Mordano, la Florim si amplia e investe 100 milioni

Nonostante due anni di pandemia, una crisi energetica e di reperimento delle materie prime innescatasi recentemente con la guerra, la Florim, azienda ceramica di Fiorano Modenese con uno stabilimento a Mordano, dove sono occupate 330 persone, prosegue a investire. Lo fa avendo messo sul piatto già un centinaio di milioni di euro per creare, nell’area produttiva di via Selice, un nuovo sito produttivo specializzato in grandi lastre, oltre che per ristrutturare l’impianto storico. Se ne aggiungeranno altrettanti nei prossimi anni.

Il nuovo stabilimento

La nuova area produttiva fortemente automatizzata, che ieri ha aperto alla cittadinanza per la seconda volta in sei mesi, si sviluppa all’interno di 56mila metri quadri di superficie coperta, realizzata in soli 6 mesi a partire dal 2017, sopra la quale si sta per realizzare anche un impianto fotovoltaico. Fonte di produzione energetica con una capacità pari a 4,5 Mwp.

I prossimi investimenti

«In autunno – spiega il presidente della Florim, Claudio Lucchese – proseguiremo con una serie di piantumazioni di alberi lungo il confine est, l’abbattimento di vecchi capannoni di oltre 60 anni, in alcuni casi con presenza di eternit e con la creazione di un manufatto nuovo. Inoltre saranno implementate nuove linee produttive per completare le potenzialità industriali. Seguiranno, appena avremo le autorizzazioni degli enti, il rifacimento e al restyling della facciata principale su via Selice, con la demolizione dei vecchi fabbricati, la creazione della nuova portineria e degli uffici fino ad arrivare al piazzale della logistica. In totale – rimarca Lucchese – andremo a investire un altro centinaio di milioni di euro».

Le difficoltà del comparto

Alla luce di questa iniezione di risorse il presidente non nasconde le difficoltà attraversate in questo periodo dal comparto. «Dopo la pandemia – spiega – che ha influito sulle performance globali del comparto adesso stiamo attraversando una tempesta perfetta. La guerra e l’approvvigionamento delle materie prime hanno messo in difficoltà il comparto. Il costo del metano, per far funzionare i forni, è quintuplicato e l’argilla, di cui il Donbass è uno dei massimi fornitori, oggi è di difficile reperibilità. Variabili per noi fondamentali e sulle quali stiamo cercando strade alternative, ma non è semplice». Infine la questione del superbonus viene salutata positivamente ma con qualche precisazione. «Per il mercato nazionale – rimarca Lucchese – il superbonus è stato una manna nel far ripartire un ambito, quello edilizio, che era arrivato ai minimi storici. Per noi però sarebbe meglio e più efficace spalmarlo per molti più anni, magari abbassando la percentuale ».

Lo stabilimento Florim negli ultimi anni è stato al centro di alcune aspre polemiche a causa dell’impatto ambientale e delle ripercussioni apportate sulla qualità della vita di chi vive a poca distanza dall’azienda. Tra tutti a denunciare «una massiccia cementificazione di aree rurali, almeno di 4,4 ettari, e lo stravolgimento delle condizioni di vivibilità dei cittadini a causa delle attività dello stabilimento con odori, emissioni di polveri, problemi acustici e di vibrazioni» ci sono il Comitato di cittadini della Borgata Chiavica, costituitosi nel 2018, Legambiente Imola-Medicina e quella regionale fino ad arrivare al gruppo di Europa verde. Proprio il comitato, nelle dichiarazione del proprio portavoce Gabriele Marani a più riprese ha sottolineato come «nessuno è contro l’azienda, ma chiediamo il rispetto delle regole per non intaccare la qualità della vita di chi vicino all’azienda ci vive e ha la propria casa. Un ulteriore allargamento (inerente alla nuova area di stoccaggio, ndr) non farà altro che acuire quei problemi che al momento non hanno trovato risposta soddisfacente». Da parte aziendale la questione ambientale non viene sottovalutata: «sopratutto nelle tecnologie interne utilizzate per il recupero e riutilizzo di calore, dei fumi e il contenimento delle polveri fino ad arrivare ai rimboschimenti che saranno realizzati sul perimetro dello stabilimento per calmierare l’impatto visivo e ambientale».

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