RAVENNA. Non è stato un omicidio volontario quello che ha portato alla morte di Matteo Ballardini. Lo ha stabilito nel tardo pomeriggio di ieri la Corte d’Assise d’Appello, riqualificando le pesanti accuse che in primo grado avevano portato a condanne che sommate superavano i 48 anni, nei confronti dei quattro amici che tra l’11 e il 12 aprile 2017 passarono la notte con il 19enne lughese in piena overdose da metadone e psicofarmaci, abbandonandolo poi in auto fino al pomeriggio successivo.

«Lo spaccio causò la morte»
Per la 23enne Beatrice Marani – difesa dall’avvocato Fabrizio Capucci – i 15 anni e 4 mesi incassati il 2 luglio 2019 si sono ridotti a 4 anni e 10 mesi. Il presidente della Corte felsinea, Orazio Pescatore, l’ha ritenuta colpevole della morte del ragazzo, ma come conseguenza di un altro reato. Vale a dire lo spaccio di metadone recuperato dal Sert di Ravenna, la dose che offrì al povero “Balla” quella fatidica sera dopo essersi accordati per uno scambio di sostanze e antidepressivi. E pure la cessione in sé è stata riconosciuta nella fattispecie più lieve. Il giudice l’ha infine assolta, “perché il fatto non costituisce reato” dall’accusa di calunnia, relativa l’indicazione – durante le indagini – di uno straniero come possibile persona coinvolta nella morte del 19enne.

Omissione di soccorso
Per gli altri tre imputati la Corte ha derubricato l’accusa principale in omissione di soccorso, che si è tradotta in un ulteriore taglio nelle pene. Anche per loro, insomma, non sono state riconosciute quelle “condotte attive” che portarono tutto il gruppetto a decidere di spostare il giovane ormai incosciente nei sedili posteriori dell’auto, spegnergli il cellulare, e lasciarlo lì fino al giorno seguente nel parcheggio assolato di via San Giorgio a Lugo.
E così, il 29enne brasiliano Leonardo Morara – assistito dall’avvocato Carlo Benini – ha visto ridurre la condanna dai 14 anni e 2 mesi ad appena un anno e 600 euro di multa; grazie alla sospensione della pena ha ottenuto l’immediata revoca della custodia cautelare in carcere. Infine, 8 mesi ciascuno (con pena sospesa) per il 23enne lughese Simone Giovanni Palombo e per il 26enne marocchino Ayoub Kobabi – difesi rispettivamente dai legali Raffaele Coletta e Nicola Laghi – che erano usciti dal primo grado con poco più di 9 anni e 4 mesi a testa.

Atti trasmessi in Procura
I colpi di scena di una sentenza destinata a fare discutere non si esauriscono con le condanne. La Corte ha deciso di trasmettere gli atti alla Procura di Ravenna per verificare la posizione di un’altra persona, vale a dire il barista che durante quella tragica nottata vide in che condizioni versava Ballardini, e lo filmò mentre era agonizzante nel sedile dell’auto. Anche su di lui – è lecito dedurre – potrebbe aprirsi un’indagine per omissione di soccorso.
Si dovranno ora attendere 60 giorni per conoscere le motivazioni della sentenza. A quel punto è altamente probabile che la procura generale (ieri il pg Valter Giovannini aveva chiesto la conferma della sentenza di primo grado) faccia ricorso in Cassazione.

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