Montiano, la statua della serva eroina ha trovato un suo posto

Nuova collocazione per la statua in bronzo dell’eroina Clementina Mandolesi, realizzata dal compianto scultore Domenico Neri. Dopo essere rimasta imballata per anni nel magazzino comunale, era stata poi esposta all’interno del municipio. Da tre giorni ha trovato un posto dove è più visibile: piazza Garibaldi. Clementina Mandolesi nata a Montiano nel 1841 e morta a Firenze nel 1919, era salita agli onori della cronaca storica per il suo coraggioso senso civico che è stato ben raccontato nel libro “La serva e la setta”, di Giorgio Bolognesi. Il 2 febbraio 1869 la serva montianese fu testimone oculare, con altre persone, di un’aggressione con esito letale. Ma mentre gli altri testimoni si defilarono per paura di ritorsioni, lei indicò l’assassino e rischiò la vita pur di assicurare alla giustizia un membro di una potente setta che spadroneggiava all’epoca nel Cesenate. In quegli anni gli omicidi erano all’ordine del giorno: basti pensare a quanto era accaduto 18 mesi prima al fattore Ruggero Pascoli, padre del celebre poeta, colpito da un colo d’archibugio, nel contesto di un delitto rimasto impunito. La Mandolesi vide morire il giovane Giuseppe Martini, e urlò contro l’assassino che, incurante delle persone che erano in strada, agì senza timori, contando sul fatto nessuno avrebbe avuto il coraggio di testimoniare. Solo la voce della montianese si alzò, scavalcando il muro di omertà. Era una serva illetterata, ma consapevole che denunciare l’assassino era un preciso dovere civico. Il giudice che allora fu chiamato a punire gli accoltellatori disse che il coraggio della serva montianese ben meritava un monumento. Montiano, un secolo e mezzo dopo, accolse quell’invito. Lo scultore Domenico Neri, cittadino onorario di Montiano, chiese di collocare la statua sotto le mura della rocca, ma la Soprintendenza ha sempre negato il permesso. Ora lo ha concesso, ma in un altro luogo: sotto la casa della serva, che per quel suo gesto coraggioso fu poi aggredita.


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