Era la notte del 19 dicembre dell’anno scorso. Mancavano appena sei giorni a Natale, Riccardo aveva rimboccato un’ultima volta le coperte alle due figlie piccole ed era tornato in camera. Poi la lite, ancora una volta, con la moglie Elisa – con la quale aveva avviato un percorso di terapia di coppia – e la violenza che lo spinge a stringere le mani al collo della moglie 31enne fino a ucciderla. Proprio questa mattina, a quasi un anno da quell’omicidio consumatosi all’ultimo piano della casa di campagne a Glorie di Bagnacavallo dove la famiglia abitava, parte la prima fase del processo che vede il 40enne ravennate Riccardo Pondi come imputato per omicidio volontario aggravato. Un’udienza, quella di oggi, che sarà, però, essenzialmente tecnica. Gli avvocati di Pondi – i legali ravennati Francesco Manetti ed Ermanno Cicognani – esporranno infatti al gup Andrea Galanti una questione di legittimità costituzionale legata alla riforma dell’anno scorso sul rito abbreviato. Come noto, gli imputati accusati di pene che prevedono la condanna all’ergastolo non possono più fare richiesta di ammissione, al momento, a riti speciali (come appunto l’abbreviato che consente lo sconto di un terzo della pena in caso di condanna). Ipotesi nella quale ricade chiaramente anche Pondi, che con l’accusa pendente di omicidio volontario aggravato rischia di vedersi infliggere dalla Corte d’Assise la pena massima prevista dal nostro ordinamento giudiziario.
Lunedì prossimo si riunirà invece la Corte d’Assise presieduta dal giudice Cecilia Calandra per l’inizio del processo penale a carico di Pondi. A giugno il procuratore Alessandro Mancini e il sostituto procuratore Lucrezia Ciriello, titolare del fascicolo d’indagine, hanno chiesto e ottenuto il giudizio immediato del marito 40enne di Elisa Bravi. Le prove contro Pondi, secondo la Procura della Repubblica, sono infatti schiaccianti e vista la nuova legge è stata immediatamente fissata la Corte d’Assise per l’avvio del dibattimento. Cosa fosse avvenuto quella notte di novembre, tra l’altro, apparve chiaro praticamente da subito ai carabinieri che arrivarono davanti ai cancelli dell’abitazione di Glorie. Ma il giorno dopo l’omicidio, fu lo stesso Riccardo Pondi a confessare quanto aveva fatto.
Agli inquirenti il marito ha raccontato la storia di una coppia che, a quanto pare, stava attraversando diverse difficoltà dal punto di vista relazionale. Moglie e marito che avrebbero litigato spesso, tanto da prendere la difficile decisione, a un certo punto, di chiedere aiuto a un esperto per tentatore probabilmente di risollevare le sorti della loro relazione, dalla quale erano nate due bambine di 3 e 6 anni (ora affidate alla cura dei nonni).
Alla base dei litigi ci sarebbe stato il periodo difficile al lavoro, che gli aveva generato numerosi stress, e una gelosia verso la moglie che passo dopo passo si era tramutata in una vera e propria ossessione.
Tanto da tenerle sotto controllo il cellulare.
La notte della tragedia, stando al racconto dell’uomo, tutto era iniziato con una sua difficoltà nel prendere sonno. Attorno a mezzanotte Elisa lo avrebbe rimproverato per il continuo viavai per la casa e ne sarebbe nata l’ennesima discussione, a cui sarebbe seguita una colluttazione, terminata la morte della 31enne. Quando l’uomo si era accorto che la moglie non rispondeva più, aveva tentato di rianimarla e poi aveva chiamato i genitori di lei, il 118 e i carabinieri. Ma purtroppo per Elisa non c’era più nulla da fare.
L’11 ottobre di quest’anno, davanti al piccolo cimitero di Massa Castello, si è tenuta una cerimonia in memoria di Elisa. In suo ricordo sono state installate una panchina rossa, divenuta il simbolo di una campagna internazionale di sensibilizzazione contro il femminicidio, ed una targa per affermare il messaggio di un forte no a qualsiasi violenza sulle donne.

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