Morte del dottor Molducci: chiesto interrogatorio di figlio e colf

Era il 28 maggio 2021 quando il dottor Danilo Molducci, medico di base in pensione, è morto improvvisamente all’età di 67 anni nella sua casa-studio di Campiano. A fine gennaio, otto mesi dopo il suo inaspettato decesso, saranno interrogati nuovamente il figlio del defunto, 39enne di Castrocaro, e la domestica romena di 51 anni che lo assisteva. Sono entrambi indagati per omicidio volontario, alla luce di alcune strane circostanze che ruotano attorno alla scomparsa del dottore. La prima riguarda il fatto che Molducci avesse contattato un investigatore privato per indagare sulla gestione del proprio patrimonio, affidata al figlio e “macchiata” da una perdita di circa 1,8 milioni di euro. Sulla colf, invece, pesa la segnalazione di due diverse farmacie, che si sono sentite in dovere di informare le forze dell’ordine circa l’insolita frequenza con la quale la donna aveva ritirato dosi di psicofarmaci per conto del 67enne. Su questi e altri sviluppi delle indagini condotte dalla Squadra Mobile, i due indagati, assistiti dagli avvocati Claudia Battaglia e Antonio Giacomini, hanno deciso di rispondere alla richiesta di interrogatorio avanzata dal sostituto procuratore Angela Scorza, titolare del fascicolo.

Le consulenze su firme e farmaci

Finora l’inchiesta ha conosciuto numerosi sviluppi, affidandosi a specifiche consulenze tecniche. La prima è stata l’autopsia eseguita dal medico legale veronese Dario Raniero, che tuttavia non ha risolto il giallo sulla causa della morte, attribuita verosimilmente a un edema polmonare acuto e a uno shock cardiogeno. Potrebbero avere influito le benzodiazepine che il dottore era solito assumere in quantità elevate; tuttavia la consulenza tossicologica ha escluso che il farmaco abbia potuto, da solo, produrre un effetto letifero su un soggetto con una soglia di tolleranza piuttosto elevata.

Ci sono poi le ricette presentate per l’acquisto dei farmaci. Le ultime, acquisite e affidate alla grafologa ferrarese Federica Rizzi, provenivano tutte dal ricettario del medico di base, ma a compilarle sarebbero state – secondo l’esperta – la stessa badante e il figlio. Aspetto, quest’ultimo, che potrebbe trovare spiegazione nel fatto che il dottore nell’ultimo periodo non fosse più quello di una volta. Viveva praticamente isolato da tutti, nella sua casa-ambulatorio di via Violaro, la stessa in cui aveva esercitato. In quell’abitazione, pochi giorni prima del decesso era avvenuta una perquisizione mirata, che aveva portato al ritrovamento di dosi di benzodiazepine in un quantitativo inferiore rispetto ai recenti acquisti fatti dalla domestica.

L’investigatore privato

A infittire la trama del giallo è la segnalazione dell’investigatore privato che il dottore aveva assoldato confidandogli alcuni sospetti riguardo le responsabilità del “buco” riscontrato nelle proprie finanze. Dopo la sua morte era stato il figlio stesso ad ammettere di essere stato travolto, amministrando i conti del padre, dal tracollo della Borsa nei mesi della pandemia. E pare fosse proprio quello il motivo per cui il rapporto tra i due si era irrigidito. A fine maggio dell’anno scorso il detective aveva concluso le proprie indagini e voleva riferirne l’esito al cliente. Lo ha chiamato il giorno prima del decesso, senza però riuscire a parlargli.

Ora l’interrogatorio dei due indagati potrebbe essere l’ultimo atto dell’inchiesta, anticamera della chiusura delle indagini.

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