Le morti di Lugo, quel filo che unisce Daniela Poggiali e il caso Meredith Kercher

Sette anni e otto processi per due omicidi che da ieri – è assodato almeno secondo la Corte d’Assise d’appello di Bologna – omicidi non sono mai stati. È questo il senso della doppia assoluzione di Daniela Poggiali (qui il video), ex infermiera dell’Umberto I, scagionata da tutte le accuse perché “il fatto non sussiste”. Il 94enne Massimo Montanari e la 78enne Rosa Calderoni, deceduti il 12 marzo e l’8 aprile 2014 durante il ricovero all’ospedale di Lugo, non sono stati uccisi. Per stabilirlo sono state sufficienti due ore di camera di consiglio alla giuria presieduta dal giudice Stefano Valenti, che ieri sera ha decretato l’innocenza della 49enne di Giovecca.

Altrettante ne erano servite al sostituto procuratore generale Luciana Cicerchia per chiedere nuovamente l’ergastolo che l’imputata si era vista comminare a Ravenna nel 2016, quando era stata ritenuta responsabile della morte della Calderoni, uccisa secondo i giudici di primo grado con un’iniezione di potassio, prima che la sentenza venisse ribaltata per due volte in Appello e successivamente annullata in Cassazione rimandandola a un “Appello ter”. Quel caso aveva innescato l’inchiesta della Procura sulle morti sospette al reparto di medicina, avviando così il secondo processo per il decesso di Montanari, giunto nel dicembre scorso alla condanna a 30 anni in abbreviato e per il quale ora l’accusa puntava alla conferma.

Botta e risposta in aula

In totale, appunto, sei processi per uno, due per l’altro. Con una conseguenza citata dall’avvocato Lorenzo Valgimigli, difensore dell’imputata, all’inizio della sua arringa: «La distruzione personale di una donna che è in attesa dal 2015 di avere una sentenza definitiva e per la quale non sono bastate ben due assoluzioni, con i conseguenti costi sociali collettivi di questo continuo rimando». A rincarare è il codifensore, Gaetano Insolera, che si abbatte sul presunto movente attribuito alla donna: e cioè uno screzio seguito da una minaccia di morte che la Poggiali avrebbe indirizzato nel 2009 a Montanari, ex datore di lavoro del fidanzato. Descritta come una serial killer, un mese dopo la morte del 94enne avrebbe agito di nuovo in corsia per alzare la posta in gioco, rubando fiale di potassio e iniettandole alla 78enne, in pieno giorno, prendendosi la briga di allontanare per qualche minuto dalla stanza la figlia della paziente. «Il vero movente – attacca Insolera – è la costruzione del mostro, al quale vengono appiccicati centinaia di omicidi, sulla scia di un clima della pistola fumante, che si era creato dal 2012».

Il parallelismo con il caso Kercher

Sono le battute finali di uno scontro iniziato con la requisitoria del pg nell’affrontare «i punti sensibili» sui quali gli Ermellini avevano disposto un nuovo giudizio chiedendo di andare a fondo su questioni scientifiche controverse, fra tutte il “metodo Tagliaro”: la possibilità cioè di dimostrare attraverso la misurazione del potassio nell’umor vitreo prelevato dai bulbi oculari della defunta, che al momento del decesso avesse un livello superiore al normale e che l’unica spiegazione potesse essere una somministrazione esogena ingiustificata. Posizione appoggiata anche dai legali delle parti civili, Giovanni Scudellari per l’Ausl Romagna, e i colleghi Maria Grazia Russo e Marco Martines, per i familiari della Calderoni. «Dopo sei processi con esiti contrastanti – è il commento dell’avvocato Scudellari – è inutile fare commenti fino a quando la vicenda non sarà definitivamente chiusa».

Proprio su quello studio si è infuocato il dibattito, e sulla necessità – ribadita da Valgimigli – di presentare «indizi gravi e precisi» per giungere a una condanna. Principi che il difensore attinge dalla sentenza per l’omicidio di Meredith Kercher, che ha portato all’assoluzione di Amanda Knox e Raffaele Sollecito, ribaltando la condanna pronunciata – ecco la frecciata – dalla stessa pg, a suo tempo giudice della Corte d’appello di Firenze. Altro caso giudiziario passato alla storia, quanto quello dell’ex infermiera.

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