Il Comune, ed particolar modo un suo ex dirigente, non possono essere chiamati a responsabilità per quella tragedia stradale.

Lo ha deciso il gup Massimo De Paoli nell’esaminare le dinamiche killer della morte di Marco Ugolini, 19enne (residente a Santa Maria Nuova ma originario della zona di Mercato Saraceno) morto per le lesioni subite in una terrificante uscita di strada avvenuta quasi alla fine di agosto in una estate (quella del 2018) che resterà negli annali per la incredibile sequenza di drammi sulla strada con decessi tra gli Under 30.

Il coetaneo della vittima che era al volante ha patteggiato una pena rimasta entro i limiti della condizionale.

Nell’udienza preliminare restava dunque un’unica figura: quella dell’ex dirigente (da poco pensionato) del settore infrastrutture e mobilitò del comune di Cesena Natalino Borghetti (difeso dagli avvocati Alessandro Sintucci ed Alice Magnani).

Marco Ugolini, era uscito con gli amici per cenare al ristorante Anita di San Mamante. Il gruppo, in 5 in una stessa Ford Fiesta, tutti residenti tra Bertinoro e Forlimpopoli, aveva ripreso la strada di casa. Alla guida un giovane pressoché neo patentato.

La tragedia in via Montebellino, località San Carlo, quando l’auto era volata fuori strada e per il 19enne non ci fu nulla da fare. Nelle indagini la Procura fece eseguire da un proprio tecnico una perizia. Secondo la quale il Comune di Cesena sarebbe responsabile della mancata presenza in quel tratto di adeguata segnaletica e per l’assenza anche dei guard rail a protezione di eventuali uscite di strada.

La procura così chiede il rinvio a giudizio di Natalino Borghetti di cui si è discusso davanti al Gup.

I periti della difesa in aula hanno spiegato che dopo sopralluoghi fatti sulla strada del sinistro letale c’erano presenti, in parti non distanti dal punto di uscita di strada, cartelli che fissavano il limite di velocità a 30 chilometri all’ora.

Il giudice aveva disposto anche una propria perizia. Dalla quale si evince che l’incidente avrebbe potuto essere evitato se il conducente fosse andato ad una velocità di 37 chilometri orari o inferiore.

Chi guidava l’auto il cartello del limite non lo aveva potuto vedere perché posto in una parte di strada ancora da raggiungere. Ciò non toglie che ci fossero sia il limite che il cartello.

Natalino Borghetti ha deposto in interrogatorio, spiegando come nel tempo in quel tratto di strada l’incidentalità fosse sempre stata pari a zero. Ma anche come la via Montebellino nel tempo fosse stata omologata per ben 3 volte dalla Motorizzazione per lo svolgimento di gare di rally. Quindi non veniva ritenuta pericolosa. Tutti fattori che hanno convinto il Gup ad archiviare la sua posizione (e di conseguenza quella del Comune di Cesena) nella morte del 19enne.

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