Mare e musica consentono di lasciarsi andare, almeno con la mente, verso orizzonti più agevoli e armoniosi. Così come vogliono essere gli orizzonti di Rotte Mediterranee, spettacolo di teatro musicale in scena stasera alle 21 nell’arena Cappuccini di Cesenatico, fra gli eventi del XX Emilia Romagna Festival, per “Ribaltamarea”. La musica è il punto di partenza di questo viaggio via mare ideato e diretto dal chitarrista Giovanni Seneca, per raccontare con parole e canto storie di popoli che, attraverso le migrazioni, hanno spianato all’occidente la strada. Il nocchiero Moni Ovadia, le cui origini ebraico sefardite recano un percorso di migrante, si fa narratore e lettore di riflessioni ispirate alle culture e al dialogo tra i popoli. Le storie sono raccontate con musiche dal napoletano Seneca, che unisce sonorità classiche e popolari per comporre un nuovo linguaggio, insieme ai musicisti Gabriele Pesaresi contrabbasso, e Francesco Savoretti percussioni mediterranee; si ascolta poi la voce “prodigiosa” e il canto in più lingue dell’italo algerina Anissa Gouizi. Un viaggio che dall’Italia veleggia verso Spagna, Nord Africa, Grecia, fino ai Balcani, per aprire finestre di stupore sul “mare nostrum”.

Lei Moni Ovadia ama tornare sulle questioni dei popoli in cammino, anche del Mediterraneo; cosa le preme affrontare in questo spettacolo?

«Prima di tutto voglio ribadire che le radici dell’Europa sono nel Mediterraneo, che ha caratteristiche straordinarie per essere stato scambio di cultura e di conoscenza; a mio parere dovrebbe tornare a essere centro radiante di un progetto per l’Europa futura!».

Come vede l’occidente europeo?

«Mi sembra che l’Occidente abbia abdicato dai suoi valori culturali, dalla sua eredità di diritti e rivoluzioni. Oggi è solo denaro, mercato, Borse, consumismo che depreda il pianeta. Come diceva il mio amico Predrag Matvejevic (autore di “Breviario Mediterraneo”, ndr), le democrazie sono oggi “democrature” viziate, i corpi elettorali sono condizionati dai potentati economico finanziari».

In che modo si può riprendere una rotta migliore?

«Penso che bisogna ritornare al senso primario, quello che Dante mette in bocca a Ulisse: “Fatti non foste a vivere come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”. Dobbiamo tornare a declinare insieme etica e sapere».

“Rotte Mediterranee” affronta le migrazioni?

«Lo fa ripercorrendo storie, canzoni, riflessioni, musiche di questo mare, il quale meriterebbe essere luogo di accoglienza, di pace, centro radiante per un nuovo modello di sviluppo, fondato sul rispetto del pianeta, dei mari, della centralità dell’essere umano».

Si interroga sulle origini dei popoli?

«Il nostro viaggio è anche questo, perché l’umanità si è costituita attraverso l’emigrazione, non dai nazionalismi; senza emigrazioni, oggi saremmo un gruppo di uomini sapiens sapiens dell’Africa. Perciò è grave non porsi il problema di cosa significano, e di come il mondo va riorganizzato sulle spinte migratorie, conseguenti a siccità e a devastazioni di colonialismo nella forma di multinazionali, come quelle che depredano l’Africa. Dobbiamo tornare a questo nostro mare per ricordare che la civiltà del Mediterraneo, e quindi dell’occidente, si è formata con i viaggi nel Mediterraneo».

Come lo esprimete sul palco?

«Facciamo ascoltare canzoni giudaico spagnole degli ebrei sefarditi, turche, ottomane; cantiamo un brano comune a tutti i popoli del Mediterraneo, cantato da ognuno nella propria lingua, canzoni napoletane, del sud dei Balcani. Io racconto e leggo pagine da “Breviario Mediterraneo” e dai “Racconti bosniaci” del Premio Nobel 1961 Ivo Andri. Uniamo memorie, storie, musiche, canti, per mostrare un caleidoscopio dell’umore di questo Mediterraneo che ha germinato cose meravigliose, per ritrovare lo spirito e l’humus che ci ha dato». Euro 15.

Info: 0547 79274 (ore 10-12).

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