In due giorni consecutivi di visite mediche è stato denunciato due volte per violenza sessuale. Non dalla stessa paziente, bensì da due donne: la prima di una decina di anni più giovane, l’altra di quasi 30 anni in meno.

Accuse gravissime quelle che hanno travolto un medico faentino 50enne all’indomani delle sedute in ambulatorio tenute il 12 e il 13 maggio. Sulla base delle dichiarazioni delle presunte vittime, il sostituto procuratore Antonio Vincenzo Bartolozzi ha chiesto nei suoi confronti l’interdizione dall’esercizio della professione medica. I due distinti episodi sono confluiti in un unico fascicolo, finito ieri davanti al giudice per le indagini preliminari Janos Barlotti.
Marijuana alla paziente
La prima ad accusare il medico è stata una paziente di vecchia data, che fino a quel momento nutriva elevata fiducia nelle competenze del libero professionista. Si sarebbe recata nel suo studio a Faenza il 12 maggio, in stato di grande agitazione. Il dottore, per calmarla, le avrebbe fatto assumere marijuana. Lui, in sua difesa, parla di un prodotto privo di principio attivo e contenente solo cannabidiolo (una sostanza legale, con meno dello 0,2% di Thc, e usata per alleviare dolore e tensione); secondo il racconto della donna, invece, quella sostanza avrebbe avuto un effetto sedativo tale da farla entrare in uno stato di stordimento. Il dottore ne avrebbe poi approfittato per baciarla due volte, tentando anche di stendersi su di lei per proseguire con altri atti sessuali. Quindi si sarebbe allontanato, e solo in quel frangente la paziente è riuscita a telefonare al marito, chiedendogli di intervenire. Nemmeno un quarto d’ora più tardi, lo stesso professionista avrebbe riferito al coniuge che la moglie si era sentita male, per poi congedarli invitandoli a volersi bene e a scambiarsi un bacio.
Mani dentro i pantaloni
Era invece in cura da qualche mese appena la ragazza che il giorno successivo ha a sua volta denunciato il dottore. Nel suo racconto parla di manipolazioni inusuali e difficilmente riconducibili a specifiche terapie: il 50enne – ha riferito la ragazza – le avrebbe infilato la mano nello strappo dei pantaloni, cercando di palpeggiarla nelle parti intime, mentre lei tentava di proteggersi. Sarebbe anche sfuggito un bacio a stampo sulla bocca, e ancora un bicchiere d’acqua rovesciato sul seno. L’uomo avrebbe allentato la presa sulla giovane solo quando quest’ultima si è messa a strillare “salvami, salvami”.
«Era una parola d’ordine»
Il libero professionista – assistito dagli avvocati Nicola Montefiori e Piero Santantonio – ha spiegato il significato di quell’esclamazione nel corso dell’interrogatorio di garanzia davanti al gip Janos Barlotti. Sarebbe stata una sorta di parola d’ordine nota a molti pazienti, per fargli alleggerire l’eccessiva pressione durante i massaggi. Così anche il bicchiere d’acqua versato addosso alla giovane sarebbe stata un’alternativa all’olio. Rispondendo alle domande del magistrato, il 50enne ha negato anche palpeggiamenti e baci, sostenendo che difficilmente tali condotte sarebbero passate inosservate alle altre persone (collaboratori compresi) presenti in ambulatorio. Domande serrate che hanno trattenuto il medico per oltre due ore in aula, con tanto di pausa, al termine delle quali il giudice si è riservato. Questione di pochi giorni e si saprà se le visite in quell’ambulatorio potranno proseguire o dovranno essere rimandate a data da destinarsi.

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