Morte in culla a Cesena: esposto ed autopsia per capire le cause

Sarà un’indagine della Procura di Forlì a cercare di chiarire le cause della morte di Liam: il bimbo di 10 mesi vittima due mattine fa di quella che tecnicamente si chiama Sids (morte improvvisa del lattante, dall’inglese Sudden Infant Death Syndrome) ma che comunemente viene etichettata con lo spettrale sinonimo di “morte bianca”.

I genitori del piccolo sono pieni di sconforto e dolore e nelle prime ore dopo il decesso non avevano intenzione di sapere alcunché sulle dinamiche killer del loro piccolo appena perduto. Il primo passo avanti lo aveva fatto l’Ausl: chiedendo che venisse eseguito almeno un accertamento necroscopico che aiutasse la scienza ad entrare nei dettagli di quella che, ancora oggi resta spesso una sindrome misteriosa. Per capire se il piccolo avesse in sé una malattia o una malformazione che lo ha ucciso, o come meccanicamente la morte bianca avesse causato il suo decesso.

Col passare delle ore amici e parenti hanno dialogato con i genitori. Allargando lo spettro delle aspettative e sulle possibili conoscenze che l’ispezione sul cadavere di Liliam potrebbe portare con sé. A quel punto i genitori si sono recati alla caserma dei carabinieri di Cesena, ed hanno messo nero su bianco un esposto per chiedere ufficialmente alla magistratura di indagare sulla dolorosissima vicenda.

È stato dato uno spettro temporale nell’esposto. Che chiede di ripercorrere la clinica di Liliam almeno da 15 giorni prima della morte (quando aveva avuto l’ultimo contato con la sanità, sotto forma di vaccino Esavalente che viene somministrato nel primo anno di vita) fino ai febbrili tentativi di salvarlo quando ormai per lui non c’era più nulla da fare.

Liliam era un bimbo sano e robusto che non aveva mai avuto problemi di salute di alcun tipo e che presto avrebbe iniziato sia a camminare che a parlare. Alle 6.30 la mamma lo aveva allattato prima di uscire per andare a lavoro. Alle 9.30 il padre è entrato nella sua cameretta per svegliarlo e lo ha trovato già esanime.

Ha chiamato aiuto arrivato nella loro abitazione di Case Missiroli sotto forma di ambulanza ed auto medicalizzata del 118. Il personale dell’emergenza ha iniziato tutte le manovre rianimatorie necessarie e poi è partito con il piccolo alla volta dell’ospedale Maurizio Bufalini. Dove in pronto soccorso non è stata alzata bandiera bianca, anzi: il piccolo è stato anche intubato per cercare di assisterlo nel respiro e contribuire a cercare di far ripartire la sua attività cardiaca. Ma non c’è stato nulla da fare. L’inchiesta aperta dalla procura dopo l’esposto sarà sicuramente utile a cercare di qualificare la dinamica mortale. Qualora possa essere identificabile: cosa che, purtroppo, quasi mai avviene nelle morti bianche.

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