Monte Tondo, ancora polemiche sulla cava

«La perforatrice fa dei buchi a distanza regolare l’uno dall’altro dopodiché si fa detonare l’esplosivo, il gesso si frantuma e viene raccolto, caricato nei camion e poi trasportato per la lavorazione. È un metodo impattante, poiché le esplosioni causano la distruzione di grotte e altre forme carsiche. Il crinale della montagna si è abbassato di circa 70 metri nel corso dei decenni». A parlare è Massimo Ercolani, presidente della Federazione speleologica regionale, che torna sulle polemiche attorno alle estrazioni dalla cava Monte Tondo, che a suo dire provocherebbero conseguenze negative sull’integrità ambientale del Parco della vena del gesso romagnolo.

Sulla vicenda interviene anche il sindaco di Casola, Giorgio Sagrini: “Bisogna contemperare la tutela dell’ambiente della Vena con la tutela del lavoro. Parliamo di un’attività industriale e lavorativa che dà occupazione a oltre 120 famiglie: la transizione deve avvenire senza produrre lacerazioni dal punto di vista sociale ed economico, da questo dipende la sopravvivenza di un territorio. Ciò non significa non avere a cuore la Vena, anzi: è per tutelarla che anni fa creammo il Parco”.

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