Prima di realizzare un progetto come quello proposto per Rimini è necessario effettuare valutazioni approfondite del territorio per poterlo realizzare senza andare a stravolgere il luogo in cui viene realizzato e la sua storia. È evidente che progetti di tale portata non possano essere oggetto solo del Comune in cui si trovano ma devono essere trattati a livello nazionale ed in alcuni casi a livello internazionale. A livello nazionale è arrivato il momento di creare un piano che regoli ed individui la realizzazione di questi tipologie di impianti offshore (al largo) andando ad integrare “il Mare” testo del Ministero dello Sviluppo Economico Italiano stabilendo al suo interno il luogo dove poterli realizzare in base alla tecnologia che si vuole utilizzare. Facendo questo passo si regolarizzerebbe la realizzazione di questi impianti e si eliminerebbero le incertezze sia da parte dei cittadini, che delle imprese che vogliono investire in questi impianti, che delle amministrazioni. Ad esempio se come il progetto proposto per Rimini è in prossimità della costa (costiero non al largo) allora dovrà avere una tecnologia che non lo renda visibile dalla stessa mentre se l’impianto sarà al largo (offshore) delle coste, “in mezzo al mare”, potrà essere costruito anche in altezza.
Quindi in un caso come quello di Rimini, seguendo queste linee progettuali dettate dallo studio della costa, dell’urbanistica prospiciente l’impianto da realizzare, della storia del luogo, dell’economia del luogo ne deriva che sarebbe opportuno realizzare (IN QUEL PUNTO) un impianto idroelettrico (quindi con tecnologia a pelo d’acqua o sottomarina) piuttosto che un impianto eolico (fuori dall’acqua) a meno che non lo si sposti al largo sino al punto da non renderlo più visibile; se ciò non sarà possibile significa che l’eolico non è l’impianto adatto per quella porzione di mare e si dovrà utilizzare un’altra tecnologia. Studiando la carta delle acque nazionali italiane si intuisce che un luogo adatto per realizzare impianti eolici offshore si trova nel mar Tirreno tra la penisola italiana e le isole di Sardegna e Sicilia, anche la parte sud del Mar ionio ad un primo studio potrebbe essere idonea. Mentre nel mare Adriatico, se non sarà possibile evitare la vista delle pale eoliche da terra si dovrà semplicemente permettere di utilizzare l’energia idroelettrica e non eolica. È importante inoltre ricordare che il decadimento paesaggistico di un luogo non può che portare ad un peggioramento ambientale se tale luogo è abitato dall’uomo (urbanizzato) come provato nei secoli per merito degli studiosi nell’ambito dell’urbanistica (Studio e tecnica relativi alla programmazione e al coordinamento strutturale e funzionale delle zone di insediamento demografico nelle città, allo scopo di realizzare le condizioni più favorevoli alla vita e alle attività produttive).

*Studio Mordini Architetti

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