Nei giorni successivi alla caduta è stato installato un display che evidenzia il divieto

RAVENNA. Era stato trovato incosciente accanto alla sua bicicletta tra gli scogli della diga Zaccagnini a Marina di Ravenna, e trasportato d’urgenza al “Bufalini”. I soccorsi non sono serviti però a salvare la vita di un 62enne della zona, deceduto dopo alcuni giorni. Ora per capire le cause della morte dell’uomo, il sostituto procuratore Stefano Stargiotti ne ha disposto l’autopsia.
Dal giorno in cui il ciclista fu soccorso sono trascorsi 12 giorni. Era infatti il 30 giugno quando, attorno alle 8 di mattina, sia il 118 che la Capitaneria di porto sono intervenuti all’altezza del secondo capanno della diga foranea.
Il 62enne era stato notato da alcuni passanti che avevano ipotizzato che l’uomo fosse caduto mentre percorreva con il proprio velocipede il passaggio a sud dell’imboccatura del porto. Si trovava infatti in mezzo alle rocce posizionate per fronteggiare le mareggiate. E lì è stato soccorso dal personale sanitario, intervenuto con auto medica e ambulanza. Dopo essere stato intubato, era stato portato d’urgenza a Cesena in condizioni critiche.
L’episodio aveva provocato nei giorni successivi la reazione di Autorità portuale, che era corsa ai ripari ribadendo in maniera più decisiva un divieto già esistente, sebbene quasi mai rispettato: vale a dire quello di percorrere pedalando i circa 3 chilometri di cemento che si allontanano dalla costa.
Intuendo dunque che la cartellonistica posta a fianco della sbarra della diga non fosse sufficiente, l’Ente portuale ha deciso anche di ribadire il divieto a caratteri cubitali nel pannello luminoso d’ingresso: “Accesso consentito esclusivamente ai pedoni”. Il che non significa necessariamente che le bici non si possono portare. Si può accedere alla diga ma con i mezzi condotti a mano. Non bastasse, si ipotizza ora l’installazione di sbarramenti per disincentivare l’ingresso in sella. Barriere, forse addirittura tornelli, che dovrebbero assolvere anche a un ulteriore compito: quello di evitare assembramenti. Una decisione che però aveva suscitato la critica di Emanuele Panizza, rappresentante del Gruppo misto in consiglio comunale: «La passeggiata lungo i moli guardiani e guardare il mare o la costa dalla punta più estrema del molo è un privilegio e un diritto acquisito da parte della cittadinanza da quando sono stati costruiti – aveva scritto in una nota -. Tale privilegio deve essere concesso anche a quelle persone che non sono in grado di fare 2,5 km camminando». Aveva quindi proposto di tratteggiare una pista ciclabile, «magari limitando la velocità, ma cambiando la normativa» per consentire dunque l’ingresso anche ai velocipedi. Prospettive divergenti entrate in un dibattito politico incentrato sul tema delle barriere architettoniche, che ora potrebbe riservare nuovi sviluppi anche all’esito dell’esame autoptico disposto dalla Procura per chiarire le circostanze della morte del ciclista.

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