatrale riccionese 2019/20. A dare corpo alla pièce di Trevisan era Natalino Balasso, diretto da Serena Sinigaglia in una produzione del Teatro Stabile di Bolzano.

Tra gli altri lavori teatrali di Trevisan, ricordiamo: la riscrittura felliniana Giulietta (con Michela Cescon, regia di Valter Malosti); Il lavoro rende liberi (con Anna Bonaiuto, regia di Toni Servillo); i monologhi Oscillazioni e Solo RH (quest’ultimo interpretato da Roberto Herlitzka); Una notte in Tunisia (con Alessandro Haber, regia di Andrée Ruth Shammah); Wordstar(s) (con Ugo Pagliai, regia di Giuseppe Marini). E poi adattamenti da Shakespeare (RIII, con Alessandro Gassmann), Dostoevskij (Il giocatore), Goldoni (Gli innnamorati); testi come North by North-East, realizzato per il progetto collettivo Ritratto di una nazione e interpretato dallo stesso autore con Giuseppe Battiston e Roberto Citran; e infine il recente Il mondo e i pantaloni, portato in scena da Trevisan nel 2020. Tra le opere narrativeI quindicimila passi (premi Lo Straniero e Campiello Francia), Shorts (Premio Chiara), Il ponte e Works. Tra le partecipazioni cinematografichePrimo amore, film di Matteo Garrone in cui Trevisan ricopre il doppio di ruolo di co-sceneggiatore e attore.

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